febbraio

  • Sanremo, San Valentino, Carnevale: il febbraio in Liguria ha sempre qualcosa in programma

    Sanremo, San Valentino, Carnevale: il febbraio in Liguria ha sempre qualcosa in programma

    Febbraio, si dice, è il mese più corto e a volte più grigio. Ma non in Liguria. Qui, il secondo mese dell’anno esplode in un caleidoscopio di eventi che catturano l’attenzione di tutta Italia: la colonna sonora si accende con il Festival di Sanremo, i cuori battono per San Valentino tra borghi e tramonti, e l’allegria irrompe con i colori dei Carnevali storici. Un tris vincente che trasforma la Riviera nella meta perfetta per un febbraio all’insegna della dolce vita, a ritmo di musica, romanticismo e tradizione.


    ATTO I: Sanremo, la Capitale della Canzone (e del Gossip)

    Mentre il resto d’Italia si rintana in casa, Sanremo si illumina a giorno. Il Festival della Canzone Italiana non è solo una maratona musicale: è un rito collettivo, un evento sociale che per una settimana fa battere il cuore del Paese. Ma Sanremo, in quei giorni, è molto più di quello che si vede in TV.

    • Oltre il palco dell’Ariston: Immergiti nell’atmosfera unica della “Pigna”, il borgo medievale arroccato sulla collina. Qui, lontano dai riflettori, il tempo sembra essersi fermato. Perditi tra i caruggi, scopri locali nascosti dove artisti e giornalisti si rifugiano dopo le prove, e respira l’elettricità che pervade l’aria.
    • Il lato glamour: Fai una passeggiata sul Lungomare Imperatrice, ammira le ville in stile liberty e i Giardini dell’Hotel Royal. Con un po’ di fortuna, potresti incontrare una star in incognito. La città dei fiori diventa un set a cielo aperto, perfetto per un reportage fotografico fuori dai soliti schemi.
    • Consiglio per i visitatori: Prenota con largo anticipo! Ma se vuoi vivere il Festival senza il caos, visita Sanremo nei giorni immediatamente prima o dopo l’evento. Troverai la città ancora addobbata e piena di energia, ma più autentica e accessibile.

    ATTO II: San Valentino, il Romanticismo è di Casa in Riviera

    Il 14 febbraio, mentre a Sanremo si prepara il gran finale, tutta la Liguria si veste d’amore. Qui, San Valentino non è una cena qualsiasi: è un’esperienza sensoriale.

    • Tramonti che tolgono il fiato: Niente è più romantico di un tramonto infuocato che tuffa nel mare di Portofino, visto dalla terrazza di un bar o da un sentiero sul promontorio. Alternative magiche? Il lungomare di Boccadasse a Genova, con le sue barche colorate, o la Passeggiata a Mare di Alassio, mano nella mano.
    • Cene con vista (e gusto): La cucina ligure è l’alleata perfetta dell’amore. Immaginate una cena a lume di candela a base di pesce freschissimo in una trattoria sul porticciolo di Camogli, o un piatto di trofie al pesto in una locanda dell’entroterra di Dolceacqua, con un bicchiere di Rossese.
    • Dormire in un nido d’amore: Scegliete una stanza con vista mare in un relais di Levanto o in una villa d’epoca a Bordighera. Il risveglio con l’azzurro del Mediterraneo come prima immagine è il regalo più bello.

    ATTO III: Carnevale, la Tradizione che non Invecchia Mai

    Mentre i riflettori si spengono su Sanremo e gli innamorati tornano alla routine, la Liguria dà il via alla sua stagione più folle e colorata: il Carnevale. E qui non si parla solo di coriandoli.

    • I Giganti di Cartapesta di Savona: Dimenticate Viareggio per un attimo. A Savona, sfilano maestosi carri allegorici, opera di abili maestri cartapestai, in una festa che coinvolge tutta la città con una passione travolgente e genuinamente locale.
    • Le Maschere Tradizionali: Incontra il “Dottor Balanzon” (il bonario magistrato bolognese adottato in Liguria) o scopri le maschere della tradizione contadina nei carnevali rurali dell’entroterra. Sono storie che si tramandano da secoli.
    • I Dolci dell’Allegria: Febbraio è il mese delle frittelle (friscieu o fritöe), soffici e dorate, spesso aromatizzate alla buccia d’arancia o ripiene di crema. E delle offelle di Sarzana, delicate paste frolle. Un tripudio di gusto per chiudere in dolcezza il ciclo delle feste.

    Il Tour Perfetto: Un Weekend di Febbraio in Liguria

    Ti piacerebbe assaggiare tutte e tre le anime della Liguria di febbraio? Ecco un’idea per un weekend indimenticabile:

    • Venerdì: Arrivo a Sanremo. Passeggiata serale tra le luci del Festival (anche solo dall’esterno), aperitivo in un caffè storico e prima notte in città.
    • Sabato mattina: Visita al coloratissimo Mercato dei Fiori (forte di Sanremo) per un’esplosione di colori. Nel pomeriggio, spostamento verso Finale Ligure o Albenga.
    • Sabato sera (San Valentino): Cena romantica in un ristorante sul mare o nel borgo storico.
    • Domenica: Immersione nel Carnevale di Savona (o di un borgo più piccolo come Ceriale o Loano). Sfilate, musica, frittelle e l’energia contagiosa della festa prima di tornare a casa.


    Febbraio in Liguria è tutto tranne che noioso. È il mese in cui si può passare dal brusio elegante del foyer dell’Ariston al silenzio complice di un sentiero sul mare, dal frastuono gioioso di una sfilata di carri alla dolce intimità di una trattoria. Un mese che dimostra come questa regione, stretta tra il mare e le montagne, sappia offrire emozioni forti e contrastanti, sempre con quel calore unico che la caratterizza. Quale programma fa per te?


    Quale di questi eventi ami di più? Hai mai vissuto il Carnevale di Savona o un San Valentino in Riviera? Raccontaci la tua esperienza ligura di febbraio nei commenti! E se vuoi approfondire uno di questi temi, sul blog trovi guide dedicate a ogni evento.

  • San Biagio e i “Maccarun de San Zorzo”: la curiosa festa genovese del 3 febbraio che unisce sacro, folklore e… pasta avanzata!

    San Biagio e i “Maccarun de San Zorzo”: la curiosa festa genovese del 3 febbraio che unisce sacro, folklore e… pasta avanzata!

    C’è un giorno, all’inizio di febbraio, in cui ogni genovese doc sa esattamente cosa deve fare: aprire il frigorifero e tirare fuori un piatto di pasta avanzato dalla sera prima. Non è un gesto di frugalità, ma l’osservanza scrupolosa di un rito antichissimo che intreccia la devozione per un santo con il culto del buon cibo. Il 3 febbraio si celebra San Biagio, protettore della gola, e a Genova e in molte valli del levante la sua festa ha un sapore inconfondibile: quello delle “trofie (o trenette) al pesto”, rigorosamente riscaldate. Ma qui non le chiamano così: per tutti sono i “maccarun de San Zorzo”, i maccheroni di San Giorgio. Pronti a scoprire il perché?

    Chi era San Biagio e perché si celebra a Genova
    San Biagio era un medico e vescovo armeno, martirizzato nel IV secolo. La leggenda più famosa narra che salvò miracolosamente un bambino dal soffocamento causato da una lisca di pesce conficcata in gola. Per questo, divenne il santo protettore della gola, della tosse e di tutti i mali invernali.
    Il suo legame con Genova è forte e antico: le sue reliquie, trafugate in Oriente durante le Crociate, furono portate nella città della Lanterna nel 728 e conservate prima nell’Abbazia di San Siro e poi, a partire dal XII secolo, nella chiesa a lui dedicata nel caruggio del centro storico (via di San Luca). Da allora, il suo culto si è radicato profondamente nell’identità cittadina.

    Il rito dei “Maccarun de San Zorzo” – Tra fede e superstizione culinaria
    Ed ecco il cuore della tradizione. La vigilia del 3 febbraio, per la festa di San Giorgio (che in genovese si dice proprio “San Zorzo”), si preparava in famiglia un grande piatto di pasta fresca, solitamente trofie o trenette, condite con il pesto. Era un pasto importante, di festa.
    Ma il giorno dopo, per San Biagio, non si cucinava nulla di nuovo. Si consumavano gli avanzi della vigilia, riscaldati. Perché?
    La spiegazione è duplice e affascinante:

    1. Simbolo di continuità: le due feste, di San Giorgio e San Biagio, vicine nel calendario, venivano unite idealmente attraverso lo stesso cibo, creando un ponte tra due momenti di devozione.
    2. Rito scaramantico: mangiare la pasta del giorno prima, “benedetta” dalla ricorrenza di San Giorgio, era considerato un potente atto propiziatorio. Serviva a ingraziarsi San Biagio e a garantirsi la sua protezione contro il mal di gola e le affezioni respiratorie per tutto l’anno. Una specie di “vaccino gastronomico” contro i malanni!

    Col tempo, l’identità della festa di San Giorgio è un po’ sbiadita nel sentire comune, ma il nome della pasta è rimasto: “i maccarun de San Zorzo”, anche se si mangiano il giorno di San Biagio. Un perfetto esempio di sincretismo tra tradizioni.

    Come si celebra oggi – Tra chiesa e tavola
    Oggi la tradizione è viva più che mai.

    • In Chiesa: nella suggestiva Chiesa di San Biagio in via di San Luca, si celebrano messe solenni. Al termine, è usanza che il sacerdote benedica le gole dei fedeli incrociando due candele (il “benedizion de goa”). In passato, si distribuiva anche del pane benedetto.
    • In Tavola: le famiglie genovesi, e molti ristoranti tipici della città e dell’entroterra, preparano il piatto tradizionale. Il rituale è semplice ma immancabile: tirare fuori la pasta avanzata (o prepararla appositamente il giorno prima), riscaldarla a fuoco basso con un goccio d’acqua per renderla morbida, e gustarla. Il pesto, con l’ulteriore cottura, intensifica il suo sapore, creando un piatto unico e comfortante, perfetto per un freddo giorno di febbraio.

    Consigli per vivere (e gustare) la tradizione
    Se ti trovi in Liguria il 3 febbraio, ecco come immergerti pienamente nell’atmosfera:

    1. Visita la Chiesa di San Biagio nel centro storico di Genova. Respira la sua storia millenaria.
    2. Pranza in una trattoria tipica (una “sciamadda” o una tradizionale osteria) e chiedi se servono i “Maccarun de San Zorzo”. Se sei fortunato, te li proporranno come piatto del giorno.
    3. Provaci a casa! Anche se non sei genovese, preparare delle trofie al pesto il 2 febbraio e riscaldarle il 3 è un modo divertente per onorare la tradizione. Usa un pesto genuino e… fatti una risata spiegando ai tuoi ospiti il curioso rituale scaramantico.


    Quella di San Biagio e dei suoi maccheroni è una di quelle tradizioni che racconta l’anima più autentica di Genova: pratica, legata alla concretezza del cibo, ma con una vena di misteriosa superstizione. È la storia di come un piatto di avanzi si sia trasformato in un talismano, di come due santi si siano incontrati in un unico, goloso simbolo di protezione. Una festa che non si celebra con fuochi d’artificio, ma con il semplice, profumato vapore di una pentola. Per la gola e per lo spirito.


    Hai mai provato i “maccarun de San Zorzo”? Conosci altre tradizioni liguri legate al cibo e alle festività? Raccontacelo nei commenti! E se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con gli amici che amano la Liguria e le sue storie segrete.