Attività

  • Festa dei Gunbi a Toirano: un tuffo nelle antiche tradizioni liguri

    Festa dei Gunbi a Toirano: un tuffo nelle antiche tradizioni liguri

    Nel cuore dell’estate, il borgo medievale di Toirano, incastonato nell’entroterra savonese, si anima con uno degli eventi più autentici e attesi della Riviera Ligure: la Festa dei Gunbi . Una manifestazione che non è solo una sagra, ma un vero e proprio viaggio nelle radici più profonde di questo territorio, tra sapori genuini, storia e spirito di comunità.

    Cosa sono i “Gunbi”?

    Il nome stesso dell’evento racchiude il suo significato più autentico. “Gunbi” (si scrive e si pronuncia con la N, non con la M) è il termine dialettale ligure che indica gli antichi frantoi in pietra . Queste costruzioni, che conservano vecchie macine e ingranaggi in legno di rovere, sono il simbolo di un passato rurale in cui l’economia locale era incentrata sulla preziosa produzione dell’olio extravergine d’oliva . Durante la festa, alcune di queste cantine e frantoi vengono riaperti, diventando luoghi di incontro e condivisione .

    Una storia di passione e volontariato

    La Festa dei Gunbi non è nata come un grande evento commerciale. È una creatura del volontariato locale, nata oltre trent’anni fa da un gruppo di amici appassionati con l’obiettivo di far conoscere il paese, i suoi prodotti tipici e, soprattutto, di raccogliere fondi per sostenere le associazioni e le iniziative solidali del territorio . In dieci anni, dal 2003 al 2013, la festa ha donato oltre 411.000 euro a queste realtà . Un impegno sociale che ha reso questo appuntamento un “momento di gioia e di aggregazione”, come lo definiscono gli stessi organizzatori, capace di mettere d’accordo grandi e piccini .

    Cosa si gusta: un viaggio nei sapori liguri

    La vera protagonista della festa è la cucina ligure più genuina. Per soddisfare tutti i palati, l’organizzazione allestisce diverse cucine tematiche: quella di carne, quella di pesce e una dedicata ai vegetariani . Passeggiando per le vie del borgo, si incontrano innumerevoli punti di street food dove assaporare le specialità locali . Ecco alcune delle golosità da non perdere:

    • Trofie al pesto e torte di verdure, classici intramontabili della tradizione .
    • Ravioli di borragine e coniglio alla ligure .
    • Farinata e panissa, cibo di strada per eccellenza .
    • I famosi “michettin” e le fragranti bruschette .
    • Fritto di calamari e spiedini per gli amanti del mare .
    • Per concludere in dolcezza, le immancabili frittelle di mele .

    Il tutto accompagnato da un buon bicchiere di vino del territorio, come il Vermentino o il Pigato, o da birre artigianali locali .

    Non solo cibo: musica, mercato e cultura

    La Festa dei Gunbi è un’esperienza a 360 gradi. Le serate sono animate da musica dal vivo e spettacoli che coinvolgono l’intero paese, creando un clima di festa contagioso . Per chi ama lo shopping, c’è un vivace mercato con prodotti tipici locali e artigianato . Inoltre, il Museo Etnografico della Val Varatella apre le sue porte in orario serale, offrendo uno sguardo privilegiato sulla vita contadina di un tempo .

    Come arrivare e informazioni pratiche

    Raggiungere Toirano durante la festa è semplice, ma viste le grandi folle, è consigliabile utilizzare il servizio di navetta dedicato .

    • In auto: Toirano si trova nell’entroterra savonese, facilmente raggiungibile dall’Autostrada A10 (uscita Borghetto Santo Spirito).
    • Navetta: un servizio navetta a pagamento (circa 3 euro per l’intera serata, andata e ritorno; gratuito per i bambini sotto i 12 anni) collega Borghetto Santo Spirito al Parco Rosciano di Toirano . Le corse sono attive dalle 18:30 alle 00:45 .
    • Parcheggio: per chi arriva in auto, è disponibile un parcheggio in località La Giaire .

    🌟 Un consiglio in più

    Per vivere al meglio l’esperienza, ti consigliamo di arrivare sul presto, soprattutto se sei con bambini, per evitare le lunghe code agli stand gastronomici. E non dimenticare di esplorare il borgo: Toirano, con le sue mura medievali e le famose grotte preistoriche, merita una visita che va oltre la festa !

  • Noli Musica Festival 2026: la musica incanta l’Antica Repubblica Marinara

    Noli Musica Festival 2026: la musica incanta l’Antica Repubblica Marinara

    Agosto è il mese in cui Noli, uno dei borghi più belli d’Italia, si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto per la diciassettesima edizione del Noli Musica Festival . Un evento che ormai è diventato uno dei festival più prestigiosi e internazionali della Liguria, capace di unire lirica, musica classica e world music in un’atmosfera unica e suggestiva .

    Una rassegna tra storia e musica

    Il festival non è solo una semplice rassegna di concerti. Come raccontano gli organizzatori, è una vera e propria fucina di eventi culturali che coinvolge l’intera comunità e i turisti che scelgono Noli per le loro vacanze estive . Le location sono parte integrante dello spettacolo: le piazze, gli oratori, le chiese e il Castello di Monte Ursino si trasformano in scenografie naturali che esaltano ogni performance .

    Il programma di agosto

    Il mese di agosto si apre con un omaggio alla musica leggendaria:

    Giovedì 6 agosto – “Trapunto di Stelle”

    In Piazza Chiappella, alle ore 21, andrà in scena lo spettacolo “Trapunto di Stelle – Omaggio a Domenico Modugno” a cura dei Radicanto. Un viaggio emozionante nella musica del celebre cantautore pugliese, interpretato da Maria Giaquinto (canto e narrazione), Giuseppe De Trizio (chitarra classica) e un ensemble di musicisti d’eccezione .

    Lunedì 10 agosto – Trio Hérmes

    Sempre alle 21, in Piazza Stettini, si esibirà il Trio Hérmes con un programma dedicato a “Intrecci romantici”: musiche di Fanny e Felix Mendelssohn e Mel Bonis, tra passione e virtuosismo cameristico. Il trio, nato sotto la guida del Trio di Parma e perfezionatosi presso le più prestigiose accademie italiane, è considerato una delle realtà più folgoranti della nuova generazione cameristica italiana .

    18 e 19 agosto – Gran Finale Disney

    A chiudere il festival in bellezza, due serate evento al Castello di Monte Ursino (alle 20,45) con “I sogni son desideri”, un concerto dedicato alle celebri musiche di Walt Disney. Un vero e proprio spettacolo che coinvolge soprano, attori, ballerini e un mago illusionista, con i costumi del Teatro della Tosse di Genova .

    Un’edizione dedicata a Renata Scotto

    Il festival dedica un momento speciale alla memoria del soprano Renata Scotto, cittadina onoraria di Noli e madrina storica della rassegna. Già a luglio, nella Sala Consiliare del Comune, sarà allestita la mostra “I costumi della diva”, con i bozzetti e i costumi indossati dalla Scotto al Metropolitan Opera House di New York .

    Come partecipare

    I biglietti sono disponibili presso l’Ufficio Manifestazioni del Comune di Noli (Piazza Milite Ignoto, 6 – piano terra, dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00) e presso la Libreria Feltrinelli di Savona. La prevendita è attiva anche un’ora prima di ogni concerto presso la sede dell’evento . Per informazioni: 019 7499531 – ufficio.manifestazioni@comune.noli.sv.it.

    In caso di maltempo, gli spettacoli si terranno nella Chiesa di Sant’Anna .

    Non perdete l’occasione di vivere l’emozione della grande musica in uno dei borghi più affascinanti della Liguria. Il Noli Musica Festival vi aspetta!

  • Sagra dello Sgabeo di Sarzana: cinque giorni di festa per la pasta fritta più amata della Lunigiana

    Sagra dello Sgabeo di Sarzana: cinque giorni di festa per la pasta fritta più amata della Lunigiana

    Negli ultimi giorni di luglio, la città di Sarzana si trasforma in un grande spazio conviviale per celebrare uno dei suoi simboli gastronomici più autentici: lo Sgabeo. La Sagra dello Sgabeo, in programma dal 22 al 26 luglio 2026, è un appuntamento imperdibile per chi ama i sapori semplici e genuini della tradizione ligure .

    Cos’è lo Sgabeo

    Lo Sgabeo è una striscia di pasta lievitata, tagliata a forma allungata o romboidale, fritta in olio caldo e salata in superficie . Il risultato è un pane fritto dorato e croccante fuori, soffice all’interno, dal sapore irresistibile che conquista al primo morso.

    Le origini di questo piatto affondano nella tradizione contadina della Val di Magra . Le donne dell’estremo levante ligure friggevano la pasta avanzata dalla produzione del pane nello strutto, creando uno spuntino sostanzioso da accompagnare a salumi e formaggi . Per renderlo più croccante e asciutto, alla pasta del pane veniva aggiunta anche un po’ di farina gialla .

    La forma dello Sgabeo non è casuale: il “gonfio” dovuto alla lievitazione richiama il ventre materno, e per questo era considerato un alimento portatore di fecondità e benessere . Il nome stesso potrebbe derivare dal latino “skabellum”, che significa “sgabello”, perché questi panini fritti facevano da “base” per salumi e formaggi .

    Come si gusta

    Gli Sgabei vengono serviti caldissimi, appena fritti. La tradizione li vuole accompagnati da salumi e formaggi locali: stracchino, salsiccia di Pignone, coppa, lardo di Colonnata . Ma la loro versatilità li rende perfetti anche in versione dolce, farciti con cioccolato, crema pasticcera o Nutella .

    Oggi gli Sgabei sono considerati un vero e proprio street food della Lunigiana e della provincia spezzina, proposti come antipasto o secondo in molti ristoranti, ma soprattutto nelle sagre di paese .

    La Sagra: cinque giorni di gusto e convivialità

    La Sagra dello Sgabeo di Sarzana si tiene ogni anno a luglio e rappresenta un momento di festa che unisce tutta la comunità . Le vie del centro storico si riempiono di stand gastronomici dove gli Sgabei vengono preparati al momento, avvolgendo i visitatori con i loro profumi invitanti .

    Oltre alla degustazione della specialità locale, la sagra offre un programma ricco di musica, intrattenimento e mercatini, trasformando il centro di Sarzana in un grande spazio di festa e convivialità .

    Come arrivare e info utili

    Sarzana si trova in provincia di La Spezia, facilmente raggiungibile dall’autostrada A12 (uscita Sarzana) o in treno (stazione di Sarzana). La sagra si svolge nel centro storico della città.

  • Spiagge Imperdibili per un Bagno a Luglio in Liguria

    Spiagge Imperdibili per un Bagno a Luglio in Liguria

    Luglio in Liguria è sinonimo di sole, mare caldo e giornate lunghe. Con una temperatura media dell’acqua di 24 °C, fare il bagno è un piacere assicurato, mentre il sole splende in media per 10 ore al giorno . La regione, che ogni anno conquista il primato di Bandiere Blu, offre un litorale variegato capace di soddisfare ogni esigenza .

    Che siate in cerca di una spiaggia di sabbia per i bambini, di una baia esclusiva o di una caletta nascosta, ecco una guida alle mete imperdibili per un bagno a luglio.

    🔵 Le perle della Riviera di Ponente: sabbia, famiglia e sport

    La Riviera di Ponente (a ovest di Genova) è famosa per le sue ampie spiagge sabbiose e i fondali che degradano dolcemente, ideali per famiglie e lunghe giornate di relax .

    • Alassio è la classica località balneare. La sua spiaggia di sabbia fine e dorata, con fondali bassi, è perfetta per i bambini . Il celebre “Muretto” e la vivace passeggiata completano l’offerta .
    • Laigueglia, un borgo tra i più belli d’Italia, offre un litorale sabbioso di circa 5 chilometri. Anche qui i fondali bassi la rendono una scelta eccellente per le famiglie .
    • Finale Ligure è la regina degli sport all’aria aperta. Oltre a spiagge sabbiose e ben attrezzate, il suo entroterra è un paradiso per trekking, arrampicata e mountain bike .
    • Varazze, con le sue spiagge di sabbia e ciottoli, vanta il prestigioso riconoscimento della Bandiera Blu per la qualità delle acque . Il lungomare Europa, ricavato dalla vecchia ferrovia, è perfetto per passeggiate panoramiche .
    • Noli è un gioiello medievale affacciato su un mare limpido. La sua spiaggia sabbiosa, con tratti liberi e attrezzati, è ideale per famiglie che amano unire storia e mare .
    • Spiaggia Fortezza ad Arma di Taggia è un’altra meta a misura di bambino, con una lunga distesa di sabbia dorata e un ingresso in acqua molto graduale .

    🟢 Il fascino della Riviera di Levante: baie da cartolina e acque cristalline

    La Riviera di Levante (a est di Genova) è il regno delle scogliere, delle calette nascoste e dei panorami mozzafiato. Qui le spiagge sono spesso più piccole, ma di una bellezza unica .

    • La Baia del Silenzio a Sestri Levante è l’immagine più iconica della Liguria. Incorniciata da case color pastello, questa piccola spiaggia di sabbia offre un’atmosfera intima e romantica, con un mare calmo e trasparente .
    • La Baia dei Saraceni a Varigotti è famosa per le sue acque turchesi e lo scenario da cartolina, con le case colorate del borgo che si affacciano direttamente sulla spiaggia di sabbia fine . È una delle baie più fotografate d’Italia.
    • Monterosso al Mare, l’unica delle Cinque Terre ad avere una vera spiaggia sabbiosa, è una tappa obbligata. La spiaggia di Fegina è ampia e attrezzata, ma in luglio è molto affollata .
    • Paraggi, tra Santa Margherita Ligure e Portofino, è una baia esclusiva e raffinata. L’acqua ha sfumature caraibiche e la spiaggia, con sabbia chiara, è circondata dal verde della vegetazione mediterranea .
    • Cavi di Lavagna vanta un raro primato: una spiaggia sabbiosa che si estende per ben 4 chilometri, una delle più lunghe e continue della Liguria. Bandiera Blu e Bandiera Verde per le famiglie .
    • Moneglia, poco dopo Sestri, è considerata una “gemma segreta”. La sua spiaggia sabbiosa è ampia e offre un contesto autentico e meno caotico rispetto ad altre località .

    🟠 Tesori nascosti e angoli di paradiso

    Per chi non teme un po’ di fatica in cambio di un’esclusività assoluta, la Liguria offre anche calette segrete e difficilmente accessibili.

    • Punta Crena, vicino a Varigotti, è l’esempio perfetto di spiaggia selvaggia. Raggiungibile solo via mare (a nuoto, in kayak) o attraverso un sentiero impervio che termina a strapiombo sul mare, è un gioiello di ciottoli bianchi e acqua turchese, poco frequentato anche in alta stagione .
    • Le Calandre a Ventimiglia è una delle poche spiagge sabbiose del Ponente e sembra un angolo di California. Si raggiunge attraverso un sentiero scavato nella roccia ed è molto amata dai surfisti .
    • Cala Maramozza a Lerici, nel Golfo dei Poeti, è una piccola spiaggia di ciottoli famosa per il suggestivo faraglione che si erge dal mare e per le sue acque limpide .

    🟣 Consigli per un bagno perfetto a luglio

    • Orari: per evitare le ore più calde e trovare meno folla, concedetevi un bagno al mattino presto o al tramonto, quando la luce regala scenari magici .
    • Spiagge libere vs stabilimenti: la Liguria offre entrambe le soluzioni. Se cercate un posto libero e panoramico, località come la Baia dei Saraceni o le Calandre offrono ampi tratti gratuiti, ma in luglio bisogna arrivare presto .
    • Accessibilità: le spiagge della Riviera di Ponente sono generalmente più facilmente accessibili, mentre quelle di Levante possono richiedere escursioni a piedi o l’uso di mezzi nautici .
  • Sagra del Bagnun di Riva Trigoso: la 66ª edizione della zuppa di acciughe più famosa d’Italia

    Sagra del Bagnun di Riva Trigoso: la 66ª edizione della zuppa di acciughe più famosa d’Italia

    Nel cuore dell’estate ligure, la frazione di Riva Trigoso si prepara a vivere uno degli appuntamenti più attesi e sentiti della tradizione marinara: la 66ª Sagra del Bagnun . Dal 17 al 19 luglio 2026, il borgo si animerà per celebrare un piatto che racchiude in sé secoli di storia, lavoro e convivialità .

    Cos’è il Bagnun

    Il Bagnun è una zuppa di pesce semplice ma dal sapore intenso, a base di acciughe fresche pescate nelle acque del Tigullio, cotte in un sugo di pomodoro, cipolla, aglio e prezzemolo, e servite sulle tradizionali gallette del marinaio . Il nome deriva dal dialetto locale “bagnetta”, che significa “sugo” .

    Nato nell’Ottocento come piatto dei pescatori, il Bagnun veniva preparato direttamente sulle barche dopo le notti di pesca, utilizzando le acciughe invendute per preparare un pasto sostanzioso e nutriente per l’equipaggio . Un piatto povero ma ricco di sapore, che racconta l’ingegno di chi sapeva trasformare in prelibatezza anche i prodotti meno nobili del mare .

    La storia della Sagra

    La prima Sagra del Bagnun si tenne nel 1960 grazie all’intuizione di Edoardo Bo, allora impiegato dei Cantieri Navali di Riva Trigoso, insieme a Giovanni Magnelli e Arminio Stagnaro . L’obiettivo era attirare turisti nel borgo marinaro, proponendo un piatto autentico della tradizione locale .

    Da allora, la manifestazione si svolge ogni anno nel penultimo fine settimana di luglio, diventando un appuntamento imperdibile per gli amanti del pesce azzurro e per chiunque voglia vivere un’esperienza autentica di cultura e ospitalità ligure . Oggi l’organizzazione è affidata all’Associazione Bagnun Onlus, presieduta dal giornalista Franco Po, che ha saputo dare impulso mediatico all’evento portandolo anche all’attenzione di emittenti come la BBC .

    Le caratteristiche uniche della Sagra

    La Sagra del Bagnun si distingue per alcune caratteristiche che la rendono unica nel panorama delle manifestazioni gastronomiche italiane:

    La distribuzione gratuita

    La sera di sabato, a partire dalle 19:30, il Bagnun viene distribuito gratuitamente a tutti i presenti . Una tradizione che la rende l’unica sagra monotematica completamente gratuita in Italia . Un gesto di generosità che richiama ogni anno migliaia di visitatori: in passato si è arrivati a distribuire oltre 4.000 piatti, con oltre 40 volontari che hanno pulito fino a 25.000 acciughe in una sola serata .

    La filiera a chilometro zero

    Gli ingredienti sono rigorosamente a chilometro zero: le acciughe vengono pescate nelle acque antistanti Riva Trigoso, e la ricetta è rimasta immutata nel tempo . Sestri Levante ha consolidato negli anni il titolo di “capitale dell’acciuga del nord Italia”, grazie alla pesca che ogni giorno decine di lampare scaricano nel porticciolo .

    Il programma della 66ª edizione

    La tre giorni di festa si svolgerà ai giardini di via Benedetto Brin e nel centro di Riva Trigoso . Ecco il programma principale :

    Venerdì 17 luglio

    • Inaugurazione della mostra di pittura e prodotti artigianali
    • Concerto della Filarmonica Città di Sestri Levante

    Sabato 18 luglio

    • Fiera di merci varie per le vie del borgo
    • Dalle 19:30 alle 23:30: distribuzione gratuita del Bagnun
    • Ballo con orchestra
    • Spettacolo pirotecnico

    Domenica 19 luglio

    • Corso gratuito di sfilettatura del pesce
    • Pranzo a base di piatti tipici (iniziativa benefica)
    • Musica dal vivo e intrattenimento

    La Sagra diventa un evento di rilevanza nazionale

    La manifestazione è sostenuta dal Comune di Sestri Levante (che per il 2026 ha stanziato un contributo di 23 mila euro), dalla Regione Liguria, dalla Città Metropolitana e dalla Camera di Commercio di Genova . Recentemente, la Sagra del Bagnun è stata protagonista di un servizio su Rai “Linea Blu” con Donatella Bianchi, che ha raccontato al pubblico nazionale le origini e il valore di questa tradizione .

    Un’ambasciatrice del pesce azzurro nel mondo

    L’Associazione del Bagnun non si limita all’evento estivo: ha portato questo piatto simbolo della cucina marinara in giro per il mondo, da Düsseldorf a Francoforte, da San Gallo a Montreux, fino ad Ajaccio, Tenerife e persino negli Stati Uniti, dove a Santa Cruz di California hanno dedicato una via a Riva Trigoso . Un riconoscimento straordinario per un piatto nato dalla povertà e diventato ambasciatore della cultura ligure nel mondo.

    Come arrivare e info utili

    Riva Trigoso è una frazione di Sestri Levante, facilmente raggiungibile in auto dall’autostrada A12 (uscita Sestri Levante) o in treno (stazione di Riva Trigoso). La Sagra si svolge ai giardini di via Benedetto Brin. L’ingresso è gratuito e la distribuzione del Bagnun è libera fino a esaurimento scorte.

  • La Madaena di Taggia: quando la morte danza per rinascere

    La Madaena di Taggia: quando la morte danza per rinascere

    Nel borgo medievale di Taggia, incastonato nel ponente ligure, sopravvive una delle feste più antiche e affascinanti d’Italia. La Madaena, la festa di Santa Maria Maddalena del Bosco, è un rito che si ripete immutato da secoli, un viaggio nel tempo che trasforma il paesino in un palcoscenico di tradizioni pagane e cristiane .

    Una festa che affonda le radici nella notte dei tempi

    La celebrazione si svolge ogni anno nella domenica più vicina al 22 luglio, giorno dedicato a Santa Maria Maddalena . Le origini della Madaena sono antichissime: la festa viene menzionata negli statuti di Taggia già nel 1381 e, in origine, veniva celebrata per l’abolizione del dazio sui vini .

    Solo dopo il 1716, con la nascita della Compagnia di Santa Maria Maddalena del Bosco, la festa ha assunto un carattere più religioso e comunitario . Oggi la Compagnia conta circa 350 persone, di cui un centinaio di uomini che partecipano alla notte sacra al santuario .

    La leggenda della Santa

    Il culto della Maddalena a Taggia ha radici profonde. Secondo la tradizione, la Santa, dopo la morte di Gesù, arrivò dalla Palestina e si ritirò in penitenza in una grotta nei boschi di Taggia, prima di proseguire il suo viaggio verso la Provenza .

    Nei pressi dell’attuale eremo si trova “u Bauzu da Madarena”, un anfratto roccioso con due uscite che, secondo la leggenda, fu il rifugio della Santa. Si dice che chi attraversa questo cunicolo guarisca dai mali del ventre .

    La chiesetta dell’eremo, dedicata alla Santa, fu costruita dai monaci benedettini nel IX secolo. In origine qui sorgeva anche un piccolo monastero e, nel XVI secolo, l’eremo venne trasformato in lazzaretto per il ricovero dei malati contagiosi .

    Il pellegrinaggio dei Maddalenanti

    Tutto ha inizio il sabato pomeriggio. Gli abitanti di Taggia si radunano nel “Pantan”, la via principale del centro storico, indossando il tradizionale berretto rosso e nero, simbolo della festa .

    Dopo la benedizione nella chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano, il corteo dei Maddalenanti – solo uomini – si inerpica tra i vicoli e si addentra nel bosco . A piedi, a cavallo o a dorso di mulo, percorrono undici chilometri di sentieri fino a raggiungere l’eremo a quota 623 metri sul livello del mare .

    Qui trascorrono la notte in una veglia fatta di canti, abbondanti libagioni e scherzi, in un’atmosfera di festa che ricorda gli antichi baccanali pagani .

    La domenica mattina, le donne e le famiglie raggiungono l’eremo. Dopo la colazione collettiva, si celebrano la Santa Messa e il pranzo all’aperto, a cui partecipano anche più di 500 persone, sotto pergolati di fronde di castagno .

    Il Ballo della Morte: il cuore del rito

    Nel pomeriggio, quando il pranzo è terminato, cala il silenzio. È il momento del Ballo della Morte, un rituale che è stato tramandato di padre in figlio da alcune famiglie del paese .

    Due uomini, vestiti con i costumi tradizionali, si preparano a danzare. Uno è “u Masciu” (il maschio), l’altro interpreta “a Lena” (la Maddalena, la donna). Sul sagrato della chiesetta, la musica inizia a suonare una marcetta dal ritmo ipnotico .

    La pantomima della vita e della morte

    I due danzatori mimano un corteggiamento fatto di inseguimenti, abbracci e rifiuti. La danza è un’alternanza di passioni, un gioco d’amore tra i due principi maschile e femminile. Ma quando sembra che l’intesa sia finalmente raggiunta, la Lena inizia a traballare, barcolla e cade a terra, apparentemente morta .

    Il Masciu precipita nella disperazione. Impreca, si dispera, getta a terra il berretto. La musica si fa grave, i fiati calano un senso di tragedia. Poi, come ultimo tentativo, l’uomo tira fuori dalla camicia un mazzo di lavanda e lo passa sul corpo della compagna: sulle braccia, sul petto, sul viso .

    Ed ecco il miracolo. La Lena si solleva con un balzo, rianimata. La musica torna allegra e i due riprendono a ballare felici, mentre tutti i presenti lanciano lavanda e applaudono . Il ballo viene poi ripetuto per tre volte – il numero simbolico per eccellenza – una seconda volta all’eremo e una terza, quella solenne, al rientro a Taggia, in piazza .

    Il significato profondo: un rito di rinascita

    Il Ballo della Morte è molto più di una semplice rappresentazione teatrale. È un rito arcaico che affonda le sue radici nelle antiche feste pagane della mietitura e del raccolto .

    La fine di luglio è il periodo della canicola, il momento più caldo dell’anno, in cui il “sole leone” rischia di bruciare i raccolti. La Lena che muore e rinasce simboleggia il ciclo della natura, la terra che muore per poi rinascere, il grano che viene falciato per poter germogliare di nuovo . La lavanda, pianta che in Provenza e in Liguria veniva raccolta proprio in questo periodo, è un’antica pianta che aiuta il parto, simbolo di fertilità e nuova vita .

    Anche la figura di Maria Maddalena, la peccatrice redenta, si fonde perfettamente con questo simbolismo: la sua storia è un potente messaggio di morte e resurrezione, di perdono e di una nuova vita .

    Oggi, a interpretare il Mascio e la Lena sono da anni due membri della Compagnia, che vivono questo ruolo come una vera e propria missione. «Per me figurare a questo cerimoniale è molto importante – racconta uno di loro – La vivo in modo forte. Ne sono onorato. È come pregassi» .

    Come vivere la Madaena

    La Madaena si svolge ogni anno a luglio. Per partecipare all’evento, è necessario recarsi a Taggia (in provincia di Imperia) nel fine settimana indicato. La domenica pomeriggio, intorno alle 17:30, i Maddalenanti fanno il loro ingresso trionfale in paese e il Ballo della Morte viene ripetuto in piazza, di fronte a centinaia di spettatori .

    Assistere alla Madaena è un’esperienza unica, un’occasione per toccare con mano un patrimonio culturale vivo, dove paganesimo e cristianesimo si mescolano in un abbraccio millenario, raccontando la storia più autentica del ponente ligure .

  • Sagra dello Gnocco a Mioglia: tre giorni di gusto, musica e tradizione contadina

    Sagra dello Gnocco a Mioglia: tre giorni di gusto, musica e tradizione contadina

    Nel cuore dell’entroterra savonese, il piccolo comune di Mioglia si prepara ad accogliere uno degli eventi più attesi dell’estate ligure: la Sagra dello Gnocco. Giunta alla sua 21ª edizione, la manifestazione è entrata a far parte del calendario degli “Eventi Autentici Liguri” sostenuti dalla Regione, confermandosi come un appuntamento imperdibile per gli amanti della buona cucina e delle tradizioni di paese .

    Le date della 21ª edizione

    La Sagra dello Gnocco di Mioglia 2026 si terrà da venerdì 3 a domenica 5 luglio presso il “Capannone delle Feste” in via S. Giovanni Bosco, nei pressi della piazza del paese . Il via alle degustazioni è previsto per le 19:15 . Un grande vantaggio è che la sagra si svolge al coperto, un dettaglio pratico importante per chi viaggia in famiglia o non vuole dipendere dalle condizioni meteo .

    Un menù tutto dedicato allo gnocco

    Protagonisti indiscussi della manifestazione sono gli gnocchi, preparati in due varianti: i classici gnocchi di patate e gli gnocchi verdi alle ortiche . Ma è nella scelta dei sughi che la sagra di Mioglia si distingue per la sua ricchezza e creatività.

    I sughi tradizionali e la novità 2026

    Accanto ai condimenti ormai consolidati – pomodoro, ragù, pesto, gorgonzola e noci, e il particolare sugo alla “cenere” – ogni anno viene introdotta una novità . Per l’edizione 2026, la Pro Loco ha annunciato un nuovo sugo a base di salsiccia, porri e zafferano, che promette di conquistare i palati più curiosi .

    Il TRIS di gnocchi

    Novità assoluta per il venerdì sera sarà la possibilità di ordinare il TRIS di gnocchi: un piatto unico che permetterà di assaporare tre dei sughi più amati – pesto, ragù e cenere – in un’unica, golosa porzione .

    Secondi e dolci

    Ma la sagra non è solo gnocchi: il menù si completa con ottimi secondi piatti, tra cui cosce di pollo alla piastra, arrosto allo spiedo, salsiccia, patatine e la tipica formaggetta delle valli dell’Erro e Bormida, proveniente da produttori locali . E per concludere in dolcezza, panna cotta, crostata, meringata e sorbetto al limone .

    Tre serate all’insegna del ballo

    Ogni sera, a partire dalle 21:30, l’ampia pista da ballo allestita a fianco del capannone si anima con musica dal vivo e dj set :

    • Venerdì 3 luglio: Dj set con Dj Bond, pensato per i ragazzi e per chi vuole scatenarsi in balli movimentati .
    • Sabato 4 luglio: serata all’insegna del liscio con Alida .
    • Domenica 5 luglio: gran finale con l’Ornella’s Group, per ballare fino a tarda sera .

    La domenica di Trattolandia

    La giornata di domenica 5 luglio arricchisce il programma con la 5ª edizione di Trattolandia, un evento che celebra la cultura contadina e la passione per i mezzi agricoli .

    Il programma prevede:

    • Dalle 8:30: ritrovo dei trattoristi nel campo di via Acqui per le iscrizioni .
    • Alle 10:30: partenza del lungo e colorato corteo di trattori che sfilerà per le vie del centro e le frazioni del paese .
    • Nel pomeriggio: giochi di ispirazione contadina in squadre, aperti a tutti .
    • Alle 17:30: premiazioni dei partecipanti .

    In occasione del pranzo dei trattoristi, domenica la cucina sarà aperta al pubblico anche a mezzogiorno, con un menù ridotto .

    Un evento che cresce ogni anno

    La Sagra dello Gnocco di Mioglia rappresenta un appuntamento che unisce gastronomia, musica e spirito di comunità, attirando visitatori da tutta la Liguria e non solo . La sua inclusione tra gli “Eventi Autentici Liguri” – con un finanziamento regionale che per il 2026 ha raggiunto i 575 mila euro per 206 iniziative sul territorio – testimonia il valore di questa manifestazione per la promozione delle tradizioni e dei sapori dell’entroterra savonese .

  • Festa dell’Aglio di Vessalico: la 266ª edizione della storica fiera

    Festa dell’Aglio di Vessalico: la 266ª edizione della storica fiera

    Ogni 2 luglio, il piccolo borgo di Vessalico, incastonato nell’Alta Valle Arroscia, si trasforma in un vivace palcoscenico di sapori e tradizioni. L’appuntamento è con la Storica Fiera dell’Aglio, giunta quest’anno alla sua 266ª edizione . Un evento che da oltre due secoli celebra uno dei prodotti simbolo dell’agricoltura ligure e che ancora oggi richiama visitatori da tutta la regione e non solo .

    Un prodotto d’eccellenza: l’Aglio di Vessalico

    Protagonista assoluto della manifestazione è l’Aglio di Vessalico, un prodotto che vanta una storia antica e caratteristiche uniche . Coltivato interamente a mano in circa 7 ettari di terreno asciutto e calcareo, tra i 400 e i 500 metri di altitudine, questo aglio si distingue per la sua lunga conservabilità e per un aroma intenso ma digeribile .

    La sua qualità è il frutto di un sapere contadino tramandato di generazione in generazione, con metodi di coltivazione che seguono ritmi quasi “magici”: gli spicchi vengono selezionati e piantati tra ottobre e novembre “di luna vecchia”, e le piante vengono sradicate a fine giugno, quando raggiungono la giusta maturazione . Il prodotto viene poi confezionato nelle caratteristiche reste, le tradizionali trecce composte da 20-25 teste .

    Non a caso, dal 2000 l’Aglio di Vessalico è un Presidio Slow Food, a testimonianza del suo valore come patrimonio culturale e gastronomico . È in corso da tempo la richiesta per ottenere il riconoscimento DOP (Denominazione di Origine Protetta), che ne certificherebbe ulteriormente l’origine e la qualità .

    La Fiera: una festa antica che unisce passato e presente

    Le origini della Fiera risalgono al 1760, quando il primo maggio di quell’anno si tenne la prima edizione . Da allora, la data è stata spostata al 2 luglio, giorno in cui il paese si anima con un fitto programma di eventi . L’edizione del 2026, come da tradizione, si terrà giovedì 2 luglio nel parco Canavai .

    La manifestazione è molto più di una semplice fiera agricola. È una vera e propria festa popolare che coinvolge l’intera comunità . Per le vie del borgo si snoda un mercatino dove è possibile acquistare l’aglio fresco, intrecciato in reste, insieme ad altri prodotti tipici della vallata .

    Cosa fare alla Fiera dell’Aglio

    Il programma dell’evento è ricco e pensato per tutti i gusti :

    • Stand gastronomici: L’occasione perfetta per assaporare i piatti della tradizione ligure che esaltano il gusto dell’aglio, dalle zuppe alla pasta fatta in casa, fino alle focacce .
    • Show cooking e laboratori: Negli ultimi anni, la fiera si è arricchita di eventi esperienziali come lo show cooking e i laboratori per bambini, dove si può imparare a preparare il pesto al mortaio o scoprire i segreti dell’aglio nero .
    • Intrattenimento per famiglie: Non mancano momenti di puro svago con musica dal vivo, balli e gonfiabili per i più piccoli .
    • Cultura e tradizioni: La fiera è anche un momento per approfondire la storia del borgo e delle sue antiche tradizioni agricole, attraverso incontri e visite guidate .

    Come arrivare e info utili

    Vessalico si trova in provincia di Imperia, nel cuore dell’Alta Valle Arroscia . La fiera si svolge presso il parco Canavai e l’ingresso è gratuito, con orario continuato dalle 9:00 alle 20:00 . Per maggiori informazioni, è possibile contattare il Comune di Vessalico al numero 018331000 o consultare il sito ufficiale .

  • Passeggiate al chiaro di luna: 3 escursioni notturne in Liguria a giugno (con le lucciole)

    Passeggiate al chiaro di luna: 3 escursioni notturne in Liguria a giugno (con le lucciole)

    C’è una Liguria che la maggior parte dei turisti non vede mai. Non è quella delle spiagge affollate, dei borghi illuminati a giorno, dei tramonti sui porticcioli. È la Liguria che si accende quando il sole tramonta, quando il mare diventa una lama scura all’orizzonte e le colline si riempiono di piccoli punti luce danzanti.

    Sono le lucciole. E a giugno, in Liguria, offrono uno spettacolo che sembra uscito da una fiaba.

    In questo articolo vi racconto perché giugno è il mese perfetto per le passeggiate notturne, dove andare per vedere le lucciole (e non solo), e vi suggerisco 3 escursioni organizzate da guide esperte che vi faranno scoprire l’altra faccia del Ponente Ligure.


    Perché giugno è il mese delle lucciole (e delle passeggiate notturne)

    Le lucciole non sono un fenomeno casuale. La loro stagione di “volo” è breve e preziosa, e giugno è l’ultimo mese buono per vederle. Il picco delle emissioni luminose (il famoso “lampeggio” con cui i maschi corteggiano le femmine) va da metà maggio a fine giugno. Passata questa finestra, il miracolo si spegne per un altro anno.

    Ma giugno offre un altro vantaggio: le giornate sono lunghe, il clima è mite, e la sera si sta bene all’aperto senza il freddo della primavera né l’afa di luglio. Camminare al crepuscolo è piacevole, quasi terapeutico. I profumi sono più intensi (l’elicriso, il timo, il mirto), i suoni sono quelli dei grilli e dei rapaci notturni, e il cielo è ancora limpido.

    “Gli stessi sentieri assumono connotati diversi non solo a seconda della stagione, ma anche dell’orario in cui lo si attraversa: profuma di timo e mirto nelle ore calde, risuona di grida di cicale al pomeriggio e grilli di sera, si illumina di lucciole di notte” .


    Cosa serve per una passeggiata notturna (l’equipaggiamento giusto)

    Prima di addentrarci nei percorsi, un paio di accorgimenti tecnici. Camminare di notte è diverso dal camminare di giorno, e serve l’attrezzatura giusta.

    Lo zaino del viandante notturno:

    CosaPerché serve
    Torcia frontaleFondamentale. Le mani devono essere libere. Meglio se con luce regolabile (non accecate le lucciole!)
    Scarpe da trekkingI sentieri notturni sono insidiosi. Niente infradito o scarpe da ginnastica lisce
    Abbigliamento a stratiLa sera la temperatura cala. K-way o giacca a vento anche se fa caldo
    Acqua (1,5 litri)Si suda meno che di giorno, ma l’acqua serve sempre
    Cena al saccoMolte escursioni partono verso sera e finiscono tardi. Portate un panino
    Bastoncini da trekkingOpzionali, ma utili nei tratti in discesa al buio

    Fondamentale: niente torce puntate a caso durante l’avvistamento delle lucciole. Le luci artificiali disturbano il loro comportamento. Le guide esperte sanno quando accenderle e quando spegnerle.


    I 3 percorsi notturni a giugno in Liguria

    Ho selezionato tre escursioni organizzate nel Ponente Ligure, curate da guide ambientali escursionistiche (GAE) che conoscono il territorio e sanno dove portarvi per vedere le lucciole in sicurezza.


    1. Notturna tra le borgate di Diano Arentino (15 luglio)

    La più magica per le lucciole e i rapaci notturni.

    • Data: 15 luglio 2025
    • Ritrovo: ore 20:30, Diano Arentino (presso il Comune)
    • Lunghezza: 7 km
    • Dislivello: 200 m
    • Durata: 3 ore
    • Difficoltà: media (adatto a chi ha già camminato)
    • Costo: €10 a persona 

    Il percorso

    La partenza è al crepuscolo da Diano Arentino, un borgo dell’entroterra imperiese che profuma di Liguria autentica. Si sale verso il crinale tra Valle Impero e Golfo Dianese, lungo strade sterrate e sentieri centenari. La luce cala proprio alla stessa velocità con cui si guadagna quota: il mare resta visibile ancora per un tratto, per poi lasciare spazio ai profili delle montagne.

    Il percorso attraversa pinete e boschi. E qui accade la magia: il riferimento non è più la vista, ma il passo. Il silenzio non è totale, ma è fatto di piccoli segnali, movimenti, richiami.

    Cosa si vede

    • Le lucciole: nei tratti boschivi, con un po’ di fortuna, si vedono le scie luminose che danzano nell’oscurità.
    • I rapaci notturni: assioli, civette, succiacapre. La guida vi aiuterà a riconoscerne i richiami, presenza discreta ma costante lungo il percorso .

    Perché sceglierla

    È la più “immersiva” delle tre. Qui non c’è panorama da guardare (il mare sparisce presto), ma c’è l’esperienza pura del cammino notturno. Si cammina, si ascolta, ci si abbandona al ritmo del passo. Per chi cerca un contatto profondo con la natura, senza distrazioni.


    2. Notturna tra Chiappa e Cervo (1° luglio)

    La più panoramica, tra ulivi e crinali.

    • Data: 1° luglio 2025
    • Ritrovo: ore 20:30, Chiappa (Chiesa San Mauro e Giacomo)
    • Lunghezza: 7 km
    • Dislivello: 150 m
    • Durata: 3 ore
    • Difficoltà: facile/medio
    • Costo: €10 a persona 

    Il percorso

    Una camminata serale tra le campagne della Chiappa, lungo mulattiere che un tempo collegavano il retroterra di Cervo alla Val Merula. I terrazzamenti a ulivo accompagnano il percorso, ancora leggibili nel paesaggio.

    Si raggiunge il crinale tra Andora e il Golfo Dianese, con una vista aperta dal Colle Mea sulle due vallate e sulle due fasce costiere. Di giorno sono affollatissime. Di sera, sono vostre.

    La discesa è dolce, su fondo sterrato, e chiude l’anello passando accanto alla borgata Rocca.

    Cosa si vede

    • Il panorama notturno: le luci dei paesi sulla costa, il mare che brilla sotto la luna.
    • Gli ulivi secolari: nel buio, assumono forme quasi umane.
    • Rapaci notturni e lucciole: presenti, anche se il percorso è più aperto rispetto a Diano Arentino .

    Perché sceglierla

    È la più equilibrata. Ha un po’ di panorama, un po’ di bosco, un po’ di uliveti. Il dislivello contenuto (150 metri) la rende accessibile anche a chi non ha grande esperienza di camminate. Perfetta per una prima esperienza di escursione notturna.


    3. Alba sul Monte Ceresa (24 giugno)

    Non è notturna, è aurorale. Ma merita una menzione speciale.

    • Data: 24 giugno 2025 (San Giovanni, guarda caso)
    • Ritrovo: ore 4:00, Evigno (Chiesa San Bernardo)
    • Lunghezza: 8 km
    • Dislivello: 600 m
    • Durata: 4 ore
    • Difficoltà: medio/alta (il dislivello è impegnativo)
    • Costo: €10 a persona 

    Perché è speciale

    Si parte quando il borgo di Evigno è ancora immerso nel silenzio. Il sentiero sale tra ombre e profumi della notte che si dissolve. L’oscurità è totale all’inizio, poi lentamente il cielo si colora di sfumature rosate e dorate. Il mare, ancora lontano, inizia a riflettere la luce dell’alba.

    I muretti a secco, le antiche caselle pastorali e il crinale raccontano storie di lavoro e di silenzio. Raggiunta la vetta (Monte Ceresa, circa 1.150 metri), lo spettacolo si apre all’improvviso: il sole emerge dall’orizzonte, illuminando il Golfo Dianese e le cime dell’entroterra .

    Cosa si vede

    • Il passaggio dalla notte al giorno, che è forse lo spettacolo più bello che la natura offra.
    • Le lucciole? All’inizio del percorso, sì. Poi la notte cede il passo alla luce.
    • Volpi, caprioli, rapaci che si svegliano.

    Perché sceglierla

    Non è per tutti: partire alle 4:00 richiede disciplina, e 600 metri di dislivello sono una bella fatica. Ma chi l’ha fatta dice che è un’esperienza che cambia la prospettiva sul mondo. E poi… è il 24 giugno, la Notte di San Giovanni. C’è un che di magico, anche senza falò.


    Tabella riassuntiva (per scegliere al volo)

    EscursioneDataLunghezzaDislivelloDifficoltàCosa vedi
    Diano Arentino (notturna)15 luglio7 km200 mMediaLucciole, rapaci notturni, bosco
    Chiappa-Cervo1° luglio7 km150 mFacile/medioPanorama notturno, ulivi, lucciole
    Monte Ceresa (alba)24 giugno8 km600 mMedio/altaAlba sul golfo, stelle, natura

    Come partecipare (info pratiche)

    Le escursioni sono organizzate dall’iniziativa “Borghi di Ponente” con guide GAE (Guide Ambientali Escursionistiche) certificate.

    Info e prenotazioni: contattare la Guida GAE Davide Fornaro al 340 2440972 .

    Costo: €10 a persona (pagamento in loco) .

    Cosa portare: torcia frontale, scarpe da trekking, acqua (1,5 litri), cena al sacco, abbigliamento a strati, k-way.


    E se non potete partecipare a queste date?

    Le guide organizzano spesso uscite aggiuntive su richiesta. Se avete un gruppo di amici (minimo 4-5 persone) e una data flessibile, potete contattarle per organizzare una camminata personalizzata.

    In alternativa, camminare in autonomia è possibile, ma sconsiglio vivamente di avventurarsi su sentieri sconosciuti di notte senza una guida che conosca il territorio. I sentieri liguri sono insidiosi, la segnaletica notturna è inesistente, e perdersi al buio non è un’esperienza piacevole.


    In conclusione: perché dovreste provare una passeggiata notturna

    Camminare di notte è un’altra cosa. Si cammina più piano, si ascolta di più, i sensi si affinano. Il buio toglie il riferimento visivo e costringe a fidarsi del passo, del bastone, della voce della guida.

    E poi ci sono le lucciole. Piccoli punti luce che sembrano fiocchi di neve luminosi, che compaiono e scompaiono, che danzano nell’aria come per dire che la natura, quando la lasciamo in pace, sa ancora regalarci spettacoli gratuiti e meravigliosi.

    Buona notte, camminatori. E buona caccia alle lucciole.


    📌 Consiglio extra

    Se partecipate all’escursione del 24 giugno (alba sul Monte Ceresa), portatevi una macchina fotografica con buone prestazioni in luce scarsa. L’alba lì è qualcosa che non dimenticherete facilmente. E magari, nella notte di San Giovanni, un pensiero ai falò e all’acqua magica… chissà che non porti fortuna.

  • La Notte di San Giovanni in Liguria: tra falò, riti propiziatori e l’acqua “magica”

    La Notte di San Giovanni in Liguria: tra falò, riti propiziatori e l’acqua “magica”

    C’è una notte all’anno, tra il 23 e il 24 giugno, in cui la Liguria smette di essere solo mare e sentieri e si trasforma in un palcoscenico di fuoco, erbe misteriose e rituali antichi. È la Notte di San Giovanni, la più corta dell’anno, quella in cui – secondo la tradizione popolare – il confine tra mondo naturale e soprannaturale si assottiglia fino a quasi scomparire.

    Se pensate che il solstizio d’estate sia solo una data sul calendario, non siete mai stati in Liguria in questa notte. Preparatevi a scoprire falò che illuminano le spiagge, acqua che diventa “magica” e gesti scaramantici tramandati da generazioni.

    Perché proprio San Giovanni? Il fuoco che purifica

    Il 24 giugno si celebra la nascita di San Giovanni Battista, ma molto prima del cristianesimo, queste terre onoravano il solstizio d’estate: il momento in cui il sole raggiunge il suo punto più alto e la luce trionfa. La Chiesa ha semplicemente sovrapposto la propria data, ma il cuore pagano della festa è sopravvissuto intatto.

    Il simbolo principale è il fuoco. I grandi falò che si accendono ovunque – dalle spiagge di levante alle piazze dell’entroterra – hanno un duplice significato:

    1. Purificazione: bruciare le negatività accumulate durante l’anno, le “scorie” invernali.
    2. Propiziazione: chiedere al sole di non allontanarsi troppo, garantendo un’estate generosa e raccolti abbondanti.

    Dove vedere i falò più suggestivi in Liguria

    In tutta la regione, la sera del 23 giugno, l’aria si riempie di fumo e crepitii. Ecco alcuni luoghi dove l’atmosfera è davvero speciale:

    • Quinto al Mare (Genova): forse il falò più famoso e social. Sulla spiaggia di fronte alla chiesa si erge una catasta enorme, spesso a forma di cono o di struttura artistica. L’accensione avviene al tramonto, accompagnata da canti e, immancabilmente, dalla focaccia calda offerta dalle associazioni locali.
    • Sestri Levante: sulla Baia del Silenzio, il riflesso del fuoco sull’acqua crea uno spettacolo da cartolina. Qui la tradizione è particolarmente sentita, con bancarelle di artigianato e vin brulé (sì, a giugno, ma la notte si fa fresca!).
    • L’entroterra savonese (Borgio Verezzi, Finalborgo): nei borghi di pietra, i falò assumono un sapore arcaico. Si raccolgono rami di erica e ginestra, che bruciando profumano l’intera vallata. Spesso si organizzano cene comunitarie con prodotti tipici.
    • Porto Venere (La Spezia): qui il falò si accompagna a un’altra tradizione: i “battelli illuminati” che solcano il golfo con torce e lanterne, creando un’atmosfera quasi fiabesca.

    Consiglio da blogger: arrivate presto (intorno alle 19:30) se volete parcheggiare e trovare un buon posto. Portate una felpa: dopo il tramonto, il mare si calma ma l’umidità sale.

    L’acqua “magica” di San Giovanni: come prepararla (e perché funziona)

    Se il fuoco rappresenta l’energia maschile, l’acqua è l’elemento femminile e lunare. La leggenda vuole che nella notte di San Giovanni l’acqua sorgiva e quella marina acquisiscano poteri speciali: diventa “acqua di San Giovanni”, capace di portare fortuna, amore e bellezza.

    La ricetta tradizionale ligure (ma valida ovunque):

    1. Prendete una ciotola di vetro o ceramica (niente plastica, non si offendono le streghe).
    2. Riempitela con acqua di fonte (o, in mancanza, acqua piovana raccolta appositamente).
    3. Aggiungete 7 petali di rosa (amore), 7 foglie di ruta (protezione) e 7 spighe di lavanda (purificazione).
    4. Lasciate la ciotola all’aperto, possibilmente al chiaro di luna, per tutta la notte dal 23 al 24 giugno.

    Il mattino di San Giovanni (24 giugno), usate quest’acqua per lavarvi il viso. La tradizione dice che:

    • Allontana le verruche e le macchie della pelle.
    • Protegge dalle invidie.
    • Porta fortuna in amore per tutto l’anno.

    Io l’ho provata? Ammetto di averla preparata un paio di volte. Non so se sia magica, ma il gesto di prendersi cura di sé con le erbe e la luna… ha un effetto benefico sulla mente, ve lo garantisco.

    Le erbe di San Giovanni: raccolta segreta e poteri nascosti

    Poche notti sono così propizie per la raccolta delle erbe spontanee. La tradizione contadina ligure dice che in questa notte le piante raggiungono il massimo della loro potenza. Le più cercate sono:

    • L’Iperico (l’erba di San Giovanni): con i suoi fiori gialli a forma di stella, è il simbolo della festa. Raccolto in questa notte e appeso a testa in giù in casa, tiene lontani i fulmini e le disgrazie. In erboristeria è un potente antidepressivo naturale.
    • La Ruta: amara e protettiva, si metteva sotto il cuscino per sognare il futuro sposo.
    • L’Artemisia: usata per fare piccoli mazzetti da appendere dietro la porta di casa, contro il malocchio.
    • Il Sambuco: le sue foglie, bagnate nell’acqua di San Giovanni, servivano a lavare le stalle per proteggere gli animali.

    Se vi capita di passeggiare per i sentieri liguri nei giorni precedenti, vedrete anziani raccogliere questi mazzetti con cura. Chiedete loro un consiglio: vi racconteranno storie che nessun libro di scuola racconta.

    Un rito personale per la vostra Notte di San Giovanni (anche in città)

    Non tutti hanno la fortuna di vivere vicino a una spiaggia o a un bosco. Ma potete celebrare l’essenza di questa notte anche in un piccolo balcone o in giardino.

    Ecco un mini-rito fai-da-te:

    1. Al tramonto del 23 giugno, accendete una candela gialla (colore del sole e di San Giovanni).
    2. Scrivete su un pezzo di carta qualcosa che volete lasciarvi alle spalle (una paura, un rancore, un’abitudine negativa).
    3. Bruciate la carta nella fiamma della candela (con molta attenzione, in un posacenere).
    4. Uscite sul balcone e bagnate il davanzale o una pianta con un bicchiere d’acqua, dicendo: “Acqua di San Giovanni, porta luce e lontano il malanno”.

    Non serve la magia dei grandi falò. A volte, basta un piccolo gesto consapevole per sentirsi parte di una catena lunga secoli.

    In conclusione

    La Notte di San Giovanni in Liguria non è solo folklore o turismo. È un pezzo di identità, un modo per ricordarci che l’estate non è solo selfie al tramonto e aperitivi, ma anche radici, comunità e rispetto per i cicli della natura.

    Se vi troverete in Liguria il 23 giugno, cercate il punto più alto del vostro borgo o la spiaggia più vicina. Seguite l’odore di fumo e di erbe bruciate. Ascoltate il crepitio del falò e le risate della gente intorno.

    E non dimenticate di preparare la vostra acqua magica. Chissà che non funzioni davvero.

    Buona Notte di San Giovanni a tutti. Che la luce e l’acqua vi portino ciò che desiderate.


    📌 P.S. per i lettori frettolosi:

    • Quando: sera del 23 giugno 2025 (ma ogni anno è la stessa).
    • Cosa portare: felpa, monetine per la focaccia, un barattolo per l’acqua magica.
    • Cosa non fare: non toccate le erbe se non le riconoscete con certezza; non avvicinatevi troppo ai falò con abiti sintetici.
    • Hashtag da usare: #SanGiovanniLiguria #NotteMagica #TradizioniLiguri