Carnevale

  • Sanremo, San Valentino, Carnevale: il febbraio in Liguria ha sempre qualcosa in programma

    Sanremo, San Valentino, Carnevale: il febbraio in Liguria ha sempre qualcosa in programma

    Febbraio, si dice, è il mese più corto e a volte più grigio. Ma non in Liguria. Qui, il secondo mese dell’anno esplode in un caleidoscopio di eventi che catturano l’attenzione di tutta Italia: la colonna sonora si accende con il Festival di Sanremo, i cuori battono per San Valentino tra borghi e tramonti, e l’allegria irrompe con i colori dei Carnevali storici. Un tris vincente che trasforma la Riviera nella meta perfetta per un febbraio all’insegna della dolce vita, a ritmo di musica, romanticismo e tradizione.


    ATTO I: Sanremo, la Capitale della Canzone (e del Gossip)

    Mentre il resto d’Italia si rintana in casa, Sanremo si illumina a giorno. Il Festival della Canzone Italiana non è solo una maratona musicale: è un rito collettivo, un evento sociale che per una settimana fa battere il cuore del Paese. Ma Sanremo, in quei giorni, è molto più di quello che si vede in TV.

    • Oltre il palco dell’Ariston: Immergiti nell’atmosfera unica della “Pigna”, il borgo medievale arroccato sulla collina. Qui, lontano dai riflettori, il tempo sembra essersi fermato. Perditi tra i caruggi, scopri locali nascosti dove artisti e giornalisti si rifugiano dopo le prove, e respira l’elettricità che pervade l’aria.
    • Il lato glamour: Fai una passeggiata sul Lungomare Imperatrice, ammira le ville in stile liberty e i Giardini dell’Hotel Royal. Con un po’ di fortuna, potresti incontrare una star in incognito. La città dei fiori diventa un set a cielo aperto, perfetto per un reportage fotografico fuori dai soliti schemi.
    • Consiglio per i visitatori: Prenota con largo anticipo! Ma se vuoi vivere il Festival senza il caos, visita Sanremo nei giorni immediatamente prima o dopo l’evento. Troverai la città ancora addobbata e piena di energia, ma più autentica e accessibile.

    ATTO II: San Valentino, il Romanticismo è di Casa in Riviera

    Il 14 febbraio, mentre a Sanremo si prepara il gran finale, tutta la Liguria si veste d’amore. Qui, San Valentino non è una cena qualsiasi: è un’esperienza sensoriale.

    • Tramonti che tolgono il fiato: Niente è più romantico di un tramonto infuocato che tuffa nel mare di Portofino, visto dalla terrazza di un bar o da un sentiero sul promontorio. Alternative magiche? Il lungomare di Boccadasse a Genova, con le sue barche colorate, o la Passeggiata a Mare di Alassio, mano nella mano.
    • Cene con vista (e gusto): La cucina ligure è l’alleata perfetta dell’amore. Immaginate una cena a lume di candela a base di pesce freschissimo in una trattoria sul porticciolo di Camogli, o un piatto di trofie al pesto in una locanda dell’entroterra di Dolceacqua, con un bicchiere di Rossese.
    • Dormire in un nido d’amore: Scegliete una stanza con vista mare in un relais di Levanto o in una villa d’epoca a Bordighera. Il risveglio con l’azzurro del Mediterraneo come prima immagine è il regalo più bello.

    ATTO III: Carnevale, la Tradizione che non Invecchia Mai

    Mentre i riflettori si spengono su Sanremo e gli innamorati tornano alla routine, la Liguria dà il via alla sua stagione più folle e colorata: il Carnevale. E qui non si parla solo di coriandoli.

    • I Giganti di Cartapesta di Savona: Dimenticate Viareggio per un attimo. A Savona, sfilano maestosi carri allegorici, opera di abili maestri cartapestai, in una festa che coinvolge tutta la città con una passione travolgente e genuinamente locale.
    • Le Maschere Tradizionali: Incontra il “Dottor Balanzon” (il bonario magistrato bolognese adottato in Liguria) o scopri le maschere della tradizione contadina nei carnevali rurali dell’entroterra. Sono storie che si tramandano da secoli.
    • I Dolci dell’Allegria: Febbraio è il mese delle frittelle (friscieu o fritöe), soffici e dorate, spesso aromatizzate alla buccia d’arancia o ripiene di crema. E delle offelle di Sarzana, delicate paste frolle. Un tripudio di gusto per chiudere in dolcezza il ciclo delle feste.

    Il Tour Perfetto: Un Weekend di Febbraio in Liguria

    Ti piacerebbe assaggiare tutte e tre le anime della Liguria di febbraio? Ecco un’idea per un weekend indimenticabile:

    • Venerdì: Arrivo a Sanremo. Passeggiata serale tra le luci del Festival (anche solo dall’esterno), aperitivo in un caffè storico e prima notte in città.
    • Sabato mattina: Visita al coloratissimo Mercato dei Fiori (forte di Sanremo) per un’esplosione di colori. Nel pomeriggio, spostamento verso Finale Ligure o Albenga.
    • Sabato sera (San Valentino): Cena romantica in un ristorante sul mare o nel borgo storico.
    • Domenica: Immersione nel Carnevale di Savona (o di un borgo più piccolo come Ceriale o Loano). Sfilate, musica, frittelle e l’energia contagiosa della festa prima di tornare a casa.


    Febbraio in Liguria è tutto tranne che noioso. È il mese in cui si può passare dal brusio elegante del foyer dell’Ariston al silenzio complice di un sentiero sul mare, dal frastuono gioioso di una sfilata di carri alla dolce intimità di una trattoria. Un mese che dimostra come questa regione, stretta tra il mare e le montagne, sappia offrire emozioni forti e contrastanti, sempre con quel calore unico che la caratterizza. Quale programma fa per te?


    Quale di questi eventi ami di più? Hai mai vissuto il Carnevale di Savona o un San Valentino in Riviera? Raccontaci la tua esperienza ligura di febbraio nei commenti! E se vuoi approfondire uno di questi temi, sul blog trovi guide dedicate a ogni evento.

  • Il Latte Fritto Genovese: Un Quadro d’Oro in un Piatto di Tradizione

    Il Latte Fritto Genovese: Un Quadro d’Oro in un Piatto di Tradizione

    Non tutti i tesori della Liguria luccicano sotto il sole del mare. Alcuni, come il Latte Fritto Genovese, splendono di una luce dorata e delicata, nascondendosi nel calore delle cucine di famiglia e nelle vetrine delle pasticcerie storiche, soprattutto a Carnevale. Più che un dolce, è un’emozione: un contrasto perfetto tra la croccantezza del rivestimento e la cremosità tenera dell’anima, un retrogusto di infanzia e festa. Scopriamo la storia, i segreti e il rituale di questo capolavoro della pasticceria povera genovese.

    Un Pizzico di Storia: La Povertà che Inganna la Regalità

    Le origini del Latte Fritto affondano nella cucina povera e contadina del Nord Italia, dove latte, uova e farina erano ingredienti fondamentali e accessibili. La genialità ligure sta nell’aver trasformato una semplice crema pasticcera (o una sua parente stretta) in un dessert principesco attraverso la frittura. Questa tecnica, che rende il piatto sostanzioso e adatto a climi a volte rigidi, ne ha decretato il successo soprattutto nei periodi di festa, quando si poteva “sprecare” olio per friggere.

    Diventa emblema del Carnevale, la festa del “lasciarsi andare” prima della Quaresima, insieme alle chiacchiere e alle frittelle di baccalà. Ma mentre queste ultime erano spesso cibo di strada, il Latte Fritto ha sempre avuto un’aura più casalinga e da trattoria, un dolce da condividere a fine pasto in famiglia, fumante e generoso.

    Il Cuore della Questione: La Ricetta Autentica

    La ricetta base è sorprendentemente semplice, ma come spesso accade, è nei dettagli che si nasconde la maestria. Ecco la versione tradizionale.

    Ingredienti (per 6-8 persone):

    • 1 litro di latte intero
    • 200 g di zucchero semolato
    • 150 g di farina 00 (o amido di mais per una versione più leggera)
    • 6 tuorli d’uovo + 2 uova intere per la panatura
    • La scorza grattugiata di 1 limone non trattato (l’aroma imprescindibile)
    • Una stecca di cannella o un baccello di vaniglia (facoltativo, ma consigliato)
    • Farina q.b. per infarinare
    • Pangrattato fine q.b.
    • Olio di semi di arachide (o strutto) per friggere abbondante
    • Zucchero a velo per servire

    Procedimento:

    1. La Crema: In una ciotola, sbatti i 6 tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungi la farina setacciata a poco a poco, mescolando per evitare grumi.
    2. La Cottura: In un pentolino, porta il latte a ebollizione con la scorza di limone e la cannella. Toglili dal fuoco e versa un mestolo di latte caldo nel composto di uova, mescolando vigorosamente. Questo passaggio (temperare) evita la coagulazione delle uova. Rovescia il tutto nel pentolino con il latte rimasto.
    3. L’Addensamento: Rimetti sul fuoco medio-basso e cuoci, mescolando ininterrottamente con una frusta fino a quando la crema si sarà addensata notevolmente (deve “fare la placca”, cioè attaccarsi bene al cucchiaio). Attenzione a non farla bollire vigorosamente!
    4. La Forma: Versa la crema densa in una pirofila rettangolare (circa 20×30 cm), precedentemente bagnata con acqua fredda e strizzata (per facilitare il distacco). Livella bene e lascia raffreddare completamente a temperatura ambiente, poi copri con pellicola a contatto e metti in frigo per almeno 6-8 ore, meglio se tutta la notte. La crema deve diventare solida e compatta.
    5. Il Taglio e la Panatura: Sforma il panetto di crema su un tagliere. Taglialo a rettangoli o quadrati. Passa ogni pezzo prima nella farina, poi nelle uova intere sbattute leggermente, e infine nel pangrattato, assicurandoti che la panatura aderisca bene su tutti i lati.
    6. La Frittura: In una padella alta, porta l’olio a 170-175°C (è la temperatura giusta: deve friggere senza bruciare, ma formare subito una bella crosta). Frigi pochi pezzi per volta, girandoli una volta, fino a quando saranno dorati e croccanti su tutti i lati (circa 2-3 minuti).
    7. Il Servizio: Scola su carta assorbente e servi immediatamente, spolverizzati generosamente con zucchero a velo.

    Il Rituale dell’Assaggio: Come, Quando e con Cosa

    Il Latte Fritto Genovese non è un dolce qualunque; ha un suo codice comportamentale non scritto.

    • Il “Quando” perfetto: È il dolce di Carnevale per eccellenza, il re della tavola fra gennaio e febbraio. Ma lo si trova, in versione più “civile” e meno frequente, in alcune pasticcerie tutto l’anno. È il dessert ideale per una domenica in famiglia o per concludere un pranzo rustico d’inverno.
    • L’Abbinamento Ideale: Si serve da solo, nel suo splendore dorato. Ma i genovesi doc lo amano accompagnato da un vino dolce e liquoroso che ne contrasti la ricchezza. L’abbinamento principe è con un Passito di Pantelleria o un Sciac-trà delle Cinque Terre, il cui sentore di albicocca secca e miele sposa mirabilmente la crema al limone. In alternativa, un Moscato d’Asti o un Chinotto di Savona per i più giovani.
    • La Consistenza: Deve essere mangiato caldo o tiepido, appena fritto. La magia sta nel contrasto tra il guscio croccante che si spezza sotto i denti e il cuore di crema morbidissima, quasi fluida, che sembra fondere in bocca.
    • Dove assaggiarlo a Genova: Oltre che in casa delle nonne, è un pilastro delle pasticcerie storiche. Cercalo da Antica Pasticceria Cavanna (Via Sottoripa), Pasticceria Profumo (Via del Portello) o nelle trattorie della Via Prè e del porto antico, soprattutto nel periodo carnevalesco.

    Un’Ultima Riflessione Golosa

    Il Latte Fritto Genovese è più di una ricetta. È una lezione di alchimia culinaria: ingredienti umili, pazienza (la lunga attesa in frigo è d’obbligo) e un gesto deciso (la frittura) danno vita a un’esperienza sensoriale indimenticabile. È la dimostrazione che la vera ricchezza della Liguria non sta solo nel suo mare, ma nella capacità di rendere sublime la semplicità. Un quadro d’oro, appunto, da addentare con gratitudine.

  • I Falò di Sant’Antonio Abate in Liguria: Fuochi che Scaldano l’Anima e Aprono il Carnevale

    I Falò di Sant’Antonio Abate in Liguria: Fuochi che Scaldano l’Anima e Aprono il Carnevale

    C’è un momento, nel cuore del gennaio più freddo, in cui le colline e le valli della Liguria si illuminano di un calore ancestrale. Non è il riverbero del tramonto sul mare, ma il bagliore vivo e danzante di decine di falò rituali. Il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, l’entroterra ligure e persino alcuni quartieri storici delle città celebrano uno dei riti più antichi e suggestivi dell’anno: il falò purificatore che segna la fine delle festività natalizie e, tradizionalmente, l’inizio del ciclo del Carnevale. Un’usanza che mescola sacro e profano, fede pagana e cristiana, in un trionfo di fiamme, comunità e cibo conviviale.

    Sant’Antonio: L’Eremita del Fuoco e del Maiale

    Per capire questa tradizione, bisogna conoscere il santo a cui è dedicata. Sant’Antonio Abate, eremita egiziano del III-IV secolo, è uno dei padri del monachesimo. Nell’iconografia popolare è raffigurato spesso con un maiale ai suoi piedi, un bastone a T (il tau, simbolo di salvezza) e una fiamma. Perché proprio questi elementi?

    • Il Fuoco: Simboleggia sia la sua lotta contro le tentazioni demoniache (spesso rappresentate dal fuoco) che la sua invocata protezione contro una terribile malattia medievale: il fuoco di Sant’Antonio (herpes zoster), che si credeva potesse essere curato grazie alla sua intercessione.
    • Il Maiale: Gli antoniani, ordine monastico a lui intitolato, allevavano maiali per ricavare grasso per i loro unguenti curativi. L’animale, quindi, divenne il suo attributo e simbolo di prosperità.

    In Liguria, Sant’Antonio è soprattutto il protettore degli animali domestici, che un tempo venivano condotti in processione per la benedizione, e il custode del passaggio dall’inverno alla luce rinascimentale della primavera. Bruciare un falò è un atto propiziatorio: si brucia il vecchio, il negativo, l’inverno stesso, per purificare la terra e prepararla al nuovo ciclo agricolo.

    La Notte dei Fuochi: Dove e Come si Celebra

    La celebrazione, pur con variazioni locali, segue uno schema rituale ben preciso, soprattutto nei piccoli borghi dell’entroterra.

    1. La Preparazione: “A Cuntrà du Fàu”
    Nei giorni (o addirittura settimane) precedenti il 17 gennaio, i giovani, le associazioni o gli abitanti di ogni contrada (“cuntrà” in ligure) raccolgono legna, rami secchi, potature di ulivo e vecchi arredi. Si costruisce una grande catasta, spesso a forma di conocchia o piramide, a volte sormontata da un pupazzo (l’”omino” o la “vecchia”) che simboleggia l’inverno o i mali da scacciare.

    2. L’Accensione: Il Rito Comunitario
    Al calar della sera del 16 o il pomeriggio del 17, la comunità si riunisce attorno alla pira. Dopo una breve benedizione da parte del parroco, il falò viene acceso. Le fiamme che si alzano verso il cielo scuro sono uno spettacolo di potenza primordiale. Ci si scalda attorno, si chiacchiera, i bambini giocano con la luce delle scintille. Il calore del fuoco unisce, abbatte le distanze, crea comunità.

    3. Il Convito: Il Cibo della Festa
    Attorno al falò non si sta a mani vuote. Questo è un momento di condivisione gastronomica. I cibi tipici sono quelli semplici, rustici e sostanziosi delle campagne:

    • La Polenta: Re indiscussa della serata. Viene cucinata in grandi calderoni di rame e servita “concia” (con formaggio fuso, spesso il tipico Prescinsêua o toma di montagna) o con salsiccia, funghi o un ricco stufato di maiale.
    • Le Frittelle di Sant’Antonio: Dolcetti fritti simili a castagnole, a volte profumati con grappa o vin santo.
    • Vino e Vin Brûlé: Il vino rosso dei colli liguri scorre a fiumi, spesso scaldata e speziata come vin brûlé per combattere il freddo.

    Dove Vivere l’Esperienza: Alcuni Luoghi Iconici

    • Triora (IM): Nel paese delle streghe, il falò assume un significato ancor più forte di purificazione. La pira in piazza è imponente e l’atmosfera è magica tra i vicoli medievali.
    • Ceriana (IM): Qui la festa è sentitissima. Oltre al grande falò, spesso c’è la distribuzione di pane benedetto e la tradizionale processione con la statua del santo.
    • Lorsica (GE) nell’Alta Val Trebbia: I falò (in dialetto “i fàghi de Sant’Antóniu”) illuminano le diverse frazioni del paese, in una sfida amichevole su chi fa la fiamma più alta e duratura. L’atmosfera è familiare e genuina.
    • Borghi dell’entroterra savonese: Come Millesimo o Altare, dove la tradizione è viva e si unisce spesso alla sagra della polenta.
    • Persino a Genova: Nella Val Bisagno o in alcuni quartieri collinari come Staglieno, resiste la memoria di questo rito, riproposta da comitati di cittadini.

    Un’Emozione da Cercare: Perché Partecipare

    Assistere a un falò di Sant’Antonio non è semplicemente vedere un fuoco. È:

    • Un Tuffo nell’Antropologia: Partecipare a un rito che parla di cicli della terra, paura del buio e bisogno di purificazione.
    • Un’Esperienza Comunitaria: Vivere l’autentico senso di appartenenza di un borgo ligure, dove tutti si conoscono e si ritrovano attorno a un simbolo comune.
    • Una Festa per i Sensi: Il calore sulle guance, il profumo di legna bruciata e di polenta, il crepitio delle fiamme, il sapore deciso del vino e del formaggio fuso.
    • L’Inizio del Carnevale: Tradizionalmente, con Sant’Antonio si potevano finalmente iniziare i festeggiamenti carnascialeschi. Il fuoco dà il via al periodo del travestimento e dell’eccesso prima della Quaresima.

    Consigli per il Visitatore

    1. Vesti come una cipolla: La notte è fredda, ma stando vicini al fuoco si soffre il caldo. Meglio diversi strati.
    2. Informati: I falò sono eventi locali. Contatta la Pro Loco del paese o cerca su Facebook gli eventi per data e orario precisi.
    3. Partecipa con rispetto: È una festa della comunità. Avvicinati, scalda le mani, assaggia i cibi offerti, sii partecipe silenzioso del rito.
    4. Assapora il momento: Spegni il telefono (o usalo solo per qualche foto suggestiva) e lasciati avvolgere dalla magia ancestrale delle fiamme.

    Il falò di Sant’Antonio Abate è il promemoria annuale che in Liguria la vita è sempre stata un equilibrio tra la forza selvaggia della natura (il fuoco, il mare, le montagne) e la tenacia calda delle comunità che la abitano. È una luce nella notte invernale che dice: “L’inverno sta passando, la luce torna. Riscaldiamoci insieme e prepariamoci a rinascere.”

  • Carnevale in Anticipo: la Liguria si illumina di colori già a gennaio

    Carnevale in Anticipo: la Liguria si illumina di colori già a gennaio

    Mentre l’inverno ancora avvolge i borghi e il clima invita al tepore casalingo, in Liguria c’è chi non vede l’ora di scacciare il grigiore stagionale con un’esplosione di allegria. Il Carnevale in riviera non attende febbraio: già dalla metà di gennaio, tra le viuzze dell’entroterra e lungo la costa, iniziano a risuonare le prime note delle bande, a danzare le prime maschere e a profumare l’aria le prime frittelle. Scopriamo insieme dove e come vivere l’anticipo di Carnevale più pittoresco d’Italia.

    La Tradizione che non Bada al Calendario

    In Liguria, terra di antiche tradizioni marinare e contadine, il Carnevale ha radici profonde che spesso si intrecciano con riti propiziatori per la primavera alle porte. In molte comunità, specialmente quelle legate ai cicli agricoli, la festa inizia tradizionalmente il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, con i grandi falò purificatori che fanno da apripista ai festeggiamenti carnascialeschi. È come se il fuoco che brucia i rami secchi accendesse anche la scintilla della festa.

    I Primi Eventi di Gennaio: Dove andare

    1. Savona: La “Città a Carnevale” che non dorme mai

    Savona, con uno dei Carnevali più antichi e rinomati d’Italia, dà il via ai festeggiamenti già dal secondo fine settimana di gennaio. Il Pirata, la maschera ufficiale della città, fa la sua prima comparsa ufficiale in centro, accompagnato dalla vivace Banda del Carnevale.

    • Cosa aspettarsi: Prime sfilate di gruppi mascherati, concerti bandistici in piazza Sisto IV, e l’immancabile friggitoria in piazza dove assaggiare le prime bugie e latte fritto della stagione. L’atmosfera è già di festa, ma senza la folla dei weekend clou di febbraio, permettendo di godersi meglio la città e i suoi palazzi storici addobbati a festa.

    2. Dolceacqua e la Valle Nervia: Il Carnevale dei Micetti

    Nell’incantevole borgo di Dolceacqua, famoso per il ponte romanico dipinto da Monet, il Carnevale inizia ufficialmente il 17 gennaio con il “Falò di Sant’Antonio”. Ma è il weekend successivo che parte il vero e proprio Carnevale dei Micetti (dei gattini), una tradizione unica.

    • Cosa aspettarsi: Sfilate di carri allegorici artigianali realizzati dalle contrade, il volo della maschera locale “Re Micetto” dal Castello dei Doria, e una festa di piazza dove si balla al suono della fisarmonica. L’atmosfera è incredibilmente genuina e partecipata, più simile a una grande festa di paese.

    3. Bussana Vecchia (Sanremo): Il Carnevale degli Artisti

    Il borgo medievale ricostruito dagli artisti dopo il terremoto celebra un Carnevale bohémien e creativo. Le prime performance e installazioni a tema iniziano spesso nell’ultimo weekend di gennaio.

    • Cosa aspettarsi: Non una sfilata classica, ma un happening artistico. Artisti e abitanti in maschera animano le piazzette e le gallerie, creando quadri viventi e piccole parate spontanee. È il posto giusto per chi cerca un Carnevale alternativo e ricco di suggestioni visive.

    4. Val Graveglia (entroterra di Chiavari): I Carnevali Storici Rurali

    Nell’entroterra del Levante, paesi come Nascio e Ne organizzano i loro Carnevali storici già a fine gennaio. Qui si respira l’essenza più autentica e pagana della festa.

    • Cosa aspettarsi: Maschere tradizionali in legno e pelli di animali (come i famosi U Mazu e U Luvu), riti scaramantici per propiziare i raccolti, processioni notturne con fiaccole e cene comunitarie a base di polenta e brasato. Un tuffo in una tradizione immutata da secoli.

    Il Clou Gastronomico: Le Frittelle di Carnevale (già pronte!)

    A gennaio, le pasticcerie e le friggitorie storiche liguri iniziano a proporre i dolci di Carnevale. È il momento perfetto per assaggiarli con più calma.

    • Le Bugie/Chiacchiere: Sottili, croccanti e spolverate di zucchero a velo. Il nome cambia tra Ponente e Levante, ma la bontà no.
    • Il Latte Fritto Genovese: Una delizia cremosa e dorata, spesso profumata alla cannella o alla scorza di limone.
    • Friscieu/Frisciöi: Frittelle salate di baccalà o di fiori di zucca, che in alcune zone si iniziano a trovare già per gli aperitivi di fine gennaio.

    Perché Vivere il Carnevale di Gennaio in Liguria?

    1. Autenticità: Si partecipa a feste spesso rivolte prima di tutto ai cittadini, con un’atmosfera meno turistica e più radicata.
    2. Clima mite: Le temperature della costa sono spesso clementi, permettendo di godersi le sfilate all’aperto senza un freddo eccessivo.
    3. Fotografia: La luce bassa e radente dell’inverno regala scatti meravigliosi, soprattutto nei borghi dell’entroterra.
    4. Assaggio in anteprima: È il modo perfetto per immergersi nello spirito della festa senza il trambusto dei grandi eventi di febbraio.

    Consigli Pratici

    • Verifica sempre: Le date possono variare leggermente di anno in anno. Controlla sempre i siti dei Comuni o le pagine social delle Pro Loco pochi giorni prima.
    • Vestiti a strati: L’escursione termica tra il giorno e la sera è marcata. Una giacca pesante per la sera è d’obbligo.
    • Prenota con anticipo: Se pensi a un weekend, specialmente in località come Dolceacqua o Bussana Vecchia, prenota pernottamento e ristorante con qualche giorno di anticipo.

    Il Carnevale in Liguria è come il suo mare: a volte scostante in superficie, ma pieno di vita e sorprese per chi sa cercarle. E a gennaio, quelle sorprese sono ancora più preziose, come un assaggio di primavera che arriva in anticipo, tra una risata, una maschera e una bugia ancora calda.