C’è un angolo di Liguria dove l’estate non brucia, ma incanta. Dove il tempo rallenta tra faggete fresche, cavalli selvaggi, cieli trapunti di stelle e sentieri che profumano di erbe spontanee . È il Parco Naturale Regionale dell’Aveto, un’oasi di biodiversità nell’entroterra genovese che in luglio si anima di iniziative capaci di rigenerare corpo e mente.
Una montagna di esperienze per tutti
Il Parco dell’Aveto è da sempre una meta privilegiata per gli amanti del trekking e della natura, con una rete di sentieri che attraversano boschi di faggio, praterie d’alta quota e zone umide di straordinario interesse naturalistico . Ma è nel mese di luglio che la proposta si arricchisce di esperienze uniche e coinvolgenti.
🌿 Escursioni e natura: il programma di luglio
Il calendario 2026 del Parco dell’Aveto offre un ricco ventaglio di attività per tutti i gusti, dalla scoperta delle erbe selvatiche alla magia della notte sotto le stelle:
L’escursione “Le erbe selvatiche della Malga” (8 luglio): un’occasione per imparare a riconoscere e utilizzare le piante spontanee del territorio, guidati dall’esperto Mario Calbi .
“Camminare con le parole” (11 luglio): un trekking letterario con Pietro Giuliati, dove il passo si fonde con la parola in un’esperienza di connessione profonda con il paesaggio .
La “Notte da Naturalisti” (11-12 luglio): il vero cuore pulsante dell’estate nel Parco . Un’esperienza che permette di vivere la wilderness a 360 gradi . Guidati dal “luparo” Paolo Rossi, fotografo di natura, e da Evelina Isola, naturalista e fondatrice del progetto Wild Horsewatching, i partecipanti pernotteranno in tenda, appostandosi al tramonto e all’alba per osservare la fauna selvatica . Si installeranno fototrappole, si imparerà a riconoscere le tracce di presenza e a usare il GPS . Un’avventura per veri esploratori, un’esperienza rara e autentica .
Wild Trekking “La via delle Foreste” (domeniche di luglio): un itinerario che conduce tra le più belle faggete del Parco, alla ricerca dei cavalli selvaggi, in un percorso che tocca zone umide, piante insettivore e specie relitte dell’ultima glaciazione .
“Wild Explorer” (26 luglio): un’escursione esclusiva per un massimo di 7 persone, che prevede un trasferimento in fuoristrada per raggiungere le quote più elevate del parco, aumentando le possibilità di avvistamento dei cavalli selvaggi. Include un pranzo a base di prodotti locali .
I protagonisti del Parco: i cavalli selvaggi dell’Aveto
Il Parco dell’Aveto è famoso per ospitare l’unica popolazione di cavalli selvaggi in Italia che vive in natura senza alcun contatto diretto con l’uomo . Questi magnifici animali sono i veri protagonisti del territorio .
Le escursioni di Wild Horsewatching permettono di osservarli nel loro ambiente, scoprendone il comportamento, la socialità e le dinamiche del branco, in un’esperienza di profondo rispetto e connessione con la natura . L’attività si svolge le domeniche da marzo a novembre, con tariffe che variano a seconda del tipo di esperienza (adulti 28€ per l’Horsewatching classico, 110€ per l’esperienza Wild Explorer) .
Un Parco per famiglie e per tutti
Il Parco dell’Aveto è stato definito un vero e proprio “Parco dei Piccoli” . La guida “Tra aquile e balene. Escursioni in Liguria da 0 a 100 anni” dedica ben 10 itinerari su 25 alle sue valli, con percorsi facili e ben segnalati, affrontabili anche da gitanti con bambini piccoli . Un riconoscimento importante per un’area che sa accogliere famiglie, appassionati e viaggiatori solitari con la stessa generosità.
Un’estate da vivere
Il Parco dell’Aveto offre un’alternativa perfetta al turismo balneare, un’oasi di frescura e autenticità dove riconnettersi con la natura e con le tradizioni più profonde della Liguria. Tra escursioni, avvistamenti di cavalli selvaggi e la magia delle notti stellate, è la destinazione ideale per un luglio all’insegna della scoperta e del benessere.
C’è una città in Liguria che non sembra proprio ligure. O forse sì. Dipende da dove guardi. È Sarzana, l’ultimo baluardo prima della Toscana, un crocevia di culture, sapori e storie che da secoli si mescolano come in un laboratorio vivente.
Se pensate alla Liguria, vi vengono in mente le spiagge delle Cinque Terre, le terrazze di Portofino, le focacce di Recco. Sarzana è tutto questo e qualcosa in più. È il punto in cui la Riviera incontra la Lunigiana, in cui il pesto dialoga con i testaroli, in cui il campanilismo ligure si ammorbidisce con l’eleganza toscana.
In questo articolo vi porto alla scoperta di Sarzana: la sua storia di città di confine, cosa vedere in un giorno o in un weekend, quando andare, cosa mangiare e perché merita una sosta (o una base) durante il vostro viaggio in Liguria.
Dove si trova e perché è speciale (il fascino del confine)
Sarzana si trova nell’estremo levante ligure, in provincia della Spezia, nella Val di Magra . È l’ultimo comune lungo la costa prima di entrare in Toscana . Ma i confini non finiscono qui: Sarzana è anche il capoluogo ufficioso della Lunigiana, una regione storica che si estende tra Liguria, Toscana ed Emilia-Romagna .
Questa posizione strategica ha plasmato l’identità della città per secoli . Già in epoca romana, l’area era attraversata dalla Via Aemilia Scauri, prosecuzione verso le Gallie della via Aurelia . Nel Medioevo, Sarzana si trovava al crocevia di due importanti vie di pellegrinaggio e commercio: la Via Francigena (che portava i pellegrini a Roma) e la Via del Sale (che collegava la costa con l’entroterra padano) .
Essere città di confine ha significato essere contesa. Sarzana ha subito le ingerenze di diversi potentati: la Repubblica di Genova, il Granducato di Toscana, il Ducato di Milano, la Signoria dei Medici . Ognuno ha lasciato il segno, e oggi questa stratificazione si legge nelle architetture, nelle tradizioni e persino nel cibo.
“Essere una realtà di confine ha profondamente plasmato l’identità civica, culturale e artistica di Sarzana”.
Il risultato? Una città che non è né completamente ligure né completamente toscana, ma qualcosa di unico e affascinante.
Cenni storici: da Luni a Sarzana, un’eredità millenaria
Per capire Sarzana bisogna fare un passo indietro, fino all’antica città romana di Luni.
Luni fu fondata nel 177 a.C. come colonia romana e divenne il centro urbano, commerciale e portuale più importante della regione . Il suo porto era un nodo cruciale per i commerci tra Roma e le Gallie. Ma a partire dal IV secolo d.C., Luni iniziò a declinare. Il porto si insabbiò, la malaria si diffuse, e le incursioni dei pirati resero la vita insostenibile.
Intorno all’anno Mille, gli abitanti di Luni abbandonarono la città e fondarono un nuovo insediamento sul colle di Sarzano, dando vita al “Burgo Sarzane” . Sarzana nacque così, come erede naturale di Luni.
Nel corso dei secoli, Sarzana crebbe d’importanza. Nel 1465 ottenne il rango di città, imponendosi come centro di riferimento per l’intera Val di Magra . Il momento di maggior splendore arrivò con il pontificato di Tommaso Parentucelli, sarzanese divenuto papa nel 1447 con il nome di Niccolò V. Fu un umanista e un mecenate: a lui si deve la costituzione del primo nucleo della Biblioteca Vaticana .
Nei secoli successivi, Sarzana fu contesa tra Genova, Firenze e Milano, come testimoniano le due imponenti fortezze che ancora oggi dominano la città . Passò poi sotto il controllo della Repubblica di Genova, del Regno di Sardegna e infine del Regno d’Italia.
Oggi Sarzana è una città vivace, candidata a Capitale della Cultura 2028 , che investe sulla cultura come risorsa per lo sviluppo .
Cosa vedere a Sarzana: un itinerario a piedi
Il centro storico di Sarzana è compatto e si esplora facilmente a piedi . È racchiuso da mura quattrocentesche, con due porte principali ancora perfettamente conservate. L’asse principale è via Mazzini, che taglia longitudinalmente la città da Porta Parma a Piazza Matteotti .
Ecco le tappe imperdibili, con una proposta di itinerario per una giornata.
Mattina: il cuore medievale
1. Porta Romana e Porta Parma (le porte della città)
Un tempo Sarzana aveva quattro porte d’accesso. Oggi ne restano due: Porta Parma e Porta Romana (detta anche Porta Nuova) . La più monumentale è Porta Romana, completamente rivestita in marmo bianco di Carrara, rimodernata durante la dominazione napoleonica. Sulla porta si notano lo stemma della città di Genova e quello di Sarzana, oltre a una statua della Vergine Maria .
Per i pellegrini che percorrevano la Via Francigena, queste porte rappresentavano l’ingresso e l’uscita dalla città .
2. Cattedrale di Santa Maria Assunta (il gioiello assoluto)
La cattedrale è il cuore religioso di Sarzana e uno dei monumenti più importanti della Lunigiana . La sua costruzione iniziò nel 1204, quando la sede vescovile si trasferì da Luni a Sarzana .
Cosa non perdere:
La Croce di Mastro Guglielmo (1138): è considerata la più antica croce dipinta d’Italia . Un’opera fondamentale della pittura romanica, che segna il passaggio iconografico dal Christus triumphans (Cristo trionfante) al Christus patiens (Cristo sofferente) .
La reliquia del Preziosissimo Sangue: custodita in una cappella laterale. Secondo la tradizione, il sangue di Cristo sarebbe arrivato a Luni nell’VIII secolo su un’imbarcazione miracolosa .
La “spada nella roccia”: sulla facciata della cattedrale, in alto a sinistra, è infissa quella che sembra l’elsa di una spada. La tradizione locale dice che sia un simbolo di pace: ricorderebbe una pacificazione del 1353 tra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini, con l’idea di “seppellire” l’arma come gesto di rinuncia alla guerra .
L’Ancona dell’Incoronazione (1433): una delle più belle sculture rinascimentali in Liguria, in marmo bianco .
La facciata è in stile romanico-gotico, con un rosone del 1474 e un portale del 1355 attribuito a Michelino de Vivaldo . L’interno, a tre navate, fu rimaneggiato in epoca barocca .
3. Pieve di Sant’Andrea (la chiesa più antica)
A pochi passi dalla cattedrale si trova la Pieve di Sant’Andrea, l’edificio religioso più antico di Sarzana. Risale al X secolo, anche se le prime attestazioni documentarie sono del 1128 .
Dal 1204, divenne battistero cittadino e sede giurisdizionale del Comune fino al XIV secolo . Il portale è cinquecentesco, in marmo di Carrara, decorato con cariatidi e sormontato da una stella a otto punte (il sidus), simbolo degli Anziani del Comune di Sarzana .
4. Piazza Matteotti e il centro storico
Piazza Matteotti è il cuore civile della città, di forma trapezoidale . Qui si affacciano alcuni dei palazzi nobiliari più importanti:
Palazzo Roderio: oggi sede del municipio. Risale al Quattrocento, con un cortile porticato di gusto ligure .
Palazzo Podestà Lucciardi: appartenuto a una delle famiglie più in vista della città .
Caffè Costituzionale: storico caffè che si affaccia sulla piazza .
Passeggiando per via Mazzini e le vie laterali, si incontrano botteghe di antiquariato (Sarzana è famosa per il suo antiquariato), palazzi con portali in arenaria e scorci suggestivi .
Pomeriggio: le fortezze e la vista
5. Fortezza Firmafede (la cittadella nel cuore della città)
Nel cuore del centro storico si trova la Fortezza Firmafede, detta anche Cittadella . Fu costruita tra il 1487 e il 1492 per volere di Lorenzo de’ Medici (Lorenzo il Magnifico), su progetto dell’architetto militare fiorentino Giuliano da Sangallo .
Sorge sulle rovine di una precedente fortezza pisana del XIII secolo . Ha una pianta quadrata con quattro bastioni angolari . Nei secoli, passò ai genovesi e poi ai Savoia. Negli anni ’70 fu utilizzata come carcere . Oggi è stata restaurata ed è sede di mostre, eventi culturali e del MUdeF (Museo delle Fortezze).
Si può visitare la piazza d’armi, i camminamenti, i torrioni e le antiche prigioni .
6. Fortezza di Sarzanello (la vista più bella)
Poco fuori dal centro, sulla collina che domina la città, si erge la Fortezza di Sarzanello. Anche questa fu voluta da Lorenzo de’ Medici e costruita tra il 1487 e il 1492, sempre su progetto di Giuliano da Sangallo .
Sorge sulle fondamenta di un precedente castello medievale risalente al 963 d.C. . Ha una pianta triangolare con tre bastioni e un fossato profondo .
La vista dalla fortezza è spettacolare: si domina tutta la Val di Magra, con il mare all’orizzonte e le Alpi Apuane sullo sfondo . È il punto migliore per fotografare Sarzana e capire la sua posizione strategica.
La fortezza è visitabile tutto l’anno. All’interno si possono anche fare esperienze enogastronomiche, come la “pesto experience” (imparare a preparare il pesto e i testaroli) .
7. La statua del Genio della Stirpe (Piazza Garibaldi)
In Piazza Garibaldi (dove si trovano anche profumatissime piante di arance), si erge una scultura monumentale: il Genio della Stirpe di Carlo Fontana (1907-1914) . È alta quasi sei metri, in marmo bianco di Carrara. Doveva essere un Garibaldi, ma lo scultore cambiò idea e realizzò un gigante giovane e muscoloso con uno scudo su cui compare il profilo di Garibaldi .
Sera: la movida culturale
8. Teatro degli Impavidi e serate in piazza
Il Teatro degli Impavidi fu costruito tra il 1807 e il 1809 all’interno di un ex complesso domenicano . La sala è a ferro di cavallo, con palchi e loggione, in stile neoclassico . È uno dei teatri storici della Liguria.
La sera, Piazza Matteotti si anima con aperitivi e locali, mantenendo un’atmosfera vivace ma mai caotica .
Se avete tempo (o un secondo giorno)
Area archeologica di Luni: a pochi chilometri da Sarzana, si possono visitare i resti della città romana: mura, anfiteatro, foro e il museo .
Marinella di Sarzana: la frazione balneare a 9 km dal centro, con spiagge sabbiose e fondali bassi . Un’alternativa al mare “roccioso” della Riviera ligure .
Museo Diocesano (Oratorio della Misericordia): custodisce tesori di arte sacra dalla città e dalla Val di Magra, con una sezione dedicata a Domenico Fiasella .
Chiesa e convento di San Francesco: appena fuori le mura, con un bel chiostro .
Cosa gustare: la cucina di confine
Sarzana è forse il miglior posto in Liguria per capire cosa significhi “cucina di confine”. Qui i sapori liguri si incontrano con quelli toscani e lunigianesi. Il risultato è una tavola ricca e variegata .
Piatti da non perdere
Piatto
Descrizione
Origine
Testaroli
Una sorta di crêpe di farina di grano e acqua, cotte su un testo di terracotta, poi tagliate a losanghe e condite con pesto o sugo di funghi. Sono considerati l’antenato della pasta .
Lunigiana (condiviso con la Toscana)
Panigacci
Simili ai testaroli, ma più sottili e croccanti, cotti direttamente sulla brace. Si servono con affettati, formaggi o stracchino .
Lunigiana
Sgabei
Piccole strisce di pasta fritta, simili a delle “frittelle salate”, servite calde con salumi e formaggi .
Lunigiana
Baccalà alla sarzanese
Il baccalà (tipico della cucina ligure) preparato secondo la ricetta locale, spesso con pomodoro, olive e pinoli .
Sarzana
Spongata
Dolce natalizio a base di miele, noci, pinoli, canditi e spezie. Ha origini parmensi, ma è diventato tipico anche di Sarzana .
Emilia (importata)
Dove mangiare: Trattorie e osterie nel centro storico, soprattutto nelle vie intorno a Piazza Matteotti e lungo via Mazzini.
Quando andare: il calendario degli eventi
Sarzana è vivace tutto l’anno, ma alcuni eventi meritano una visita mirata.
Estate: eventi diffusi
Nel calendario estivo di Sarzana si trovano concerti, mostre, spettacoli teatrali e la tradizionale Festa dello Sgabeo (organizzata dalla Pubblica Assistenza) .
Settembre: il clou
Sarzana è famosa per il Festival della Mente, uno dei più importanti festival italiani dedicati alla cultura, alla letteratura e alla filosofia. Si tiene a settembre e attira visitatori da tutta Italia .
Ogni mese: l’antiquariato
Sarzana è rinomata per il suo mercato dell’antiquariato, che si tiene regolarmente nel centro storico .
Come arrivare e spostarsi
In auto
Sarzana è servita dall’uscita autostradale Sarzana sull’A12 (Genova-Roma) . Attenzione alla ZTL (Zona a Traffico Limitato) nel centro storico: è attiva nei weekend e in alta stagione. Lasciate l’auto nei parcheggi lungo viale XXV Aprile o vicino alla stazione ferroviaria .
In treno
La stazione ferroviaria di Sarzana si trova sulla linea Genova-Pisa-Roma. Dal binario 1 parte un treno per Parma attraverso la Lunigiana . Dal centro storico dista 8-10 minuti a piedi .
In aereo
Gli aeroporti più vicini sono:
Pisa (Galileo Galilei): circa 60 km
Genova (Cristoforo Colombo): circa 100 km
Come muoversi in città
Il centro storico è pedonale e compatto: si gira tranquillamente a piedi . Per raggiungere la Fortezza di Sarzanello (in collina) o Marinella di Sarzana (al mare), serve l’auto o il bus.
Perché Sarzana dovrebbe essere nella vostra lista
Sarzana è la perfetta porta d’ingresso alla Liguria per chi viene da sud, o l’ultima tappa prima della Toscana per chi viene da nord. Ma è molto più di un “passaggio”.
È una città che ha saputo conservare il suo carattere di crocevia, mescolando culture senza perdere la propria identità. Ha due fortezze imponenti, una cattedrale con un tesoro d’arte inestimabile, un centro storico vivace e autentico, e una cucina che racconta secoli di scambi commerciali e umani.
Il mio consiglio: Dedicatele almeno una giornata intera. Arrivate al mattino, visitate la cattedrale e il centro. Pranzate con testaroli al pesto. Nel pomeriggio, salite alla Fortezza di Sarzanello per il tramonto. La sera, concedetevi una passeggiata in Piazza Matteotti e un gelato (o una spongata, se è periodo).
E se avete tempo, usate Sarzana come base per esplorare i dintorni: le Cinque Terre, il Golfo dei Poeti (Lerici, Portovenere, Tellaro), la Lunigiana toscana e le spiagge sabbiose di Marinella .
Sarzana non urla la sua bellezza. La sussurra, tra vicoli stretti e scorci improvvisi sulle Apuane. Sta a voi ascoltarla.
📌 Riepilogo per i frettolosi
Info
Dettaglio
Dove si trova
Provincia della Spezia, Val di Magra, confine tra Liguria e Toscana
Perché visitarla
Storia millenaria, due fortezze, cattedrale con la croce più antica d’Italia, cucina di confine, vivacità culturale
Tempo consigliato
1 giorno (minimo) – 2 giorni (ideale per includere Luni e il mare)
Periodo migliore
Primavera e autunno per il clima, settembre per il Festival della Mente
Cosa mangiare
Testaroli, panigacci, sgabei, baccalà, spongata
Come muoversi
Centro a piedi, auto per fortezze e mare
Dove parcheggiare
Parcheggi lungo viale XXV Aprile o vicino alla stazione
C’è un luogo in Liguria dove il turismo di massa non ha ancora messo radici. Dove l’ombrellone non esiste, il lettino è un’utopia e il bagnino lo vedi solo se ti allontani troppo dalla riva. Si chiama Golfo Paradiso, e non è un nome a caso.
Immaginate: scogliere a picco sul mare, acque turchesi che sembrano uscite dai Caraibi, sentieri che si snodano tra la macchia mediterranea profumata di elicriso e timo. E alla fine del percorso, una caletta di ciottoli bianchi, magari deserta, dove l’unico rumore è quello delle onde che accarezzano la riva.
Se siete stanchi delle spiagge attrezzate, delle file per l’ombrellone e dei prezzi da salasso, questo articolo fa per voi. Vi porto alla scoperta di 5 calette del Golfo Paradiso dove non c’è nemmeno un ombrellone a pagamento. Ma occhio: c’è un prezzo da pagare. Si chiama fatica. Perché queste bellezze, per essere raggiunte, richiedono gambe in movimento e un po’ di spirito d’avventura.
Golfo Paradiso: un’introduzione (perché si chiama così)
Il Golfo Paradiso è quel tratto di costa che si apre tra Capo di Santa Chiara (Pegli) e Portofino, abbracciando Camogli, Recco, Sori, Bogliasco e Pieve Ligure . Il nome non è un’invenzione dell’ufficio turistico: lo chiamavano già così i pescatori locali, incantati dalla bellezza di queste acque cristalline e dalla cornice di montagne che scendono a picco sul mare.
A differenza della Riviera di Ponente (dove prevalgono spiagge sabbiose e stabilimenti attrezzati), il Golfo Paradiso è roccioso, frastagliato e selvaggio. Le spiagge sono per lo più di ciottoli o scogli, e l’accesso al mare spesso richiede una camminata. Proprio per questo, è il regno delle calette nascoste e delle spiagge libere. È il posto giusto se cercate un mare pulito e un’esperienza autentica, lontana dalle bolge estive.
Perché scegliere le calette “scomode” (un manifesto)
Prima di svelarvi i luoghi, una premessa doverosa. Queste calette non sono per tutti. Se cercate:
Parcheggio sotto l’ombrellone: lasciate perdere.
Docce calde e bar sulla spiaggia: non esiste.
Sabbia fine dove stendere l’asciugamano: meglio andare ad Alassio o Finale Ligure.
Qui si viene per altri motivi:
L’acqua è più pulita. Lontano dalle grandi spiagge attrezzate, il mare è cristallino. La visibilità sott’acqua è spesso di 10-15 metri.
La folla è minore. Certo, non sarete soli (soprattutto ad agosto), ma niente a che vedere con le spiagge dei grandi centri.
È gratuito. L’accesso al mare è libero, come vuole la legge. Nessun ombrellone da pagare, nessuna consumazione obbligatoria.
C’è un senso di avventura. Raggiungere queste calette è un’esperienza in sé. Il sentiero, il panorama, la fatica… tutto contribuisce a rendere il bagno più meritato.
Detto questo, ecco le 5 calette che abbiamo selezionato per voi.
1. Cala dell’Oro (Camogli) – la più accessibile tra le selvagge
Perché è speciale: A due passi dal centro di Camogli, c’è una piccola insenatura che sembra un mondo a parte. Cala dell’Oro è una spiaggia di ciottoli bianchi e rotondi, incorniciata da scogli e dal celebre Castello della Dragonara che la sovrasta. È famosa per l’acqua limpidissima e per essere, nonostante la vicinanza al paese, una piccola oasi di tranquillità .
Come arrivare: Il bello di Cala dell’Oro è che non serve il trekking. Si trova a due passi dal centro di Camogli, basta seguire la passeggiata a mare verso levante (direzione Porto). Dopo il porticciolo, si costeggiano gli scogli e, superato un piccolo tunnel scavato nella roccia, si arriva alla caletta. In tutto, 5-7 minuti a piedi dal centro.
Attenzione: La spiaggia è piccola. Nei weekend di giugno si riempie in fretta. Arrivate al mattino presto (entro le 9:30) se volete un posto.
Cosa portare: Scarpette da scoglio (i ciottoli sono lisci ma l’ingresso in acqua è scivoloso), maschera e snorkel (qui i pesci si vedono eccome).
Parcheggio: A Camogli i parcheggi sono pochi e cari. Il più comodo è il parcheggio a pagamento di San Rocco (sulla collina sopra Camogli), da cui si scende poi a piedi o con la navetta. Alternativa: arrivate in treno (la stazione di Camogli è a 10 minuti a piedi dalla cala).
2. Punta Chiappa (Camogli) – la terrazza sul mare dei locali
Perché è speciale: Punta Chiappa non è propriamente una spiaggia, ma una piattaforma di roccia levigata dal mare che si allunga verso il golfo. I locali ci vengono da generazioni: si stendono i teli sulle rocce piatte, ci si tuffa dalle scogliere (attenzione!) e si passa la giornata a prendere il sole con una vista spettacolare su Portofino e San Fruttuoso. L’acqua è talmente trasparente che sembra di nuotare in una piscina naturale.
Come arrivare (la parte importante): Ci sono due modi, entrambi belli.
A piedi (consigliato): Da Camogli si prende il sentiero che sale verso San Rocco (o direttamente dal lungomare). Il percorso è il famoso sentiero per Punta Chiappa, che offre panorami mozzafiato. La camminata è di circa 45-60 minuti, con qualche salita, ma fattibile per chi ha un minimo di gamba. Il sentiero è ben segnalato e battuto .
In barca (il modo easy): Durante la stagione estiva, partono battelli da Camogli che fanno servizio per Punta Chiappa e San Fruttuoso . Verificate gli orari al porto di Camogli.
Quando andare: Punta Chiappa è esposta a Sud-Ovest, quindi prende sole tutto il giorno. A giugno, l’acqua è ancora fresca (19-21°C) ma il sole è caldo. Il momento migliore è la mattina, quando il mare è più calmo.
Consiglio: Se andate a piedi, portatevi pranzo al sacco e molta acqua. Non ci sono chioschi. E soprattutto, scarponcini da trekking o scarpe con suola scolpita: il sentiero non è difficile, ma le scarpe da ginnastica lisce sono un rischio .
3. San Fruttuoso (Camogli) – la più famosa (ma comunque speciale)
Perché è speciale: Ok, lo ammetto. San Fruttuoso non è proprio una “caletta nascosta”. È una delle mete più iconiche della Liguria, con la sua abbazia romanica che si affaccia su una piccola baia di ciottoli . Ma la metto in lista perché l’accesso è solo via mare o a piedi (niente auto), e questo la rende comunque un’esperienza lontana dal caos delle spiagge attrezzate. E poi, c’è la statua del Cristo degli Abissi a 15 metri sotto il mare, una delle immersioni più emozionanti del Mediterraneo .
Come arrivare:
In battello (il più comodo): Da Camogli partono traghetti ogni ora dalle 8:00 alle 18:00 (in estate corse aggiuntive). La traversata dura 30-40 minuti e costa 7-12 euro a tratta . Anche da Portofino e Santa Margherita partono battelli, ma sono più costosi.
A piedi (per gli allenati): Due sentieri principali:
Da Camogli a San Fruttuoso: circa 2,5-3 ore, dislivello di 465 metri. Un classico del trekking ligure .
Da Portofino Vetta a San Fruttuoso: circa 90 minuti in discesa (ma poi bisogna risalire!) .
La spiaggia: È una spiaggia di ciottoli lunghissima (140 metri), divisa in due sezioni: una parte è spiaggia libera gratuita, l’altra è uno stabilimento balneare (dove si possono noleggiare lettini e ombrelloni a 15-20 euro al giorno) . La parte libera è quella più a sinistra guardando il mare.
Acqua: A giugno la temperatura è intorno ai 22-23°C. È già balneabile, ma non aspettatevi l’acqua calda di agosto (25-26°C) .
Quando andare: Al mattino presto. I primi traghetti partono intorno alle 8:00: prendete quello. Fino alle 10:00 la baia è quasi deserta e l’acqua è di un turchese perfetto. Dopo le 11:00, arriva l’orda.
4. Caletta di Paraggi (Santa Margherita Ligure) – il gioiello dei vip
Perché è speciale: Paraggi è una baia piccola e perfetta, con acqua color smeraldo e fondali ricchi di vita. Si trova tra Santa Margherita Ligure e Portofino, ed è celebre per essere una delle spiagge più esclusive della Liguria . Qui ci sono anche stabilimenti alla moda, ma esiste un piccolo tratto di spiaggia libera (attenzione: minuscolo!) a destra della baia, verso Portofino, dove non c’è un ombrellone e si sta sul ciottolo come ai vecchi tempi.
Come arrivare: Paraggi è raggiungibile in auto (parcheggio a pagamento lungo la strada, se trovate posto), in battello da Santa Margherita o Portofino, oppure a piedi. Il sentiero che collega Santa Margherita a Portofino (passando per Paraggi) è pianeggiante e panoramico, circa 30-40 minuti di camminata.
Il trucco della spiaggia libera: La spiaggia libera di Paraggi è piccolissima (forse 30 metri di ciottoli). Per trovare posto a giugno, dovete arrivare entro le 8:00. Altrimenti, dovrete accontentarvi degli scogli ai lati.
Snorkeling: Paraggi è famosa per lo snorkeling. Portate la maschera: a pochi metri dalla riva si vedono mormore, castagnole e, con un po’ di fortuna, anche qualche piccolo polpo.
Nota: Se siete amanti del lusso, qui ci sono ristoranti stellati e locali alla moda. Ma se volete solo un telo e il mare, concentratevi sul tratto libero.
5. Cala dei Genovesi (Bogliasco) – la piccola perla dei locali
Perché è speciale: Cala dei Genovesi è una piccola insenatura situata tra Bogliasco e Pieve Ligure, un tempo approdo dei pescatori genovesi (da cui il nome). Oggi è una delle calette più amate da chi abita la zona: ciottoli bianchi, acqua limpidissima e un fondale che degrada dolcemente, adatto anche a famiglie con bambini (attenti, però: è comunque una caletta di ciottoli, non una spiaggia di sabbia).
Come arrivare: Si arriva solo a piedi. Il sentiero parte da Bogliasco (vicino alla stazione ferroviaria) e costeggia il mare per circa 15-20 minuti. Il percorso è panoramico e ben tenuto, con qualche scalino. Non è particolarmente faticoso. Il sentiero è lo stesso che, proseguendo, porta verso Pieve Ligure e oltre.
Quando andare: A giugno è perfetta. L’acqua è già piacevole e la caletta non è ancora presa d’assalto come ad agosto. Arrivate entro le 10:00 per sicurezza.
Cosa portare: Scarpette da scoglio (fondamentali), ombrellone portatile (non c’è ombra naturale), acqua e cibo (non ci sono servizi).
Parcheggio: A Bogliasco i parcheggi sono scarsi. Il consiglio è di arrivare in treno (la stazione di Bogliasco è a pochi passi dall’inizio del sentiero) o di parcheggiare a Nervi (Genova) e prendere il treno per Bogliasco (una fermata).
Tabella riassuntiva: 5 calette del Golfo Paradiso a confronto
Caletta
Località
Accesso
Tipo di fondale
Servizi
Adatta a
Cala dell’Oro
Camogli
5 min a piedi dal centro
Ciottoli
Nessuno
Chi cerca una sosta veloce, snorkeling
Punta Chiappa
Camogli
Sentiero 45-60 min (o battello)
Roccia (piattaforme)
Nessuno
Escursionisti, amanti dei tuffi
San Fruttuoso
Camogli
Battello (30 min) o trekking (2-3 h)
Ciottoli
Bar, stabilimento (a pagamento), ristorante
Tutti (ma serve organizzazione)
Paraggi (parte libera)
Santa Margherita
Sentiero (30-40 min) o auto
Ciottoli
Nessuno (ma vicino ci sono locali)
Snorkeling, chi cerca acque cristalline
Cala dei Genovesi
Bogliasco
Sentiero 15-20 min
Ciottoli
Nessuno
Famiglie con bambini (attenti), locali
Come e quando arrivare (i consigli pratici)
Il periodo migliore: giugno
Giugno è il mese ideale per esplorare queste calette. Vi spiego perché:
Acqua: La temperatura è intorno ai 21-23°C. Non è bollente, ma dopo 30 secondi di assestamento ci si sta benissimo .
Folla: I turisti internazionali non sono ancora arrivati in massa. Le calette sono frequentate ma non sovraffollate.
Clima: Le giornate sono lunghe, il sole è caldo ma non torrido, e l’afa di luglio e agosto è ancora lontana.
Evitate assolutamente i weekend di agosto se potete. Le calette diventano invivibili.
Come arrivare (le opzioni)
In treno (consigliato): La linea ferroviaria Genova-La Spezia costeggia tutto il Golfo Paradiso. Le stazioni di Camogli, Recco, Bogliasco, Sori e Santa Margherita sono tutte a pochi minuti a piedi dai sentieri o dai porti. Il treno evita il traffico e i problemi di parcheggio .
In auto (sconsigliato nei weekend): Se dovete venire in auto, preparatevi a pagare parcheggi cari (Camogli, Santa Margherita) o a fare file. A Camogli, il parcheggio di San Rocco è la soluzione migliore: è a pagamento ma ampio, e da lì si scende al paese con una navetta o a piedi.
L’equipaggiamento giusto
Scarpette da scoglio: Non ne uscirete vivi senza. I ciottoli sono lisci e scivolosi, e gli scogli taglienti.
Maschera e snorkel: Le acque del Golfo Paradiso sono tra le più limpide della Liguria. Non avere la maschera è un peccato mortale.
Scarpe da trekking: Per Punta Chiappa e San Fruttuoso via terra, assolutamente necessarie. Niente infradito o scarpe da ginnastica lisce .
Ombrellone portatile: Nelle calette libere non c’è ombra.
Acqua e cibo: Salvo San Fruttuoso, nessuna caletta ha chioschi o bar.
Orari e numeri chiusi (attenzione!)
Piccola nota di servizio: Il Golfo Paradiso non ha i numeri chiusi delle spiagge più famose (tipo la Baia del Silenzio a Sestri Levante, che dal 1° luglio ha un limite di 450 persone) . Però, proprio perché le calette sono piccole, la capienza è naturale. Se vedete che il sentiero è affollato o la caletta è piena, tornate indietro o scegliete un’altra meta. Non rovinate l’esperienza a voi e agli altri.
Cosa fare oltre al bagno
Se avete tempo, il Golfo Paradiso offre molto di più del mare:
Visitare l’Abbazia di San Fruttuoso: gestita dal FAI, è visitabile tutto l’anno. Gli orari: giugno-settembre tutti i giorni 10-18 .
Fare il Sentiero dei Pescatori (da Camogli a San Rocco): un percorso breve ma intenso, con viste spettacolari.
Snorkeling al Cristo degli Abissi: se siete sub o snorkeler esperti, l’immersione alla statua sommersa di San Fruttuoso è un’esperienza unica .
Pranzare a Camogli: uno dei borghi più autentici della Liguria, famoso per la sua focaccia col formaggio e la sagra del pesce (seconda domenica di giugno).
In conclusione: il mare è di tutti, ma va meritato
Le calette del Golfo Paradiso sono un antidoto al turismo mordi-e-fuggi. Non sono per tutti, e forse è meglio così. Richiedono fatica, pianificazione e un po’ di spirito di adattamento. Ma la ricompensa è un mare pulito, un paesaggio mozzafiato e la sensazione, rara oggigiorno, di aver scoperto qualcosa di autentico.
Preparate lo zaino, indossate le scarpe giuste, e andate. Il Golfo Paradiso vi aspetta, con i suoi sassi, i suoi ciottoli e il suo mare che sembra disegnato da un pittore.
E ricordate: portate via la vostra spazzatura. Queste calette non hanno nessuno che pulisce al posto vostro.
📌 Riepilogo per i frettolosi
Domanda
Risposta
Miglior periodo
Giugno (acqua 21-23°C, meno folla)
Come muoversi
Treno (linea Genova-La Spezia) + battelli o trekking
Cosa portare
Scarpette da scoglio, maschera, scarpe trekking, ombrellone, acqua, cibo
Dove parcheggiare
San Rocco (Camogli) o stazioni ferroviarie
Attenzione a
Sentieri ripidi (scarpe adatte), ciottoli scivolosi, assenza di servizi
C’è un’isola in Liguria che la maggior parte dei turisti conosce solo da lontano. La vedono dalla spiaggia di Alassio, la scrutano dai sentieri della Via Julia Augusta, ne ammirano la sagoma che ricorda una tartaruga o una balenottera… ma pochi ci mettono davvero piede.
Si chiama Isola Gallinara, è la più grande isola della Liguria (11 ettari di superficie) e si trova a circa 1,5 km dalla costa, tra Albenga e Alassio . Ed è avvolta da un mistero che la rende ancora più affascinante: è di proprietà privata. Sì, avete letto bene. L’isola più grande della regione, con una riserva naturale regionale, fondali ricchi di reperti archeologici e una storia millenaria, non è liberamente accessibile al pubblico.
Allora qual è il segreto? Si può visitare o no? E cosa c’entra giugno?
In questo articolo vi svelo tutto quello che c’è da sapere sull’Isola Gallinara: perché è così speciale, come (e quando) si può effettivamente visitare, e perché il mese di giugno è forse l’unico momento dell’anno in cui vale la pena provarci.
Perché si chiama Gallinara? Un nome che viene da lontano
Il nome dell’isola ha origini antiche. Deriva dal latino gallina, che significa “gallina”. Secondo Catone e Varrone, l’isola era popolata da numerose galline selvatiche che nidificavano nella macchia mediterranea . Una tradizione curiosa che spiega anche l’immaginario collettivo: l’isola come rifugio di animali selvatici, lontana dall’uomo.
Oggi di galline non ce ne sono più (o almeno non se ne vedono), ma il nome è rimasto, evocativo e un po’ ironico per un’isola così selvaggia e inaccessibile.
La storia: dai monaci ai tedeschi, un’isola carica di memorie
La Gallinara non è solo natura. È un concentrato di storia che pochi luoghi possono vantare.
San Martino di Tours e i monaci benedettini
Nel IV secolo d.C., l’isola divenne il rifugio eremitico di San Martino di Tours, che qui si ritirò in preghiera . Più tardi, in epoca longobarda, vi si insediarono i monaci colombaniani di San Colombano di Bobbio, seguiti poi dai benedettini, che fondarono un monastero destinato a durare per secoli . Di quel monastero, oggi restano solo rovine: si possono vedere dalla riva o durante il giro in barca, con i suoi muri in pietra che raccontano storie di fede e isolamento.
I monaci benedettini furono gli ultimi proprietari religiosi dell’isola. Nel 1842, il monastero e l’intera isola furono venduti a privati . È da allora che la Gallinara è diventata proprietà privata, un destino che condivide con altre isole italiane (pensate alla famosa Isola dei Conigli di Lampedusa, che solo di recente è stata parzialmente aperta al pubblico).
Le tracce della Seconda Guerra Mondiale
Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’isola fu occupata dai tedeschi. Ancora oggi si possono vedere due gallerie scavate nella roccia dai prigionieri di guerra . Sono visibili durante i giri in barca che costeggiano l’isola, testimonianze silenziose di un passato più cupo.
I relitti antichi
I fondali intorno alla Gallinara sono un vero e proprio museo subacqueo. Sono stati trovati vari relitti e manufatti, alcuni risalenti al V secolo a.C. , identificati come provenienti dalla zona di Marsiglia, a testimonianza degli antichi commerci marittimi nel Mediterraneo .
La natura: un tesoro protetto (e per questo inaccessibile)
Dal 1989, l’Isola Gallinara è stata istituita come Riserva Naturale Regionale. È un’area ad alto valore paesaggistico e naturalistico, tutelata per preservare la sua biodiversità unica.
Cosa si protegge:
La vegetazione: sull’isola crescono quasi 300 specie floristiche . La più preziosa è la Campanula del savonese (Campanula sabatia De Not.), una specie endemica esclusiva della Liguria occidentale e l’unica pianta ligure di interesse prioritario per l’Europa .
Gli uccelli: l’isola è un importante sito di nidificazione per gabbiani reali, cormorani e altre specie di uccelli marini .
I fondali: i fondali intorno all’isola pullulano di vita. Si possono osservare cernie di grosse dimensioni, murene, polpi, scorfani e, verso i 30 metri di profondità, spugne anche di grandi dimensioni .
È proprio questo patrimonio naturalistico, unito alla proprietà privata, a rendere l’accesso all’isola così restrittivo. Non si può salire liberamente sulla terraferma. Chi prova a farlo rischia sanzioni e, soprattutto, compromette un equilibrio ecologico delicatissimo.
Si può visitare? Il grande dilemma (e la risposta)
Veniamo al dunque. L’Isola Gallinara si può visitare?
La risposta breve: no, non nella sua interezza. L’isola è di proprietà privata e non è aperta al pubblico per escursioni a piedi . Non ci sono sentieri segnalati, non ci sono guide che accompagnano i turisti all’interno. Se sognate di passeggiare tra le rovine del monastero o di vedere da vicino la Campanula del savonese, dovete sapere che è praticamente impossibile.
La risposta lunga: sì, ma solo “dall’acqua”. È possibile circumnavigare l’isola in barca, ammirarne le coste scoscese, le grotte, le rovine del monastero e, in alcuni casi, fare un tuffo nei suoi fondali cristallini. Si può anche “toccare terra” fino all’inizio della vegetazione, senza però addentrarsi all’interno . In pratica, si può scendere sugli scogli a ridosso del mare, ma non si può salire nell’interno boscoso.
E qui entra in gioco giugno.
Perché giugno è (forse) l’unico mese giusto per vederla
Non è che a giugno l’isola sia magicamente più accessibile. Ma ci sono tre ragioni per cui questo mese è il momento migliore per organizzare un’escursione alla Gallinara.
1. Le condizioni del mare sono ottimali
A giugno, il mare in Liguria è già calmo e il clima è stabile. Le escursioni in barca partono regolarmente dai porti di Albenga e Alassio, e la probabilità di beccare giornate di vento o mare mosso (che rovinerebbero l’esperienza) è più bassa che in primavera. Inoltre, non c’è ancora l’afa di luglio e agosto, e le giornate sono lunghe.
2. Le barche turistiche partono (ma non è ancora alta stagione)
I tour in barca intorno all’isola sono operativi da maggio a settembre, ma il vero picco del turismo arriva a luglio e agosto. A giugno, i giri sono già attivi ma le code e la folla sono minori . Potrete godervi la navigazione senza l’assalto estivo.
3. L’evento “Dritti all’Isola” (la prima domenica di giugno)
Questa è la vera chicca. La prima domenica di giugno (nel 2026 è il 7 giugno) si tiene una manifestazione unica: “Dritti all’Isola”.
Cosa prevede? Una gara di nuoto che parte dalla spiaggia di Albenga e arriva fino all’isola Gallinara. Le distanze sono differenziate: 5 km, 2 km e 1 km, per permettere la partecipazione a nuotatori di diversi livelli .
Per chi non nuota, è comunque un’occasione spettacolare per vedere l’isola “animata”. Ci sono barche di supporto, un’atmosfera festosa, e la possibilità di avvicinarsi all’isola in un contesto diverso dal solito tour turistico. È l’unico giorno dell’anno in cui l’isola diventa protagonista assoluta di un evento sportivo di massa. Se siete amanti del nuoto in acque libere, è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita.
Come organizzare una visita (quello che devi sapere)
Ecco una guida pratica per organizzare la vostra escursione alla Gallinara, con tutte le opzioni possibili.
L’escursione in barca (la scelta più comune)
La maggior parte dei visitatori sceglie il giro in barca che circumnaviga l’isola. Si parte dai porti di Albenga o Alassio, e si naviga intorno all’isola per circa 1-2 ore.
Cosa si vede:
Le rovine del monastero benedettino e della cappella.
Le due gallerie scavate durante la guerra.
Le scogliere a picco sul mare e le grotte.
I fondali (se l’imbarcazione ha il fondo trasparente o se vi fermate per lo snorkeling).
Cosa si può fare:
Alcuni tour includono una sosta per il bagno e lo snorkeling nelle acque cristalline intorno all’isola .
In alcuni casi, è possibile “scendere” sugli scogli a ridosso della costa, senza però addentrarsi nella vegetazione .
Quanto costa: I tour in barca costano circa 15-25 euro a persona. Ad esempio, un tour organizzato nel 2026 prevedeva un costo di 25 euro per il giro in barca (facoltativo) .
Dove prenotare:
A Albenga (porto turistico): chiedete ai vari operatori lungo il molo.
A Alassio (porticciolo): la compagnia MolaMola Dive Team propone gite in barca da luglio a settembre . Per giugno, è meglio contattare direttamente il porto di Alassio o cercare operatori locali.
L’alternativa: ammirarla dalla terraferma
Se non avete voglia di prendere il mare, la Gallinara è ben visibile dalla costa. I punti migliori per ammirarla sono:
La Via Julia Augusta: questo antico sentiero romano (costruito nel 13 a.C. per volere dell’imperatore Augusto) collega Albenga ad Alassio . Lungo il percorso, la vista sull’isola Gallinara è semplicemente spettacolare. È un trekking facile (circa 4-8 km, con dislivello minimo) e adatto a tutti .
La spiaggia di Alassio: dalla celebre spiaggia di sabbia fine di Alassio, l’isola Gallinara domina l’orizzonte. La sua forma di tartaruga è inconfondibile .
Il lungomare di Albenga: dal lungomare di Albenga, l’isola appare più vicina che da Alassio.
Cosa NON fare
Non tentare di raggiungere l’isola a nuoto da soli. La distanza è di 1,5 km, le correnti possono essere insidiose, e il traffico di barche è intenso. Solo durante la gara organizzata “Dritti all’Isola” è consentito nuotare in sicurezza (con assistenza).
Non provare ad approdare abusivamente. L’isola è privata e protetta. Sbarcare senza autorizzazione è vietato e può comportare sanzioni.
Non raccogliere piante o disturbare la fauna. La riserva è tutelata. Ammirate e fotografate, ma non toccate.
Tabella riassuntiva: come “visitare” la Gallinara
Attività
Si può fare?
Quando
Dove
Costo
Circumnavigazione in barca
Sì
Maggio-settembre (meglio giugno per meno folla)
Albenga o Alassio
15-25 € a persona
Snorkeling intorno all’isola
Sì (con tour)
Giugno-settembre
Da Albenga o Alassio
Incluso nel tour
Sbarco sugli scogli (senza entrare)
Sì (con alcuni tour)
Dipende dall’operatore
Da Albenga o Alassio
Da verificare
Passeggiata all’interno dell’isola
No
Mai
—
—
Trekking sulla Via Julia Augusta (vista dall’alto)
Sì (libero)
Tutto l’anno (meglio evitare ore calde)
Albenga – Alassio
Gratuito
Gara di nuoto “Dritti all’Isola”
Sì (per nuotatori iscritti)
Prima domenica di giugno
Albenga – Isola Gallinara
Quota di iscrizione
In conclusione: vale la pena?
Assolutamente sì, ma con la giusta consapevolezza. Non aspettatevi di passeggiare tra le rovine del monastero o di perdervi nei sentieri dell’isola. Non è un’escursione come quella sull’Isola di Bergeggi (l’altra isola della provincia di Savona) .
La Gallinara è un’isola da ammirare dal mare o dalla terraferma. È un’esperienza più visiva che interattiva. Ma proprio per questo, ha un fascino diverso: è selvaggia, inaccessibile, misteriosa.
Il mio consiglio: prendetevi una giornata a giugno. La mattina fate il trekking sulla Via Julia Augusta, ammirando l’isola dall’alto tra ulivi secolari e resti romani. Poi, nel pomeriggio, salite su un piccolo battello ad Albenga o Alassio e fate il giro intorno all’isola. Vedrete le stesse rovine che avete osservato da lontano, ma da una prospettiva completamente nuova. E se siete fortunati, farete un tuffo in quelle acque cristalline che sembrano uscite da un sogno.
E chissà, forse il 7 giugno vi iscriverete a “Dritti all’Isola”. Nuotare per un chilometro e mezzo in mare aperto, verso quell’isola misteriosa… non c’è esperienza che racconti meglio il fascino della Liguria più selvaggia.
📌 Informazioni utili per la visita
Info
Dettaglio
Dove si trova
Di fronte ad Albenga e Alassio, a circa 1,5 km dalla costa
Superficie
11 ettari (la più grande isola della Liguria)
Stato
Proprietà privata + Riserva Naturale Regionale (dal 1989)
Accesso
Solo via mare, con tour organizzati. Sbarco consentito solo sugli scogli a ridosso del mare
Periodo migliore
Giugno (mare calmo, meno folla, evento “Dritti all’Isola”)
Tour operator
MolaMola Dive Team (Alassio, da luglio a settembre) ; altri operatori ad Albenga
C’è un luogo, sulla Riviera Ligure di Ponente, dove il mare incontra la leggenda e la natura regna sovrana. È l’Isola di Bergeggi, un gioiello di roccia e macchia mediterranea che si staglia davanti all’omonimo borgo marinaro, custode di biodiversità, storia e panorami mozzafiato.
Maggio è il momento perfetto per scoprirla. L’estate non è ancora esplosa, i sentieri costieri sono fioriti e il mare, appena riscaldato, invita a essere esplorato con calma. Si può ammirare l’isola dalla terraferma, percorrendo antichi sentieri romani, o avventurarsi in acqua con un kayak, godendo di una prospettiva che pochi conoscono.
Ecco due modi per vivere quest’esperienza prima che arrivi la folla estiva.
Perché scegliere maggio per Bergeggi?
Maggio è il mese della transizione perfetta. Il clima è mite, ideale per camminate senza il sole cocente dell’estate, e i sentieri costieri sono meno affollati. La natura è al suo massimo splendore: la macchia mediterranea è in fiore, i profumi di mirto e elicriso riempiono l’aria, e il mare, ancora tranquillo, offre acque limpide perfette per lo snorkeling .
Inoltre, l’Area Marina Protetta dell’Isola di Bergeggi è un ecosistema fragile e prezioso. Visitarla a maggio, quando il turismo è più leggero, significa godere di un’esperienza più intima e rispettosa dell’ambiente, lontani dal caos delle settimane centrali dell’estate .
Opzione 1: Esplorare l’Isola dalla terraferma – trekking con vista
Per chi ama camminare, i dintorni di Bergeggi offrono itinerari spettacolari che permettono di ammirare l’isola dall’alto, regalando scorci indimenticabili sulla costa.
L’Anello Monte Sant’Elena (da Spotorno a Bergeggi)
Questo è il percorso regina per ammirare l’isola dalla terraferma. Un anello di circa 11 km che collega Spotorno a Bergeggi, passando per la Gola di Sant’Elena e offrendo viste a 360 gradi sul Golfo dell’Isola .
Dettagli del percorso:
Partenza/Arrivo: Bergeggi o Spotorno (consigliato parcheggio sulla Via Aurelia)
Lunghezza: circa 11 km
Dislivello: 390 metri
Durata: 3-4 ore (escluse le soste)
Difficoltà: media
L’itinerario:
Si parte dalla costa, seguendo le antiche tracce della Via Iulia Augusta. La salita è decisa ma ben ripagata: dopo aver superato il borgo di Bergeggi, ci si inoltra nella macchia mediterranea.
Il punto più alto è la Gola di Sant’Elena (289 m), un valico naturale che oggi è anche un punto di decollo per parapendio . Da qui, il panorama è semplicemente incredibile: l’Isola di Bergeggi sembra a portata di mano, e nelle giornate terse lo sguardo può spaziare fino alla Corsica .
La discesa verso Spotorno attraversa un vero e proprio percorso botanico, con pannelli didattici che aiutano a riconoscere le piante tipiche della macchia mediterranea – perfetto anche se si viaggia con bambini . Si termina con una piacevole passeggiata sul lungomare di Spotorno, con l’isola che fa da sfondo a ogni passo. Da lì, si rientra a Bergeggi lungo la Via Aurelia, una camminata pianeggiante con il mare sempre a fianco .
Perché farlo a maggio: La flora è rigogliosa e il sentiero non è ancora surriscaldato dal sole estivo. Portate acqua a sufficienza, perché lungo il percorso non ci sono fontanelle .
Opzione 2: Vivere l’Isola dal mare – in kayak prima del caos
Per un’esperienza davvero unica, non c’è niente di meglio che salire su un kayak e circumnavigare l’Isola di Bergeggi. Si entra nel cuore dell’Area Marina Protetta, esplorando calette segrete, grotte marine e fondali cristallini .
Tour in Kayak nell’Area Marina Protetta
Diverse guide locali organizzano escursioni in kayak con partenza da Spotorno, adatte anche a chi non ha mai remato prima .
Cosa aspettarsi:
Durata: circa 3 ore / 3 ore e mezza
Prezzo indicativo: a partire da 35€ a persona (varia in base all’operatore e ai servizi inclusi)
Tipologia di kayak: sit-on-top, stabili e intuitivi (singoli o doppi)
Il tour tipico include:
Briefing iniziale e lezione base di tecnica di pagaiata
Guida ambientale certificata che racconta storia, geologia e biologia dell’area
Circumnavigazione dell’Isola di Bergeggi, con esplorazione di grotte marine e calette raggiungibili solo via mare
Una o più soste per fare snorkeling nelle acque cristalline, con maschera e boccaglio forniti
Un’esperienza di Citizen Science – Alcuni tour, come quelli proposti da The Gulf Guides, includono attività di monitoraggio ambientale: i partecipanti utilizzano tavolette per identificare e contare specie di alghe e ricci di mare, contribuendo attivamente alla ricerca scientifica .
Perché farlo a maggio: Il mare è più calmo, l’acqua è limpida e la visibilità per lo snorkeling è ottimale. Inoltre, si evita la ressa delle imbarcazioni estive, godendo del silenzio e della pace del mare .
Cosa portare: Costume, asciugamano, crema solare, cappellino, acqua e (se possibile) una funda impermeabile per il telefono .
Cosa vedere nei dintorni: la Baia delle Sirene e la Grotta Marina
Sia che la visitiate via terra che via mare, ci sono due luoghi legati all’Isola di Bergeggi che meritano una menzione speciale.
La Baia delle Sirene: Un piccolo gioiello incastonato tra le scogliere. La leggenda narra che qui le sirene incantassero i marinai di passaggio. Oggi è una delle calette più suggestive e incontaminate della riviera, raggiungibile via mare o tramite un sentiero panoramico . Le acque cristalline la rendono un paradiso per lo snorkeling .
La Grotta Marina di Bergeggi: Nascosta sotto il livello del mare, ai piedi dell’isola, si cela questa grotta sottomarina. È accessibile solo via mare (in kayak o in barca) e al suo interno l’acqua crea giochi di luce che rendono l’atmosfera quasi surreale .
Informazioni utili per la gita
Come arrivare
In auto: Uscita autostradale Spotorno sull’A10 (Genova-Ventimiglia). Da lì, seguire le indicazioni per Bergeggi. Parcheggi disponibili lungo la Via Aurelia (a pagamento in alta stagione, a maggio più liberi).
In treno: Stazione FS di Spotorno-Noli. Da lì, è possibile proseguire in autobus o a piedi (circa 20-30 minuti di cammino lungo la costa fino a Bergeggi).
Quando andare
Maggio è il mese ideale. Temperature perfette per camminare e remare, mare già balneabile ma non affollato, e natura in piena esplosione.
Prenotazioni
Per i tour in kayak è fortemente consigliata la prenotazione anticipata, anche a maggio. I gruppi sono limitati (massimo 8-10 partecipanti per guida), per garantire un’esperienza di qualità e nel rispetto dell’Area Protetta .
Cosa mettere nello zaino
Per il trekking: Scarpe da trekking, almeno 1,5 litri d’acqua, cappello, crema solare, k-way.
Per il kayak: Costume, asciugamano, crema solare, acqua, ciabatte da scoglio, funda impermeabile per telefono .
Maggio è il mese in cui l’Isola di Bergeggi si mostra nella sua essenza più autentica. Che scegliate di ammirarla dall’alto del Monte Sant’Elena o di sfiorarne le acque in kayak, questa gita fuoriporta vi regalerà un pezzo di Liguria selvaggia, silenziosa e meravigliosamente fuori dal tempo.
Affrettatevi però: l’estate è alle porte, e presto questo angolo di paradiso si risveglierà dal suo sonno primaverile.
Sulle colline alle spalle di Bordighera, esiste un luogo dove la storia ufficiale si intreccia con il mito, dove si batte moneta propria e dove sventola una bandiera bianca e azzurra. Benvenuti a Seborga, il borgo medievale che rivendica da decenni la sua indipendenza dallo Stato Italiano, autoproclamandosi Principato.
La Storia: Un “errore” del passato?
La particolarità di Seborga affonda le radici nel 954, quando divenne un possedimento dei monaci benedettini di Lerino, trasformandosi nel 1079 nell’unico Principato Abaziale del Sacro Romano Impero. La rivendicazione moderna nasce da una presunta falla legale: nel 1729, il borgo fu venduto ai Savoia, ma l’atto non venne mai regolarmente registrato. Su questo “vuoto” burocratico, negli anni ’60, Giorgio Carbone (poi eletto Principe Giorgio I) fondò il movimento per l’indipendenza. Oggi il Principato ha una sua Principessa eletta (Nina Menegatto), i suoi ministri (Consiglio della Corona), le guardie e persino una propria moneta: il Luigino.
Cosa vedere a Seborga: I simboli del Principato
Passeggiare per Seborga significa perdersi in un labirinto di caruggi in pietra, archi e piazzette silenziose. Ecco i punti imperdibili:
Chiesa di San Martino: Una perla del barocco ligure con una facciata vivace, situata nella piazza principale.
Palazzo dei Monaci: L’antica sede del governo e della Zecca, dove un tempo venivano coniati i luigini (oggi è possibile ammirare riproduzioni e macchinari antichi).
La Chiesa di San Bernardo: Una piccola cappella del XIV secolo all’ingresso del borgo, luogo dove tradizionalmente vengono investiti i Principi.
Museo degli Strumenti Musicali Antichi: Una collezione preziosa con oltre 130 pezzi che raccontano la storia della musica dal XVIII secolo a oggi.
Il Belvedere: Da qui la vista spazia sulla Costa Azzurra e sul Principato di Monaco; nelle giornate limpide si riesce a scorgere persino la Corsica.
Quando Visitare
Seborga è magica tutto l’anno, ma ci sono due momenti speciali:
Aprile: Ideale per il clima mite e le fioriture delle mimose e delle ginestre che circondano il borgo.
Il 20 Agosto: La Festa di San Bernardo, la festa nazionale del Principato. È l’occasione per vedere il corteo storico, gli sbandieratori e la Principessa in abiti ufficiali.
Come Arrivare
In Auto: Prendi l’autostrada A10 (Genova-Ventimiglia) e esci a Bordighera. Da lì, segui le indicazioni per Seborga: una strada panoramica di circa 15-20 minuti ti porterà direttamente alle porte del “Principato”.
In Treno e Bus: Scendi alla stazione di Bordighera. Da lì partono i bus della linea Riviera Trasporti che collegano la costa al borgo.
Cosa vedere nei dintorni
Se hai un weekend a disposizione, Seborga è il punto di partenza perfetto per esplorare il Ponente Ligure:
Bordighera (12 km): La “Città delle Palme”, amata da Monet, con il suo lungomare elegante e la città vecchia.
Dolceacqua (18 km): Famosa per il ponte medievale a schiena d’asino e il Castello dei Doria.
Apricale (22 km): Uno dei borghi più belli d’Italia, letteralmente “incastonato” nella roccia.
Bussana Vecchia (24 km): Il borgo distrutto dal terremoto e rinato come villaggio internazionale degli artisti.
Piccola curiosità per i lettori: Non dimenticare di chiedere in un negozio locale il cambio tra Euro e Luigino! Anche se non ha valore legale fuori dal borgo, molte botteghe lo accettano come moneta di scambio locale per souvenir e prodotti tipici.
Esistono luoghi in Liguria dove il tempo sembra essersi fermato per ascoltare il rumore delle onde. Cervo, nel Golfo di Diana, è uno di questi. Arroccato su uno sperone di roccia che si tuffa nel blu, questo borgo medievale è un labirinto di vicoli stretti, case color pastello e piazze che sembrano palcoscenici naturali.
Se cerchi un weekend che unisca la bellezza selvaggia della costa alla raffinatezza della musica classica, Cervo è la tua meta ideale per aprile.
Sabato: Tra Caruggi e Barocco
L’unico modo per scoprire Cervo è a piedi. Lasciate l’auto ai piedi del borgo e preparatevi a salire: ogni passo vi regalerà uno scorcio nuovo.
La Chiesa di San Giovanni Battista: Conosciuta come la “Chiesa dei Corallini” (perché costruita grazie ai proventi della pesca del corallo), è il simbolo del borgo. La sua facciata barocca concava è un capolavoro che domina il mare.
Piazza dei Corallini: È il cuore pulsante di Cervo. In aprile, senza la folla estiva, questa piazza diventa un terrazzo panoramico silenzioso dove il blu del cielo si fonde con quello del Mediterraneo.
Il Castello dei Clavesana: Situato nella parte più alta, ospita il Museo Etnografico del Ponente Ligure. Dalle sue torri la vista spazia su tutto il golfo, fino a scorgere le spiagge dorate di Diano Marina.
Domenica: Sentieri e Profumo di Salsedine
Dopo il pieno di storia, dedicate la domenica alla natura che circonda il borgo.
Il Parco del Ciapà: Un’area naturale protetta che si estende alle spalle di Cervo. I sentieri si snodano tra pini d’Aleppo, corbezzoli e ginestre in fiore. È il luogo perfetto per un trekking leggero o una corsa mattutina con vista mare.
Un tuffo (o una passeggiata) sul molo: Anche se aprile potrebbe essere fresco per il bagno, le spiagge di ciottoli sotto il borgo sono perfette per assorbire i primi raggi di sole o per un pranzo al sacco con i piedi quasi nell’acqua.
Lo shopping artigiano: Cervo è famosa per le sue botteghe. Tra i vicoli troverete laboratori di orafi, ceramisti e corallari che portano avanti tradizioni secolari.
Cervo e la Musica: Un Legame Indissolubile
Cervo è conosciuta in tutto il mondo come il “Borgo della Musica”. Grazie al celebre violinista ungherese Sándor Végh, che ne fece la sua casa, il borgo ospita da decenni il Festival Internazionale di Musica da Camera.
Anche se il festival principale si svolge in estate, in primavera Cervo vibra di appuntamenti musicali ed eventi letterari (come “Cervo ti Strega”). Non è raro, passeggiando per i caruggi nel tardo pomeriggio, sentire il suono di un pianoforte o di un violino provenire dalle finestre aperte dei palazzi storici.
Guida Pratica al Weekend
Dove mangiare: Cercate i ristoranti con terrazza affacciata sul mare. Il piatto da non perdere? Il pesce spada alla ligure o i classici troffiette al pesto, rigorosamente con patate e fagiolini.
Come arrivare: In treno, scendendo alla stazione di Diano e prendendo un breve bus navetta, oppure in auto (uscita San Bartolomeo al Mare sull’A10).
Il consiglio segreto: Aspettate il tramonto seduti sui gradini della Chiesa dei Corallini. La pietra della facciata si tinge di rosa e oro, mentre le luci dei borghi vicini iniziano ad accendersi come tante piccole candele sull’acqua.
Cervo non è un borgo da “visitare”, è un’emozione da respirare lentamente. Portate con voi un libro, un paio di scarpe comode e la voglia di lasciarvi incantare dal ritmo lento del Ponente.
Quando si nomina la Riviera dei Fiori, la mente corre subito a un’esplosione cromatica primaverile: le infinite distese di serre di Sanremo, i campi a perdita d’occhio di mimosa, garofani e rose. Ma chi pensa che lo spettacolo si spenga con l’arrivo dell’inverno, si sbaglia di grosso. Da Sanremo a Ventimiglia, passando per Bordighera e i borghi dell’entroterra, la stagione fredda svela un volto più intimo, più autentico e sorprendentemente colorato di questo angolo di Liguria. È il momento in cui il commercio lascia il posto alla coltura, il trambusto alla quiete, e la natura, complice un microclima unico, regala fioriture inattese e profumi delicati.
Il Microclima Incantato: Un Inverno “Mite” che Fa Fiorire il Mondo
Il segreto di questo paradiso invernale risiede nella sua posizione geografica privilegiata. Incuneata tra le Alpi Marittime—che la proteggono come un gigantesco scudo dai venti freddi del nord—e il Mare Mediterraneo—che funge da volano termico—la Riviera dei Fiori gode di un inverno eccezionalmente mite. Le gelate sono rare lungo la costa, le giornate di sole sono frequenti e la temperatura difficilmente scende sotto lo zero. Questo “clima a statuto speciale” permette non solo la sopravvivenza, ma la rigogliosa fioritura di specie che altrebbero già dormienti.
La Fioritura Invernale: Una Tavolozza di Colori Insoliti
Dimenticate i monotoni paesaggi invernali. Qui, a gennaio e febbraio, la tavolozza è ricca e sorprendente:
Il Giallo Solare della Mimosa: È la regina indiscussa della Riviera invernale. I suoi soffici pon-pon gialli iniziano a sbocciare già a gennaio, anticipando la festa della donna e tingendo le colline di un colore che sembra catturare il sole. I boschi lungo la Pista Ciclabile del Ponente ne sono ricchi, regalando passeggiate profumate.
Il Rosa e il Viola dei Fiori di Loto e delle Violacciocche: Nei vivai e nelle serre aperte al pubblico, il lavoro non si ferma. È il periodo della violaciocca, un fiore rustico e profumatissimo, e della straordinaria Sinningia (Gloxinia), i cui fiori vellutati a campana stupiscono per le forme e i colori intensi.
Il Bianco Puro dei Ranuncoli e degli Anemoni: Nei campi di Camporosso e Vallecrosia, i fiori da taglio invernali sono una tradizione. Le distese di ranuncoli bianchi e anemoni creano un effetto candido e romantico, pronto per essere raccolto e portato sui mercati europei.
Le Prime Esplosioni Primaverili: Già a fine febbraio, nei giardini più riparati, fanno capolino i narcisi, le primule e, la vera star locale, la Violetta di Bordighera, un piccolo fiore dal profumo intenso e inebriante, simbolo della città.
Esperienze da Vivere: Oltre la Vista
Visita a un Vivaio Storico: Entrare in un vivaio d’inverno è un’esperienza sensoriale unica. Il caldo umido delle serre, il profumo di terra e fiori, il silenzio rotto solo dallo scrosciare delle irrigazioni. Aziende come Florealpe a Baiardo o i vivai di Soldano e Seborga aprono spesso le porte a visite guidate, svelando i segreti della floricoltura, anche in inverno.
Il Mercato dei Fiori di Sanremo: Se il mercato all’ingrosso di Sanremo (Mercato dei Fiori) è un tempio dell’attività commerciale, nei dintorni si respirano comunque i profumi del fiore. Alcuni corner vendono mazzi al dettaglio, ma l’esperienza più autentica è osservare il viavai dei produttori all’alba, carichi delle loro cassette colorate.
Passeggiate Profumate: La Passeggiata di Bordighera (Lungomare Argentina), fiancheggiata da palme e piante esotiche, è rigenerante in ogni stagione. Salendo verso Colla Sgarba o nel Parco di Villa Garnier, si trovano angoli fioriti con vista mozzafiato.
Il Giardino Esotico di Pallanca (Bordighera): Una vera perla. Questo giardino botanico ospita una delle più importanti collezioni europee di cactus e piante succulente. D’inverno, molte di queste fioriscono in modo spettacolare, con fiori grandi e dai colori incredibili, in un contrasto surreale con il mare sullo sfondo.
I Profumi della Tavola Invernale
I sensi si risvegliano anche a tavola. L’inverno è la stagione degli agrumi profumati:
I Limoni di Valle: Visitare un limoneto tradizionale a Bussana Vecchia o a Dolceacqua è un tuffo nei colori e nei profumi. Il giallo intenso dei frutti spicca tra il verde scuro delle foglie.
L’Olio Novello: La raccolta delle olive si conclude a gennaio. L’olio extravergine novello della Riviera dei Fiori (DOP Riviera Ligure) è un’esplosione di piccante e fruttato, perfetto per condire una zuppa di ceci o una focaccia calda.
I Piatti della Tradizione: Dopo una passeggiata, niente di meglio di un piatto caldo. La socca (farinata di ceci) fumante, i barbagiuai (ravioli fritti di zucca), o un coniglio alla ligure con olive taggiasche riscaldano lo spirito.
Un Invito alla Lentezza
Visitare la Riviera dei Fiori in inverno significa riappropriarsi del viaggio lento. È il tempo delle passeggiate senza meta, delle chiacchiere con un vivaista, delle soste su una panchina al sole per guardare il mare. È scoprire che la bellezza di questa terra non è solo nella sua esplosiva produzione estiva, ma nella tenace, silenziosa e profumata capacità di fiorire contro stagione. Un monito delicato e colorato a cercare la luce e la bellezza anche nei mesi apparentemente più grigi.
Quando si pensa alla Liguria, la mente corre al mare. Ma esiste una Liguria diversa, fatta di vette che sfiorano i 2000 metri, di boschi sconfinati e di borghi di pietra arroccati come nidi d’aquila. Sono le Alpi Liguri, l’estremo contrafforte meridionale della catena alpina, un parco naturale regionale dove la natura è protagonista assoluta e la cultura occitana e brigasca respira ancora tra le viuzze dei paesi.
Preparati a scoprire la Liguria più alta e autentica.
Dove Sono e Come Arrivare
Le Alpi Liguri si trovano all’estremo ponente della Liguria, al confine con la Francia e il Piemonte. Comprendono un’area vasta e relativamente selvaggia che dalla costa di Imperia e Sanremo si innalza rapidamente verso l’entroterra.
In auto: È il modo più pratico per esplorare la zona.
Da Imperia: Percorrere la SS28 che risale la Valle Argentina fino a Triora e poi prosegue verso il Colle di Nava.
Da Sanremo: Prendere la SS549 che si inerpica nella Valle Nervia verso Pigna e Castelvittorio, oppure la SS20 del Colle di Tenda (con l’impressionante galleria).
Da Cuneo (Piemonte): Scendere dal Colle di Tenda o dal Colle di Nava per immettersi nel cuore delle Alpi Liguri.
In treno: La linea Ventimiglia-Cuneo è un viaggio spettacolare e un po’ avventuroso, con treni che percorrono gallerie e ponti sospesi tra le montagne. Le fermate principali sono a Breil-sur-Roya (lato FR) e Limone Piemonte.
Quando Andare: Dalle Fioriture alle Prime Nevi
Le Alpi Liguri sono una meta affascinante in ogni periodo dell’anno, offrendo attività diverse.
Primavera (Maggio-Giugno): I pascoli si coprono di un manto di fiori colorati ed è il periodo ideale per i trekking a quote medie. Le temperature sono perfette per camminare senza il caldo estivo.
Estate (Luglio-Agosto): La stagione migliore per l’alta montagna e il trekking sull’Alta Via dei Monti Liguri. In quota si gode di un’aria fresca e frizzante, mentre in basso si possono frequentare le fresche valli boscose. Attenzione: è anche la stagione dei temporali pomeridiani in montagna.
Autunno (Settembre-Ottobre): Il periodo forse più spettacolare. I boschi di faggi e castagni si infiammano di rosso e arancione, ed è il regno dei funghi e della castagne. L’atmosfera è magica e tranquilla.
Inverno (Dicembre-Febbraio): Le cime si imbiancano e l’atmosfera diventa silenziosa e suggestiva. È il momento per passeggiate con le ciaspole (racchette da neve) e per godersi il calore di un camino in un rifugio. Sciare è possibile a Monesi di Triora (unica località sciistica ligure) o appena oltre confine in Piemonte e Francia.
Cosa Vedere: Tra Vette Sacre e Borghi Medievali
Il Monte Saccarello (2200 m): La vetta più alta della Liguria. La salita (anche in auto per gran parte del percorso) regala panorami mozzafiato a 360° sul Mar Ligure e sull’arco alpino. Sulla cima, una statua del Redentore veglia sul territorio.
I Borghi da Cartolina:
Triora: Il famoso “paese delle streghe”, con il suo centro storico medievale arroccato e il museo etnografico e della stregoneria. Un luogo affascinante e misterioso.
Pigna e Castelvittorio: Borghi medievali perfettamente conservati nella Valle Nervia, con carruggi lastricati, portali in ardesia e un’atmosfera senza tempo. Famosa la festa del “Turtùn” (torcione) di Castelvittorio.
La Briga e Realdo: Borghi di cultura brigasca, con le tipiche case in pietra con tetti in lose (pietra ardesia). A Realdo si respira un’aria di autenticità rara.
L’Alta Via dei Monti Liguri: Il sentiero che percorre tutta la cresta spartiacque della Liguria. I tratti nelle Alpi Liguri (es. da Monte Saccarello al Colle di Nava) sono tra i più selvaggi e panoramici, per escursionisti esperti.
I Forti Militari: Testimonianze delle guerre passate, come i Forte di Nava o il Forte San Paolo presso Colle Melogno, aggiungono un fascino storico al paesaggio.
Cosa Gustare: Sapori di Montagna e di Confine
La cucina delle Alpi Liguri è robusta, povera e ricca di sapori, frutto della cultura occitana e di un territorio montano.
I Funghi e le Castagne: Come in tutta l’entroterra ligure, i porcini e i finferli sono protagonisti. Le castagne sono la base per piatti come la pulla (una polenta dolce) o la farina di neccio per castagnacci e pasta.
La Caccia: Cinghiale in salmì, camoscio e lepre sono carni prelibate che troverete nei menu delle locande.
I Formaggi: Assaggiate il Brös, un formaggio fresco magro aromatizzato con erbe aromatiche e aglio, o la Sola di Latte di Briga.
I Piatti della Tradizione:
Ravioli di Patate: La pasta ripiena della zona, condita con sugo di carne o funghi.
Turtùn: Tipico di Castelvittorio, è una torta salata ripiena di bietole, uova, formaggio e prezzemolo.
Frisciöi: Frittelle salate di farina, zucca e erbette.
I Vini: Nonostante l’altitudine, ci sono piccole produzioni locali. Da provare i vini delle Colline di Ventimiglia o, spostandosi un po’, il Rossese di Dolceacqua o l’Ormeasco di Pornassio.
Le Alpi Liguri sono un invito a rallentare, a respirare a pieni polmoni, a perdersi tra sentieri e storie antiche. Sono la prova che la Liguria è la regione dei forti contrasti, dove in meno di un’ora si può passare dal mare blu cobalto alle cime che sfiorano il cielo.
Sei pronto a esplorare la vetta della Liguria? Quale di questi borghi ti incuriosisce di più?
Lontano dal frastuono della costa, esiste una Liguria fatta di dolci colline, verdi vallate e borghi dove il tempo sembra essersi fermato. È la Val Bormida, un angolo di Piemonte in Liguria (o viceversa?) che segna il confine tra le due regioni con un carattere unico e un’anima profondamente autentica. Un luogo ideale per chi cerca una gita fuori porta rigenerante, immersa nella natura, nella storia e in una tradizione enogastronomica da leccarsi i baffi.
Ecco la tua guida per esplorare questa terra di confine.
Dove Siamo e Come Arrivare
La Val Bormida è solcata dal fiume omonimo e si sviluppa principalmente in provincia di Savona, anche se la sua parte alta si insinua nel Piemonte. È facilmente raggiungibile ed è un crocevia naturale.
In auto: È l’opzione migliore per esplorare la valle con libertà.
Da Genova: Prendere l’A10 verso Savona e uscire a Altare o Millesimo. Tempo di percorrenza: circa 1 ora.
Da Torino: Prendere l’A6 verso Savona e uscire a Millesimo o uscire ad Asti Est e percorrere la SS Asti-Millesimo.
Da Savona: Percorrere la SS29 del Colle di Cadibona.
In treno: La linea ferroviaria Torino-Savona ferma alle stazioni principali della valle, come Millesimo e Carcare, collegandola comodamente a entrambe le città.
Quando Andare: Ogni Stagione ha il suo Incanto
La Val Bormida è una meta quattro stagioni, con un clima meno umido della costa.
Primavera e Autunno: Sono senza dubbio i periodi migliori. Le temperature sono miti, ideali per il trekking e le passeggiate in bicicletta. In autunno, i boschi esplodono in colori caldi ed è il periodo clou per la raccolta dei funghi e dei tartufi.
Estate: È la stagione perfetta per sfuggire alla calura costiera. In valle si gode di un’aria più fresca, ottima per passeggiate nei boschi e per partecipare alle numerose sagre e feste patronali.
Inverno: L’atmosfera è quieta e suggestiva. Le giornate fredde sono l’occasione giusta per rifugiarsi in un agriturismo davanti a un piatto caldo della tradizione e magari godersi un po’ di neve sulle colline più alte.
Cosa Vedere: Borghi da Cartolina e Natura Incontaminata
Il vero tesoro della Val Bormida sono i suoi borghi, ognuno con una storia da raccontare.
Millesimo: Il “Borgo del Diavolo” Definito uno dei Borghi più Belli d’Italia, Millesimo è un gioiello medievale. Il suo simbolo è il caratteristico Ponte Vecchio (o “del Diavolo”), un ponte a schiena d’asino del XII secolo avvolto da leggende. Da non perdere una passeggiata nel centro storico e una visita al Castello Del Carretto.
Bardineto: Il Regno del Fungo Nell’alta valle, Bardineto è celebre per i suoi splendidi boschi ricchi di funghi, tanto da organizzare ogni anno la prestigiosa “Festa nazionale del Fungo d’Oro”. Il paese è anche un’ottima base di partenza per escursioni nel verde.
Calizzano e Murialdo: tra Funghi e Santuari Quasi al confine con il Piemonte, Calizzano è famoso per la sua grande faggeta del Colle del Melogno. Nei dintorni, a Murialdo, sorge il Santuario di San Pietro in Vincoli, un luogo di pace e spiritualità immerso nei castagni.
Carcare: I Sapori della Storia Crocevia commerciale sin dall’antichità, Carcare è il centro principale della valle. Merita una sosta per assaggiare i suoi famosi amaretti e per visitare il centro storico.
I Sentieri dell’Alta Via dei Monti Liguri Per gli amanti del trekking, la Val Bormida è attraversata dal tracciato dell’Alta Via dei Monti Liguri. I tratti che passano dal Monte Settepani e dal Monte Carmo offrono panorami mozzafiato sulla valle e sulle Alpi Marittime.
Cosa Assaggiare: Un Viaggio nel Gusto
La cucina della Val Bormida è robusta, genuina e segna il passaggio tra la tradizione ligure e quella piemontese.
I Funghi: Sono i protagonisti indiscussi. Porcini, finferli e mazze di tamburo vengono preparati trifolati, in risotto, come condimento per la polenta o in frittata.
La Caccia: La tradizione venatoria è forte. Nel menu troverete spesso cinghiale in salmì o stufato, lepre e coniglio selvatico.
I Formaggi: Assaggiate il Sora, un formaggio tipico a pasta semicotta, o la Ricotta di Malga.
I Dolci: Gli Amaretti di Carcare sono famosissimi: duri fuori e morbidi dentro, sono un’istituzione. Da provare anche le paste di meliga (con farina di mais) e le castagnaccio in autunno.
I Vini: Sebbene non sia una zona vitivinicola vastissima, produce ottimi vini come il Dolcetto e il Barbera che accompagnano perfettamente i piatti robusti della tradizione.
La Val Bormida non è una meta da consumare in fretta. È un luogo da assaporare con lentezza, perdersi tra i suoi carruggi silenziosi, concedersi una pausa in un’osteria e scoprire il cuore più vero e nascosto della Liguria.
Hai già visitato la Val Bormida? Quale borgo ti ha conquistato di più?