Genova

  • Il Latte Fritto Genovese: Un Quadro d’Oro in un Piatto di Tradizione

    Il Latte Fritto Genovese: Un Quadro d’Oro in un Piatto di Tradizione

    Non tutti i tesori della Liguria luccicano sotto il sole del mare. Alcuni, come il Latte Fritto Genovese, splendono di una luce dorata e delicata, nascondendosi nel calore delle cucine di famiglia e nelle vetrine delle pasticcerie storiche, soprattutto a Carnevale. Più che un dolce, è un’emozione: un contrasto perfetto tra la croccantezza del rivestimento e la cremosità tenera dell’anima, un retrogusto di infanzia e festa. Scopriamo la storia, i segreti e il rituale di questo capolavoro della pasticceria povera genovese.

    Un Pizzico di Storia: La Povertà che Inganna la Regalità

    Le origini del Latte Fritto affondano nella cucina povera e contadina del Nord Italia, dove latte, uova e farina erano ingredienti fondamentali e accessibili. La genialità ligure sta nell’aver trasformato una semplice crema pasticcera (o una sua parente stretta) in un dessert principesco attraverso la frittura. Questa tecnica, che rende il piatto sostanzioso e adatto a climi a volte rigidi, ne ha decretato il successo soprattutto nei periodi di festa, quando si poteva “sprecare” olio per friggere.

    Diventa emblema del Carnevale, la festa del “lasciarsi andare” prima della Quaresima, insieme alle chiacchiere e alle frittelle di baccalà. Ma mentre queste ultime erano spesso cibo di strada, il Latte Fritto ha sempre avuto un’aura più casalinga e da trattoria, un dolce da condividere a fine pasto in famiglia, fumante e generoso.

    Il Cuore della Questione: La Ricetta Autentica

    La ricetta base è sorprendentemente semplice, ma come spesso accade, è nei dettagli che si nasconde la maestria. Ecco la versione tradizionale.

    Ingredienti (per 6-8 persone):

    • 1 litro di latte intero
    • 200 g di zucchero semolato
    • 150 g di farina 00 (o amido di mais per una versione più leggera)
    • 6 tuorli d’uovo + 2 uova intere per la panatura
    • La scorza grattugiata di 1 limone non trattato (l’aroma imprescindibile)
    • Una stecca di cannella o un baccello di vaniglia (facoltativo, ma consigliato)
    • Farina q.b. per infarinare
    • Pangrattato fine q.b.
    • Olio di semi di arachide (o strutto) per friggere abbondante
    • Zucchero a velo per servire

    Procedimento:

    1. La Crema: In una ciotola, sbatti i 6 tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungi la farina setacciata a poco a poco, mescolando per evitare grumi.
    2. La Cottura: In un pentolino, porta il latte a ebollizione con la scorza di limone e la cannella. Toglili dal fuoco e versa un mestolo di latte caldo nel composto di uova, mescolando vigorosamente. Questo passaggio (temperare) evita la coagulazione delle uova. Rovescia il tutto nel pentolino con il latte rimasto.
    3. L’Addensamento: Rimetti sul fuoco medio-basso e cuoci, mescolando ininterrottamente con una frusta fino a quando la crema si sarà addensata notevolmente (deve “fare la placca”, cioè attaccarsi bene al cucchiaio). Attenzione a non farla bollire vigorosamente!
    4. La Forma: Versa la crema densa in una pirofila rettangolare (circa 20×30 cm), precedentemente bagnata con acqua fredda e strizzata (per facilitare il distacco). Livella bene e lascia raffreddare completamente a temperatura ambiente, poi copri con pellicola a contatto e metti in frigo per almeno 6-8 ore, meglio se tutta la notte. La crema deve diventare solida e compatta.
    5. Il Taglio e la Panatura: Sforma il panetto di crema su un tagliere. Taglialo a rettangoli o quadrati. Passa ogni pezzo prima nella farina, poi nelle uova intere sbattute leggermente, e infine nel pangrattato, assicurandoti che la panatura aderisca bene su tutti i lati.
    6. La Frittura: In una padella alta, porta l’olio a 170-175°C (è la temperatura giusta: deve friggere senza bruciare, ma formare subito una bella crosta). Frigi pochi pezzi per volta, girandoli una volta, fino a quando saranno dorati e croccanti su tutti i lati (circa 2-3 minuti).
    7. Il Servizio: Scola su carta assorbente e servi immediatamente, spolverizzati generosamente con zucchero a velo.

    Il Rituale dell’Assaggio: Come, Quando e con Cosa

    Il Latte Fritto Genovese non è un dolce qualunque; ha un suo codice comportamentale non scritto.

    • Il “Quando” perfetto: È il dolce di Carnevale per eccellenza, il re della tavola fra gennaio e febbraio. Ma lo si trova, in versione più “civile” e meno frequente, in alcune pasticcerie tutto l’anno. È il dessert ideale per una domenica in famiglia o per concludere un pranzo rustico d’inverno.
    • L’Abbinamento Ideale: Si serve da solo, nel suo splendore dorato. Ma i genovesi doc lo amano accompagnato da un vino dolce e liquoroso che ne contrasti la ricchezza. L’abbinamento principe è con un Passito di Pantelleria o un Sciac-trà delle Cinque Terre, il cui sentore di albicocca secca e miele sposa mirabilmente la crema al limone. In alternativa, un Moscato d’Asti o un Chinotto di Savona per i più giovani.
    • La Consistenza: Deve essere mangiato caldo o tiepido, appena fritto. La magia sta nel contrasto tra il guscio croccante che si spezza sotto i denti e il cuore di crema morbidissima, quasi fluida, che sembra fondere in bocca.
    • Dove assaggiarlo a Genova: Oltre che in casa delle nonne, è un pilastro delle pasticcerie storiche. Cercalo da Antica Pasticceria Cavanna (Via Sottoripa), Pasticceria Profumo (Via del Portello) o nelle trattorie della Via Prè e del porto antico, soprattutto nel periodo carnevalesco.

    Un’Ultima Riflessione Golosa

    Il Latte Fritto Genovese è più di una ricetta. È una lezione di alchimia culinaria: ingredienti umili, pazienza (la lunga attesa in frigo è d’obbligo) e un gesto deciso (la frittura) danno vita a un’esperienza sensoriale indimenticabile. È la dimostrazione che la vera ricchezza della Liguria non sta solo nel suo mare, ma nella capacità di rendere sublime la semplicità. Un quadro d’oro, appunto, da addentare con gratitudine.

  • Camminate Invernali sulla Costa: il Trekking dei Tre Santuari quando l’Aria è Frizzante

    Camminate Invernali sulla Costa: il Trekking dei Tre Santuari quando l’Aria è Frizzante

    D’inverno, la Riviera ligure si svela in una veste nuova. Il sole, basso all’orizzonte, regala una luce dorata e lunghe ombre, l’aria marina è frizzante e cristallina, e i sentieri affollati d’estate tornano ad essere percorsi di pace. È il momento perfetto per affrontare una delle passeggiate più iconiche e spirituali di Genova: il Trekking dei Tre Santuari. Un itinerario ad anello che collega tre luoghi sacri arroccati sulle alture della città, regalando scorci mozzafiato su un Golfo pulito e silenzioso, e un’immersione nella storia e nella devozione popolare.

    Il Percorso: Un Pellegrinaggio Laico tra Cielo e Mare

    L’itinerario classico collega i Santuari di Nostra Signora di Loreto, di Nostra Signora del Monte e di San Francesco di Paola, ma il bello è che si può personalizzare, accorciare e, soprattutto, usufruire delle comode funicolari per la salita o la discesa. In inverno, questo è un vantaggio prezioso.

    • Lunghezza (anello completo): Circa 7-8 km.
    • Dislivello totale: Circa 400 metri (ma si può ridurre drasticamente con le funicolari).
    • Difficoltà: Turistica/Escursionistica bassa. I sentieri sono ben tracciati, ma ci sono saliscendi e scalini in pietra. In inverno, l’assenza di caldo afoso rende la camminata molto più piacevole.
    • Tempo di percorrenza: 3-4 ore di cammino effettivo, ma calcolatene almeno 5 con le soste per le visite e i panorami.

    Le Tappe: Spiritualità e Panorami da Rubare il Fiato

    1. Santuario di Nostra Signora di Loreto (Oregina)

    Si parte dal cuore di Genova, da Piazza Principe. Da qui, si può scegliere: iniziare con una bella salita a piedi attraverso i caratteristici carrugi, oppure prendere la funicolare di Sant’Anna (partenza da Piazza Principe) che in pochi minuti porta nel quartiere di Oregina, proprio vicino al santuario.
    Il Santuario: Un luogo di grande devozione, legato alla storia della città. Il suo piazzale antistante è il primo grande belvedere del percorso, con una vista straordinaria sul porto antico, la Lanterna e l’intero arco del Golfo di Genova. D’inverno, con l’aria tersa, si vedono persino le Alpi Marittime sullo sfondo.

    2. Santuario di Nostra Signora del Monte

    Da Loreto, si imbocca un sentiero acciottolato (la Salita del Monte) che si inerpica attraverso una vegetazione mediterranea (pini, lecci, agavi). È la parte più “immersa nella natura” del percorso. In inverno, il profumo della macchia è più tenue, ma il silenzio è rotto solo dal fruscio del vento e dal vostro respiro. All’arrivo, la ricompensa è il Santuario del Monte, il più grande e antico dei tre.
    Il Santuario e la Vista: Qui il panorama si espande a 360 gradi. Si domina tutta Genova, ma la vera sorpresa è il versante opposto, che guarda verso la Val Bisagno e l’appennino, a volte imbiancato di neve. Il contrasto è spettacolare.

    3. Santuario di San Francesco di Paola

    L’ultimo tratto è una discesa panoramica verso il quartiere di Castelletto. Il sentiero corre lungo la Circonvallazione a Monte, una strada-scorciatoia pedonale alberata, con continue aperture sul mare. Si arriva così al Santuario di San Francesco di Paola, più piccolo e raccolto, con un bel chiostro.
    Il Gran Finale: Proprio davanti al santuario, si trova il belvedere di Castelletto, forse il più famoso di Genova. Da qui la vista sul Porto Antico, con l’acquario e il Bigo, è da cartolina. È il posto ideale per una sosta finale, prima di scendere in centro in pochi minuti con la funicolare di Zecca-Righi.

    Perché Farlo Proprio D’Inverno?

    1. La Luce: Il sole basso illumina la città con toni caldi e dorati, perfetti per la fotografia. Le ombre lunghe esaltano l’architettura dei palazzi e delle fortificazioni.
    2. L’Aria Frizzante e Pulita: Le brezze invernali spazzano via la foschia. La visibilità è massima, permettendo di apprezzare ogni dettaglio del panorama, fino alle montagne lontane.
    3. Assenza di Folla: Niente code alle funicolari, nessun sentiero affollato. Potrete godervi i silenzi dei santuari e dei belvedere in perfetta solitudine o quasi.
    4. Il Clima Ideale per Camminare: Le temperature fresche (solitamente tra i 5 e i 12°C) sono perfette per un’attività fisica moderata. Non si suda eccessivamente e il freddo invoglia a tenere il passo.

    Consigli Pratici per la Camminata Invernale

    • Abbigliamento a Strati: Il segreto. Uno strato tecnico a contatto, un pile e un guscio antivento/impermeabile. Il vento sui belvedere può essere freddo. Cappello e guanti sono consigliati.
    • Scarpe: Fondamentali. Scarponcini da trekking o scarpe da camminata con buona suola scolpita. I sentieri possono essere umidi e con foglie bagnate.
    • Logistica Funicolare: Controlla gli orari invernali delle funicolari (AMT Genova). Le corse potrebbero essere meno frequenti. La combinazione ideale è: salita con la funicolare di Sant’Anna, discesa con la funicolare di Zecca-Righi.
    • Soste Ristoratrici: Porta una borraccia con una bevanda calda (tè, tisana) in uno zaino. Pochi chili con snack energetici (frutta secca, cioccolato). All’arrivo, premiati con una cioccolata calda densa in un bar del centro o una focaccia calda appena sfornata.
    • Orario: Partite al mattino per avere tutto il tempo necessario e godervi il sole. Calcolate di finire la camminata prima del tramonto, quando la temperatura cala rapidamente.

    Un’Esperienza per l’Anima e per gli Occhi

    Il Trekking dei Tre Santuari in inverno non è solo una passeggiata. È un pellegrinaggio laico nella bellezza e nella storia di Genova. È un dialogo continuo tra l’opera dell’uomo – i santuari, la città che si stende sotto – e la forza della natura – il mare, le montagne, il cielo infinito. È una boccata d’aria pura per il corpo e per lo spirito, un modo per riconquistare la città da una prospettiva alta, silenziosa e privilegiata. Un segreto che i genovesi conoscono bene, e che d’inverno si rivela in tutta la sua magia.

  • La Cucina della Nonna in Inverno: i piatti che scaldano il cuore

    La Cucina della Nonna in Inverno: i piatti che scaldano il cuore

    Nelle case liguri d’inverno, quando il maestrale soffia forte e il cielo sul mare si fa di piombo, si sprigiona un calore speciale che viene dalla cucina. Non è solo il calore della stufa a legna o del fornello, ma quello di una tradizione gastronomica che ha fatto della sostanza, dell’ingegno e del rispetto per l’orto la sua bandiera. La cucina “della nonna” ligure in inverno è un abbraccio di sapori rustici e profondi, un ricettario scritto con le stagioni, dove ogni piatto nasce per nutrire, confortare e radunare la famiglia attorno al tavolo. Scopriamo i capisaldi di questa tradizione calda e avvolgente.

    La Filosofia: Povertà Nobilitata dall’Ingenuità

    La cucina ligure non è mai stata opulenta. È la cucina di montanari, marinai e contadini che dovevano far fruttare al massimo quello che l’orto, il bosco e il mare offrivano nella stagione fredda. Da questa necessità nasce la sua grandezza: l’arte di trasformare ingredienti umili in piatti complessi e soddisfacenti. Il segreto? Le erbe aromatiche (il basilico ovviamente, ma anche salvia, rosmarino, maggiorana), la conservazione (funghi secchi, pesto sott’olio, pomodori secchi), e le lunghe, lente cotture che inteneriscono i tagli di carne meno pregiati e amalgamano i sapori.

    I Grandi Classici che Scaldano il Corpo e lo Spirito

    1. Le Minestre e le Zuppe: il Primo Caldo

    Il pasto invernale spesso iniziava (e inizia) con una scodella fumante.

    • Il Minestrone alla Genovese: Non è una semplice zuppa di verdure. È un’istituzione. Si prepara con le verdure di stagione (cavoli, bietole, patate, fagiolini, zucchini) ma la sua anima è il pesto aggiunto a fine cottura, che lo trasforma in un piatto cremoso, aromatico e unico al mondo. Servito con una crosta di formaggio grattugiato sciolto sul fondo del piatto (il “cacio”).
    • La Mesciüa spezzina: Tipica della Lunigiana e della Spezia, è una zuppa di ceci, grano e fagioli borlotti cotti separatamente e poi uniti. Il nome deriva da “mescolanza”. Semplicità pura, energia pura, sapore deciso.
    • Zuppa di Castagne e Fagioli: Un matrimonio d’alto livello dell’entroterra. La dolcezza farinosa delle castagne si sposa con la cremosità dei fagioli, in un brodo leggero profumato di rosmarino e aglio.

    2. I Sughi “Tocco” per la Pasta: la Ricchezza della Lentezza

    La domenica o nei giorni di festa, la pasta si vestiva a festa con sughi complessi e ricchi.

    • Il Tocco de Carne (o di Manzo): Non è un semplice ragù. È un sugo bruno, intenso, ottenuto facendo stracottare un pezzo unico di manzo (spesso punta di petto) con sedano, carota, cipolla, vino rosso e un concentrato di pomodoro. La carne, morbidissima, si sfilaccia e si rimette nel sugo, che condisce tradizionalmente le trofie o le pansoti. Il re dei pranzi domenicali.
    • Il Sugo di Cinghiale (o di Cappone): Nell’entroterra, soprattutto in val di Vara e nell’Albenganese, il cinghiale o il cappone sostituiscono il manzo. Una cottura lunghissima con vino rosso e aromi speziati per intenerire una carne selvatica e saporita.
    • Pansoti con Salsa di Noci: I pansoti sono ravioli ripieni di una ricotta magra e bietole (o preboggion, il misto di erbe di campo). Il loro condimento invernale per eccellenza è una cremosa, delicata e allo stesso tempo corposa salsa di noci (noci, pane raffermo ammollato nel latte, aglio, olio e formaggio), che ben si sposa con il ripieno erbaceo.

    3. I Secondi Piatti: la Forza della Pentola a Pressione e della Pentola di Terracotta

    • Coniglio alla Ligure (o alla Sanremasca): Il coniglio, tagliato a pezzi, viene cotto in umido con olive Taggiasche, pinoli, rosmarino, aglio e vino bianco. Un piatto agro-dolce-salato che racchiude i profumi della macchia mediterranea.
    • Stracotto di Manzo al Barbaresco: Un’altra celebrazione delle cotture lunghe. Un pezzo di carne povera (girello, muscolo) viene marinato e poi cotto per ore nel vino rosso (spesso il Barbaresco delle Langhe vicine) con aromi, fino a diventare così tenero da sciogliersi in bocca.
    • Cima alla Genovese: Un piatto freddo, ma preparato in inverno perché più facile da conservare. Un faretto di carne di vitello farcito con un ripieno di uova, piselli, formaggio e verdure, lessato e poi pressato. Si mangia a fette, ed è una delizia complessa e antica.

    4. Le Fritture e le Focacce: il Caldo che Scotta le Dita

    • Friscieu (o Frisciöi): Frittelline salate, protagoniste delle sagre invernali. Si fanno con un pastella di farina di ceci o di grano contenente fiori di zucca, baccalà ammollato, o carciofi. Croccanti fuori, morbidi dentro, si mangiano bollenti.
    • Focaccia di Recco al Formaggio: Anche se mangiata tutto l’anno, d’inverno ha un altro sapore. Due sfoglie sottilissime che racchiudono una colata di crescenza (stracchino) filante. Calda dal forno, è una nuvola di comfort food.

    Dove Assaggiare Questi Sapori Oggi

    • Le Trattorie Storiche dei Caruggi: A Genova, cercate le osterie poco appariscenti nei vicoli del centro storico, con i menu scritti a mano.
    • Le Locande dell’Entroterra: A Triora, Sassello, Varese Ligure, le locande sono spesso a gestione familiare e custodiscono le ricette più autentiche.
    • Le Sagre Paesane: Da gennaio a marzo, i borghi organizzano sagre dedicate (Sagra della Polenta, della Frittella, del Cinghiale). È il modo migliore per mangiare in compagnia e in abbondanza.

    Più di un Ricordo, un’eredità

    Mangiare un piatto della “nonna” ligure in inverno non è solo un atto gastronomico. È un gesto di memoria e di appartenenza. È assaporare la storia di una regione che ha saputo trasformare la frugalità in eleganza, il freddo in un pretesto per ritrovarsi, e l’amore per la famiglia in una ricetta dal potere riscaldante ineguagliabile. È un calore che, una volta assaggiato, non si dimentica più.

  • In Sella alla Bellezza: Scoprire la Liguria sulla Ciclovia Tirrenica

    In Sella alla Bellezza: Scoprire la Liguria sulla Ciclovia Tirrenica

    Immaginate di pedalare sospesi tra il blu del mare e il verde delle montagne, con il vento tra i capelli e il profumo del salmastro e della macchia mediterranea. Questo non è un sogno, ma l’esperienza che regala la Ciclovia Tirrenica in Liguria, un itinerario mozzafiato che si snoda per 460 chilometri lungo l’intero arco costiero, da Ventimiglia a Sarzana.

    Nata dal progetto nazionale del Sistema delle Ciclovie Turistiche, questa route non è solo un’infrastruttura per ciclisti, ma un invito a vivere la Liguria con lentezza, scoprendo angoli nascosti, borghi marinari e sapori autentici che solo un viaggio a due ruote può regalare.

    Come Raggiungerla e Percorrerla

    La Ciclovia Tirrenica è un percorso in fase di completamento, che alterna tratti dedicati e sicuri ad altri su strade secondarie a basso traffico. L’ideale è affrontarla a tappe, scegliendo i segmenti più adatti alle proprie capacità.

    • Punto di Partenza: Il via simbolico è a Ventimiglia, al confine con la Francia, facilmente raggiungibile in treno con le stazioni di Ventimiglia e Bordighera.
    • In treno: La linea ferroviaria Genova-Ventimiglia è la tua migliore amica. Permette di raggiungere facilmente qualsiasi punto di inizio e di tornare indietro senza dover rifare la strada. Le ferrovie regionali sono bike-friendly.
    • In auto: Puoi parcheggiare nelle città più grandi (Savona, Genova, La Spezia) e usare il treno per spostarti al punto di partenza scelto.
    • Dove pedalare in sicurezza: Alcuni dei tratti più spettacolari e già completati includono:
      • La Pista Ciclabile del Ponente: Da Ospedaletti a San Lorenzo al Mare, lunga circa 24 km, quasi interamente sul mare.
      • Cogoleto – Arenzano: Un tratto pianeggiante e panoramico di circa 5 km, perfetto per famiglie.
      • La Ciclopista del Levante: Da Levanto alla Framura, un percorso di 5 km su ex sede ferroviaria, con gallerie illuminate e vista mare strepitosa.

    Cosa Vedere Lungo il Percorso: Una Guida per Tappe

    La ciclovia è un susseguirsi di emozioni. Ecco alcune perle da non perdere, da ponente a levante:

    1. Riviera dei Fiori (da Ventimiglia ad Imperia): Pedala tra i colori e i profumi dei famosi fiori coltivati. Tappa a Bordighera per il suo centro storico e i giardini botanici, e a Sanremo per la sua eleganza Belle Époque e il Casinò.
    2. Il Centro di Imperia: Scopri il fascino dei due centri storici: Porto Maurizio con il suo maestoso carruggio e Oneglia, patria dell’olio extravergine.
    3. Savona e il suo Entroterra: Oltre alla fortezza del Priamàr, vale una deviazione Finale Ligure, paradiso non solo per i ciclisti ma anche per gli amanti del mare e del rock climbing.
    4. Genova: La Superba: Attraversare la città in bicicletta è un’esperienza. Dal porto antico con l’Acquario, risalire verso Nervi per la sua famosa Passeggiata Anita Garibaldi a picco sul mare.
    5. Tigullio: Tra Glamour e Tradizione: RapalloSanta Margherita Ligure e la mitica Portofino (da raggiungere con una scarpinata!). Ma non perdere Sestri Levante con la sua Baia delle Favole.
    6. Le Cinque Terre e oltre: Il tratto più epico. La ciclovia qui si fa più impegnativa ma regala panorami indimenticabili su Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore. Proseguendo, si raggiunge La Spezia e si chiude a Sarzana, con il suo centro storico medievale.

    Cosa Assaggiare: Il Carburante del Ciclista

    Pedalare fa venire fame! La ciclovia è anche un tour enogastronomico. Ecco cosa assaggiare tappa per tappa:

    • Al Confine con la Francia: La Focaccia di Ventimiglia è più spessa e soffice, da provare con il formaggio.
    • In Riviera dei Fiori: I sardenaira (la pizza all’Andrea sanremese) e i violini di prosciutto di Pigna.
    • Ad Imperia: È d’obbligo una sosta per assaggiare l’olio extravergine di oliva Taggiasca e i frisciöi (frittelle di verdure).
    • A Savona: La torta di riso e la pasta con il pesto di fave (marò).
    • A Genova: Il pesto alla genovese sulla trofie, la focaccia col formaggio di Recco e le farinata.
    • In Tigullio: I gattafin (ravioli fritti) di Levanto e il pesce fresco in tutte le sue varianti.
    • Nelle Cinque Terre: Il vino Sciacchetrà (un passito prezioso) e le accughe ripiene.
    • A Sarzana: I testaroli al pesto, un primo piatto unico della Lunigiana.

    Consigli Pratici per la Viaggio

    • Pianifica: Usa il Geoportale della Regione Liguria per studiare il percorso, vedere i tratti completati e pianificare le tue tappe.
    • Prepara la bici: Verifica freni e gomme. Un mix di salite e discese richiede buoni rapporti.
    • Mettiti in sicurezza: Casco sempre, luce anteriore e posteriore per le gallerie, e un campanello.
    • Viaggia leggero: Porta solo l’essenziale. Ci sono borghi e paesi dove rifornirsi di acqua e cibo.
    • Rispetta: Rispetta il codice della strada, i pedoni e l’ambiente che stai attraversando.

    La Ciclovia Tirrenica è più di un percorso: è un modo di viaggiare, di assaporare il territorio e di sentirsi parte di un paesaggio unico al mondo. Tutta da pedalare, tutta da vivere.

    Hai già percorso qualche tratto della Ciclovia Tirrenica? Quale ti ha emozionato di più?

  • I Cavalli Marci: la leggendaria fucina di comicità genovese che ha rivoluzionato il cabaret italiano

    I Cavalli Marci: la leggendaria fucina di comicità genovese che ha rivoluzionato il cabaret italiano

    Genova, fabbrica di risate

    Nella Genova degli anni ’90, mentre la città viveva la sua trasformazione da capitale industriale a centro culturale, nei locali del centro prendeva forma una delle più vivaci scene cabarettistiche d’Italia. Tra i caffè teatro che hanno scritto la storia dello spettacolo italiano spicca il mitico Nessundorma Cafè, dove il 30 gennaio 1996 debuttava un gruppo destinato a lasciare il segno: I Cavalli Marci.

    Le origini: da gioco di strada a fenomeno nazionale

    Il nome del gruppo arriva da un antico gioco popolare genovese in cui i bambini si lanciavano in sequenza sulla schiena dei compagni fino a far crollare la “catena umana”. Quei “cavalli marci” che non reggevano il peso diventano metafora perfetta per una comicità che sapeva giocare con gli equilibri, le cadute e le fragilità umane.

    Fondato da Claudio “Rufus” Nocera (genio comico prematuramente scomparso nel 2004) e dal musicista Fabrizio Lamberti, il gruppo nasce con una formula rivoluzionaria: spettacoli sempre diversi, improvvisazioni fulminanti e una carica travolgente che li porterà a totalizzare oltre 70 ore di materiale originale.

    Il mito di Ciro e la conquista della TV

    Il salto nazionale arriva con “Ciro, il figlio di Target” (1997), programma cult scritto dallo stesso Nocera con Lamberti e Alessandra Torre. Con la conduzione di Gaia De Laurentiis, lo show diventò palestra per i talenti del gruppo e lanciò definitivamente:

    • Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu (poi diventati Luca e Paolo)
    • Michelangelo Pulci (futura star di Colorado)
    • Alessandro Bianchi e Fabrizio Casalino (altri volti storici di Colorado)

    La loro comicità surrealista e irriverente conquistò anche la Rai, dove diventarono la “colonna sonora vivente” di Serenate con Fabio Fazio (1998) e protagonisti di special come Cavalli Marci Show (1999).

    Record e rivoluzioni comiche

    I Cavalli Marci sono entrati nel Guinness dei Primati nel 1997 con uno spettacolo di 24 ore consecutive, dimostrando una resistenza fisica e creativa senza precedenti. Ma il loro vero record è stato creare una scuola comica i cui allievi hanno dominato la TV italiana:

    1. Luca e Paolo (Camera Café, Le Iene)
    2. Michelangelo Pulci (Colorado, Zelig)
    3. Andrea Di Marco (Mai dire…)
    4. Fabrizio Casalino (Colorado, Made in Sud)

    La scomparsa di Rufus e le reunion

    La morte improvvisa di Claudio Nocera nel 2004 segnò la fine dell’avventura, ma non la scomparsa del mito. Le reunion del 2014 al Politeama Genovese e quella del 2025 hanno dimostrato quanto il pubblico continui a cercare la loro energia travolgente.

    E una nuova reunion, ai vent’anni dalla scomparsa di Nocera è prevista ad Ottobre 2025 al Politeama di Genova, con la squadra quasi al completo per rievocare il mitico “Pessimismo e Fastidio

    L’eredità: la Genova che ride e i Pirati dei Carrugi

    Oggi che il Nessundorma non c’è più (chiuso nel 2012), i Cavalli Marci restano simbolo di un’epoca d’oro per la comicità genovese, insieme ai Broncoviz (da cui venne fuori Maurizio Crozza). La loro lezione? Che si può essere popolari senza essere banali, surrealisti senza perdere contatto col pubblico, e soprattutto… che dalla provincia può nascere l’innovazione.

    Una parte della composizione originale del gruppo comico (Enrique Balbontin, Alessandro Bianchi, Fabrizio Casalino e Andrea Ceccon) ha dato vita ai Pirati dei Carrugi, un divertentissimo gruppo comico ancora in attività.

    “Era come assistere a un incidente stradale dove invece di sangue uscivano battute” (Paolo Kessisoglu sugli esordi)

  • Parco Naturale Regionale del Beigua: il Balcone sulla Riviera Ligure

    Parco Naturale Regionale del Beigua: il Balcone sulla Riviera Ligure

    Tra Genova e Savona, il Parco Naturale Regionale del Beigua è un’area protetta di straordinaria bellezza, riconosciuta come UNESCO Global Geopark per la sua ricchezza geologica e biodiversità. Con i suoi 80 km di crinali affacciati sul mare, il Beigua offre panorami mozzafiato, sentieri per tutti i livelli e una natura selvaggia a due passi dalla costa.

    Cosa Vedere nel Parco del Beigua

    1. Punti Panoramici Spettacolari

    • Monte Beigua (1.287 m): il “balcone sulla Liguria”, con vista dalle Alpi alla Corsica.
    • Forte del Pertuso (ex postazione militare) e Rocca dell’Adelasia, affacciati sul mare.
    • Pian del Fretto: punto privilegiato per osservare i migratori (aquile, falchi).

    2. Trekking e Percorsi

    • Alta Via dei Monti Liguri: il tratto del Beigua è tra i più suggestivi.
    • Sentiero Natura del Laghetto del Gorzente (facile, adatto alle famiglie).
    • Anello del Monte Rama (per escursionisti esperti, con vista su Genova).

    3. Geositi e Natura

    • Torbiera del Laione: zona umida ricca di flora rara.
    • Rocce Rosse di Masone: formazioni geologiche spettacolari.
    • Fauna selvatica: lupi, camosci, e oltre 80 specie di uccelli.

    4. Borghi Storici

    • Sassello: famoso per l’amaretto e i ponti medievali.
    • Stella (San Bernardo): villaggio con case in pietra e vista sul mare.
    • Arenzano: accesso al parco dalla costa, con il Santuario del Bambin di Praga.

    Quando Andare

    • Primavera (aprile-giugno): fioriture selvatiche e clima ideale per trekking.
    • Estate: frescura in quota, perfetta per sfuggire al caldo costiero.
    • Autunno: foreste colorate di rosso e oro, ottimo per fotografia.
    • Inverno: possibilità di neve sui crinali (paesaggi fiabeschi).

    Come Arrivare

    In Auto

    • Da Genova: A10 uscita Arenzano, poi seguire indicazioni per Piampaludo o Sella di Masone (30 min).
    • Da Savona: A10 uscita Varazze, salita verso Alpicella (20 min).

    In Treno

    • Stazioni di Arenzano o Varazze, poi autobus locali o taxi (servizi limitati).

    Accessi Principali

    • Area Picnic Pian del Fretto (parcheggio e punto info).
    • Casa del Parco di Sassello (centro visite con mappe).

    Attività da Non Perdere

    • Birdwatching sulle rotte migratorie (settembre-ottobre).
    • Mountain bike sui percorsi del Monte Beigua.
    • Degustazioni di prodotti tipici: amaretti di Sassello, formaggi di malga.

    Consigli Utili

    • Abbigliamento a strati: il clima cambia rapidamente in quota.
    • Scarpe da trekking: indispensabili per i sentieri scoscesi.
    • Rispetto per la fauna: evitare rumori molesti e mantenere distanze.

    Perché Visitare il Beigua?

    Per chi cerca natura incontaminata a picco sul mare, il Parco del Beigua è una sorpresa senza eguali. Tra silenzi profondi, panorami sconfinati e borghi autentici, questo angolo di Liguria regala emozioni da montagna e mare insieme.

    Hai già esplorato il Beigua? 

  • Cosa vedere nei dintorni di Genova

    Cosa vedere nei dintorni di Genova

    Genova è una città ricca di storia, cultura e bellezze naturali, ma oltre ai suoi tesori cittadini, ci sono anche molte attrazioni da esplorare nei dintorni. In questo articolo, esploreremo alcune delle migliori cose da vedere nei dintorni di Genova, che renderanno il vostro viaggio in Liguria ancora più memorabile.

    • Portofino: Situato a soli 30 minuti di auto da Genova, Portofino è una piccola città costiera famosa per la sua bellezza e il suo lusso. Potete passeggiare lungo il lungomare, visitare il Castello Brown e godervi la vista mozzafiato sul mare. Non dimenticate di assaggiare la cucina locale nei ristoranti della zona.
    • Camogli: Altro gioiello della Riviera Ligure, Camogli è un pittoresco villaggio di pescatori con le sue case colorate e la spiaggia di ciottoli. Potete fare una passeggiata lungo il lungomare, visitare la Basilica di Santa Maria Assunta e assaggiare il famoso focaccia genovese.
    • Cinque Terre: Le Cinque Terre sono un gruppo di cinque pittoreschi villaggi costieri, situati a circa un’ora di treno da Genova. Potete fare escursioni lungo i sentieri che collegano i villaggi, ammirare i panorami mozzafiato e rilassarvi sulle spiagge di sabbia. Non dimenticate di assaggiare il vino locale e le specialità culinarie della zona.
    • Porto Venere: Situata all’estremità occidentale del Golfo dei Poeti, Porto Venere è un affascinante borgo marinaro con le sue case colorate e il castello medievale. Potete visitare la Chiesa di San Pietro, fare un giro in barca per ammirare le grotte marine e godervi una cena romantica con vista sul mare.
    • Parco Naturale Regionale dell’Aveto: Se siete amanti della natura, non potete perdervi una visita al Parco Naturale Regionale dell’Aveto, situato a circa un’ora di auto da Genova. Potete fare escursioni tra boschi di faggi e castagni, ammirare le cascate e godervi la tranquillità della natura incontaminata.

    Queste sono solo alcune delle tante cose da vedere nei dintorni di Genova. Con la sua combinazione unica di storia, cultura e bellezze naturali, la Liguria offre un’esperienza indimenticabile a chiunque decida di esplorare questa meravigliosa regione italiana. Buon viaggio!

  • Boccadasse: il Borgo dei Pescatori che Incanta Genova

    Boccadasse: il Borgo dei Pescatori che Incanta Genova

    Tra i vicoli colorati di Genova si nasconde un gioiello che sembra uscito da una cartolina: Boccadasse, l’antico borgo marinaro che conserva intatto il fascino della Liguria più autentica. Con le sue case pastello affacciate sul mare, i gozzi tirati a secco e l’odore di focaccia appena sfornata, questo angolo di paradiso a due passi dal centro città è una tappa imperdibile.

    Storia e Curiosità di Boccadasse

    Nato come villaggio di pescatori nel XI secolo, il nome Boccadasse deriva probabilmente da “Boca d’aze” (bocca d’asino), per la forma della sua insenatura. Fino agli anni ’30 era un comune autonomo, poi annesso a Genova.

    Curiosità:

    • Il pittore Rubaldo Merello qui dipinse i suoi capolavori
    • La spiaggetta compare nel film “Mare Fuori
    • È tradizione finire la serata con un gelato da Antica Gelateria Amedeo

    Cosa Vedere a Boccadasse

    1. La Spiaggia dei Ciottoli

    Piccola ma suggestiva, è il posto migliore per:

    • Fare il bagno nelle acque cristalline
    • Vedere i pescatori riparare le reti
    • Ammirare il tramonto con vista sulla chiesa

    2. La Chiesa di Sant’Antonio

    La chiesetta bianca e blu che domina il borgo risale al XVIII secolo e vale una visita per:

    • Gli ex voto marinari
    • La vista panoramica dalla scalinata

    3. I Carruggi Fotogenici

    Perditi tra:

    • Via Aurora con le sue case gialle e rosse
    • Salita San Gerolamo e i suoi scorci pittoreschi

    Esperienze da Vivere

    1. Gustare la Cucina Tipica

    Dove mangiare:

    • “Le Rune”: fritto di paranza e trofie al pesto
    • “Da Vittorio”: acciughe ripiene e farinata

    Cosa assaggiare:

    • Focaccia con le acciughe
    • Panera (gelato al caffè tipico genovese)

    2. Escursioni nei Dintorni

    • Passeggiata a Nervi (30 min lungo la Passeggiata Anita Garibaldi)
    • Visita al Parco di Villa Grimaldi

    Come Arrivare

    🚌 Con i mezzi:

    • Autobus n. 31 da Brignole (15 min)
    • Trenino turistico da Piazza de Ferrari

    🚗 In auto:

    • Parcheggi a pagamento in zona (consigliato Garage Boccadasse)

    🚶 A piedi:

    • 30 min dalla stazione di Genova Brignole seguendo Corso Italia

    Consigli per la Visita

    ✔️ Orari migliori: mattina presto o tardo pomeriggio per evitare la folla
    ✔️ Abbigliamento: scarpe comode per i ciottoli della spiaggia
    ✔️ Fotografia: la luce migliore è al tramonto
    ✔️ Eventi: Presepe subacqueo a Natale

    Dove Dormire

    Per un’esperienza indimenticabile:

    • B&B Affittacamere Boccadasse: atmosfera autentica
    • Hotel Astoria: 3 stelle con vista mare

    Perché Visitare Boccadasse?

    Boccadasse è quel luogo magico dove:

    • Il tempo sembra essersi fermato
    • I profumi del mare si mescolano a quelli della cucina ligure
    • Ogni angolo racconta una storia
  • Gino Paoli e la sua Liguria: viaggio nei luoghi del cantautore genovese

    Gino Paoli e la sua Liguria: viaggio nei luoghi del cantautore genovese

    Gino Paoli, uno dei padri della canzone d’autore italiana, è profondamente legato alla Liguria, terra che ha plasmato la sua musica e la sua poetica. Nato a Monfalcone (Friuli) ma cresciuto a Genova, Paoli ha cantato l’amore, il mare e la malinconia con una sensibilità unica, diventando un simbolo della cultura musicale italiana.

    Questo articolo ripercorre i luoghi liguri di Gino Paoli, da Genova a Portofino, passando per i locali storici dove ha mosso i primi passi e le spiagge che hanno ispirato le sue canzoni più celebri.


    1. Genova: la città che lo ha formato

    Genova è il cuore della storia artistica di Gino Paoli. Qui ha studiato, suonato e scritto alcuni dei suoi brani più famosi.

    Luoghi da visitare:

    • Via del Campo: la strada cantata da De André, frequentata anche da Paoli
    • I caruggi del centro storico: dove si esibiva nei primi anni ’60
    • Piazza De Ferrari: cuore pulsante della città, luogo di incontri e concerti

    Curiosità:

    • Paoli ha frequentato il Liceo Colombo, dove ha conosciuto altri futuri artisti
    • “Sapore di sale” è stato scritto pensando alle estati liguri

    2. Portofino: l’ispirazione per “La Gatta”

    Portofino, con il suo mare cristallino e l’atmosfera elegante, è un luogo speciale per Paoli.

    Cosa vedere:

    • Piazzetta di Portofino: scenario da cartolina
    • Castello Brown: con vista mozzafiato sul golfo
    • I locali del porto, dove Paoli amava passare il tempo

    La storia de “La Gatta”

    Scritta nel 1960, “La Gatta” è una delle canzoni più celebri di Paoli e racconta una storia d’amore ambientata tra i vicoli di Portofino.


    3. Sanremo: il Festival e il successo

    Sanremo è un altro luogo chiave nella carriera di Gino Paoli.

    Momenti indimenticabili:

    • 1964: Vince il Festival con “Io che amo solo te”
    • 1984: Torna trionfalmente con “Le due facce dell’amore”
    • 2015: Riceve il Premio Tenco alla carriera

    Luoghi legati a Paoli a Sanremo:

    • Teatro Ariston
    • Corso Imperatrice, dove passeggiava durante il Festival

    4. Camogli e le Cinque Terre: il mare nella musica

    Paoli ha spesso citato il mare ligure nelle sue canzoni.

    Tappe imperdibili:


    5. Le canzoni che raccontano la Liguria

    Alcuni brani di Paoli sono intrisi di atmosfere liguri:
    🎵 “Sapore di sale” – il profumo del mare e dell’estate
    🎵 “Il cielo in una stanza” – malinconia e intimità
    🎵 “Quattro amici al bar” – vita sociale e ricordi


    Come ripercorrere i luoghi di Gino Paoli


    Conclusione

    Gino Paoli e la Liguria sono un binomio indissolubile. La sua musica racconta amori, nostalgie e paesaggi che solo questa regione sa regalare. Visitare i luoghi che hanno segnato la sua vita significa immergersi nella storia della canzone italiana.

  • Luigi Tenco e la sua Liguria: viaggio nei luoghi del cantautore

    Luigi Tenco e la sua Liguria: viaggio nei luoghi del cantautore

    Luigi Tenco, uno dei più grandi cantautori italiani, è indissolubilmente legato alla Liguria, terra che ha ispirato la sua musica e la sua vita. Nato a Cassine (Piemonte), Tenco visse gran parte della sua esistenza tra Genova, Sanremo e Riva Ligure, lasciando un’eredità artistica e umana ancora oggi profondamente sentita.

    In questo articolo ripercorriamo i luoghi liguri di Luigi Tenco, dalle spiagge di Riva Ligure ai locali di Genova, fino al palco del Festival di Sanremo, dove la sua storia si concluse tragicamente.


    1. Genova: la città della formazione musicale

    Tenco si trasferì a Genova da adolescente, e qui iniziò la sua carriera musicale.

    Luoghi da visitare:

    • Piazza De Ferrari: cuore della città, dove Tenco si esibiva nei primi anni
    • Via del Campo: celebre via cantata da Fabrizio De André, frequentata anche da Tenco
    • I caruggi del centro storico: tra osterie e locali jazz dove suonava

    Curiosità:

    • A Genova, Tenco formò i “Diavoli del Rock”, il suo primo gruppo musicale
    • Il brano “Ciao amore ciao” fu scritto in un appartamento genovese

    2. Sanremo: il Festival e la tragica notte

    Sanremo è il luogo più emblematico della vita di Tenco. Qui partecipò al Festival nel 1967 con “Ciao amore ciao”, e qui morì in circostanze mai del tutto chiarite.

    Luoghi legati a Tenco:

    • Teatro Ariston: dove si esibì per l’ultima volta
    • Albergo Savoy: la stanza dove fu trovato senza vita
    • Monumento a Tenco (in Passeggiata Imperatrice)

    L’eredità del Tenco:

    • Il Premio Tenco (dal 1974) celebra la canzone d’autore
    • Ogni anno, fan e artisti gli rendono omaggio

    3. Riva Ligure: il rifugio sul mare

    Tenco amava la tranquillità di Riva Ligure, vicino a Imperia, dove si ritirava per scrivere e comporre.

    Cosa vedere:

    • La spiaggia di Riva Ligure, dove amava passeggiare
    • I locali del paese, dove a volte suonava per gli amici
    • La casa dove soggiornava (oggi meta di pellegrinaggio per i fan)

    4. Alassio e la Liguria dei borghi

    Tenco spesso visitava altri angoli della Liguria:


    5. Le canzoni che parlano di Liguria

    Alcuni brani di Tenco evocano paesaggi liguri:
    🎵 “Lontano lontano” – il senso di solitudine del mare
    🎵 “Vedrai vedrai” – malinconia e speranza
    🎵 “Io sono uno” – riflessioni esistenziali nate in Liguria


    Come visitare i luoghi di Tenco oggi

    • 🚗 In auto: facile raggiungere Sanremo, Genova e Riva Ligure
    • 🚆 In treno: la linea Ventimiglia-Genova passa per tutti i luoghi chiave
    • 📅 Quando andare: il Premio Tenco (ottobre) è il momento migliore

    Conclusione

    La Liguria di Luigi Tenco è fatta di mare, musica e malinconia, ma anche di luoghi vivi che ancora oggi respirano arte. Visitare questi posti significa entrare nel cuore di un artista che ha segnato la storia della canzone italiana.