Ogni 2 luglio, il piccolo borgo di Vessalico, incastonato nell’Alta Valle Arroscia, si trasforma in un vivace palcoscenico di sapori e tradizioni. L’appuntamento è con la Storica Fiera dell’Aglio, giunta quest’anno alla sua 266ª edizione . Un evento che da oltre due secoli celebra uno dei prodotti simbolo dell’agricoltura ligure e che ancora oggi richiama visitatori da tutta la regione e non solo .
Un prodotto d’eccellenza: l’Aglio di Vessalico
Protagonista assoluto della manifestazione è l’Aglio di Vessalico, un prodotto che vanta una storia antica e caratteristiche uniche . Coltivato interamente a mano in circa 7 ettari di terreno asciutto e calcareo, tra i 400 e i 500 metri di altitudine, questo aglio si distingue per la sua lunga conservabilità e per un aroma intenso ma digeribile .
La sua qualità è il frutto di un sapere contadino tramandato di generazione in generazione, con metodi di coltivazione che seguono ritmi quasi “magici”: gli spicchi vengono selezionati e piantati tra ottobre e novembre “di luna vecchia”, e le piante vengono sradicate a fine giugno, quando raggiungono la giusta maturazione . Il prodotto viene poi confezionato nelle caratteristiche reste, le tradizionali trecce composte da 20-25 teste .
Non a caso, dal 2000 l’Aglio di Vessalico è un Presidio Slow Food, a testimonianza del suo valore come patrimonio culturale e gastronomico . È in corso da tempo la richiesta per ottenere il riconoscimento DOP (Denominazione di Origine Protetta), che ne certificherebbe ulteriormente l’origine e la qualità .
La Fiera: una festa antica che unisce passato e presente
Le origini della Fiera risalgono al 1760, quando il primo maggio di quell’anno si tenne la prima edizione . Da allora, la data è stata spostata al 2 luglio, giorno in cui il paese si anima con un fitto programma di eventi . L’edizione del 2026, come da tradizione, si terrà giovedì 2 luglio nel parco Canavai .
La manifestazione è molto più di una semplice fiera agricola. È una vera e propria festa popolare che coinvolge l’intera comunità . Per le vie del borgo si snoda un mercatino dove è possibile acquistare l’aglio fresco, intrecciato in reste, insieme ad altri prodotti tipici della vallata .
Cosa fare alla Fiera dell’Aglio
Il programma dell’evento è ricco e pensato per tutti i gusti :
Stand gastronomici: L’occasione perfetta per assaporare i piatti della tradizione ligure che esaltano il gusto dell’aglio, dalle zuppe alla pasta fatta in casa, fino alle focacce .
Show cooking e laboratori: Negli ultimi anni, la fiera si è arricchita di eventi esperienziali come lo show cooking e i laboratori per bambini, dove si può imparare a preparare il pesto al mortaio o scoprire i segreti dell’aglio nero .
Intrattenimento per famiglie: Non mancano momenti di puro svago con musica dal vivo, balli e gonfiabili per i più piccoli .
Cultura e tradizioni: La fiera è anche un momento per approfondire la storia del borgo e delle sue antiche tradizioni agricole, attraverso incontri e visite guidate .
Come arrivare e info utili
Vessalico si trova in provincia di Imperia, nel cuore dell’Alta Valle Arroscia . La fiera si svolge presso il parco Canavai e l’ingresso è gratuito, con orario continuato dalle 9:00 alle 20:00 . Per maggiori informazioni, è possibile contattare il Comune di Vessalico al numero 018331000 o consultare il sito ufficiale .
C’è un modo, in Liguria, per mangiare il basilico senza pesto. Si chiama gelato, ed è una delle scoperte più sorprendenti che questa regione possa offrire.
Lo so, sembra strano. Il basilico nel gelato? Eppure funziona. Dolce, erbaceo, fresco, con quel retrogusto di anice che la varietà genovese DOP regala… è l’incontro perfetto tra la tradizione salata della Liguria e la creatività dei suoi maestri gelatieri.
In questo articolo vi porto alla scoperta del gelato ligure: dove trovare le migliori gelaterie artigianali, quali gusti tipici assaggiare (dal basilico al chinotto, dallo zabaione al vino passito), e perché la Liguria – con i suoi 573 laboratori artigiani su 682 attività di pasticceria e gelateria – è una delle regioni italiane dove il gelato artigianale è più vivo che mai.
La Liguria e il gelato: un amore antico (che parte dal cono)
Prima di parlarvi dei gusti, una curiosità che forse non sapete: il cono gelato è un’invenzione ligure.
Sì, avete letto bene. Quella cialda croccante che tiene in mano il vostro gelato mentre passeggiate sul lungomare è nata qui, in Liguria, grazie a un intuito geniale .
La storia – tramandata dal disciplinare regionale dell’artigianato – racconta di tre fratelli di Bussana (nell’estremo ponente ligure), i fratelli Torre. Erano venditori ambulanti di gelato, quelli che giravano con il caratteristico carrettino per le fiere e le sagre. Nel 1875, a Marsiglia, impararono i segreti della preparazione del gelato. Ma il più giovane, Giovanni detto “Il Merlo”, ebbe un’idea rivoluzionaria: fino ad allora il gelato si serviva in bicchieri di metallo o di vetro, che andavano restituiti. Perché non creare un contenitore commestibile?
Così inventò una “pasta farinosa”, una cialda che si poteva mangiare insieme al gelato. Nel 1910, il suo cono apparve per la prima volta all’Esposizione di Torino. Fu un successo clamoroso: premiato a Parigi, a Londra, a Roma .
Oggi, quel piccolo museo a Bussana (purtroppo non più attivo) conserva la memoria di questa invenzione che ha cambiato il modo di mangiare il gelato nel mondo. La prossima volta che morderete un cono, ricordatevi: è nato qui.
Cosa rende speciale il gelato ligure? Gli ingredienti del territorio
La Liguria è piccola, ma ha una densità di prodotti DOP, IGP e presidi Slow Food impressionante. E i gelatieri artigiani liguri sono maestri nell’usarli.
Ecco alcuni degli ingredienti tipici che potrete ritrovare nei gusti liguri:
Basilico Genovese DOP – l’oro verde della regione, usato per il celebre gelato al basilico
Nocciola Misto Chiavari – una varietà autoctona ligure, più piccola e aromatica delle nocciole piemontesi
Latte di vacca Cabannina – razza autoctona ligure, allevata in modo estensivo. Dà un latte particolarmente grasso e saporito
Prescinsêua – un formaggio fresco tipico genovese, simile alla ricotta ma più acido, usato nella tradizione dolciaria
Sciacchetrà delle Cinque Terre – il famoso vino passito, usato per aromatizzare il gelato
Chinotto di Savona – il frutto amaro diventato simbolo della città, usato per gelati e amaretti
Limetta di Monterosso – agrumi tipici delle Cinque Terre
Zafferano del Monte Beigua – una spezia pregiata dell’entroterra savonese
Mele selvatiche di Casella, fichi del territorio, miele del Val Trebbia – piccole produzioni locali che i gelatieri valorizzano
La Regione Liguria ha persino un marchio “Artigiani In Liguria” dedicato ai gelatieri che rispettano un disciplinare rigoroso: ingredienti naturali, lavorazione artigianale, assenza di additivi e grassi idrogenati. Cercatelo, è una garanzia di qualità .
I gusti liguri da assaggiare (almeno una volta nella vita)
1. Gelato al basilico (e varianti)
Il gusto simbolo della Liguria in versione dolce. Se pensate che sia una stranezza, vi sbagliate: il basilico è uno dei gusti preferiti anche dai liguri stessi, non solo dai turisti .
Ma attenzione: non è un basilico qualsiasi. I migliori gelatieri usano il Basilico Genovese DOP, quello di Prà, con le sue foglie piccole e il profumo delicato che non sa di menta.
Dove trovarlo:
Gelatina (Genova, via Garibaldi) – il loro “Fior di Basilico” è una cremosa declinazione sottozero dell’oro verde ligure. Una delle gelaterie insignite dei Tre Coni dal Gambero Rosso .
Basilico e Limone (Levanto) – come suggerisce il nome, il loro sorbetto signature è proprio basilico e limone, con note erbacee e agrumi gentili .
Romeo Viganotti (Genova) – lo storico indirizzo genovese propone anche il gusto al pesto (se siete coraggiosi) .
Se volete provare a farlo in casa, la ricetta del “Liguretto” – un sorbetto al limone e basilico – è stata creata dal maestro gelatiere Marco Venturino, primo classificato al Ranking mondiale Gelato Festival .
2. Zapossa – zabaione allo Sciacchetrà
Il nome è geniale: “zapossa” in dialetto genovese significa “che può essere”. Ma non lasciatevi ingannare dalla modestia del nome. Questo gusto è una bomba.
Alla base c’è lo zabaione classico, arricchito con Sciacchetrà delle Cinque Terre, il vino passito DOC che è un’eccellenza assoluta della regione. Il risultato è un gelato intenso, persistente, con note di miele e frutta secca .
Dove trovarlo:100% Naturale (Sestri Levante e Chiavari) , una delle gelaterie storiche della Liguria, fondata nel 1987 e ancora oggi tra le migliori. Hanno anche il gusto “La Ligure” (nocciole Misto Chiavari e miele locale) .
3. Chinotto di Savona (e amaretti al chinotto)
Il chinotto è un agrume amaro, simbolo della città di Savona. Tradizionalmente si usa per la celebre bibita, ma i gelatieri liguri lo hanno riscoperto come gusto.
InSisto (Savona) è la gelateria che ha fatto del chinotto la sua bandiera. Il loro gelato al chinotto di Savona è diventato famoso in tutta la regione .
E se volete osare, cercate anche gli amaretti al chinotto di Savona – un’altra specialità locale che a volte viene abbinata al gelato .
4. Nocciola Misto Chiavari (e torta di nocciole)
La nocciola di Chiavari è una varietà autoctona ligure, più piccola e aromatica di quelle piemontesi. Viene usata sia per il gelato in purezza (crema di nocciole) sia per i gusti abbinati, come il “Perarrosto” di Pachamama: fondente con pere liguri caramellate e nocciole del Piemonte .
A Borzonasca (nell’entroterra genovese), c’è una pasticceria che dal 1870 produce la famosa “Ruetta” e una Torta di Nocciole con la Nocciola Misto Chiavari – e naturalmente anche il gelato .
5. Fiori d’arancio, zafferano e petali di rosa
La Liguria non è solo mare. L’entroterra offre ingredienti preziosi che i gelatieri usano con maestria.
Gelatina (Genova) propone Atena, un connubio raffinato di zafferano ligure, fiori d’arancio e agrumi canditi .
Pastorino (Calice Ligure) è famosa per la sua crema allo zafferano del Monte Beigua con pistacchi di Bronte tostati e miele locale. Una deviazione nell’entroterra savonese che vale la pena .
Marco Venturino, il maestro gelatiere di Varazze, ha creato anche un gusto ai petali di rosa – leggero, elegante, romantico .
Le migliori gelaterie della Liguria (divise per zona)
Genova e dintorni
Gelateria
Dove
Perché provarla
Gusto iconico
Gelatina
Via Garibaldi 20r
Tre Coni Gambero Rosso, etica e territorio
Fior di basilico, Atena (zafferano e fiori d’arancio)
Romeo Viganotti
Centro storico
Storica, bean-to-bar, audace
Pesto (sì, pesto), Cenerina (formaggio+fondente)
Massimiliano Chiumeo
Via Oberdan 75r
Due Coni Gambero Rosso, eleganza
Zabaione allo Zibibbo, bonet, crema alla scorza di limone
Cremeria Sestri
Sestri Ponente, via Doninzetti 34r
Due Coni Gambero Rosso
Liquirizia di Rossano, menta di Pancalieri
Profumo
Vico superiore del Ferro 14
Tre Coni Gambero Rosso (2021)
–
Nughené il gelato
Bogliasco
Creatività estrema, oltre 200 gusti in pochi anni
Bogliaschino 4.0 (limone e aneto), pane e olio, pesto e stracchino
Levante Ligure (Cinque Terre, Golfo Paradiso)
Gelateria
Dove
Perché provarla
Gusto iconico
Pachamama
Chiavari
Sostenibilità, latte di Cabannina
Perarrosto (fondente, pere liguri, nocciole), erba luisa-kumquat-camomilla
100% Naturale
Sestri Levante e Chiavari
Storica (1987), senza additivi, anche vegano e gluten free
Zapossa (zabaione allo Sciacchetrà), La Ligure (nocciole e miele)
Basilico e Limone
Levanto
La porta delle Cinque Terre, pochi gusti ma perfetti
Sorbetto basilico e limone, cioccolato Nyangbo 68%
Cremeria Spinola
Chiavari, corso Valparaiso 118
Tre Coni Gambero Rosso (2021)
–
Ponente Ligure (Savonese, Imperiese)
Gelateria
Dove
Perché provarla
Gusto iconico
Pastorino
Calice Ligure (entroterra)
Storica, terza generazione, sala retrò
Crema allo zafferano del Monte Beigua con pistacchi
InSisto
Savona
Territorio e creatività
Chinotto di Savona
Casa del Gelato
Albenga, viale Martiri 106
Due Coni Gambero Rosso (2021)
–
Crema Gelateria Artigianale
Albenga, via Dalmazia 55
Google 4.6, ingredienti locali
–
Golfo Paradiso e dintorni
Gelateria
Dove
Perché provarla
Gusto iconico
Nughené il gelato
Bogliasco
Creatività estrema, giovane gelatiere portoghese
Oltre 200 gusti provati – lasciatevi sorprendere
Pappus Gelateria Artigianale
Noli
Premio come miglior gelato al mondo da alcuni viaggiatori
Coffe sorbet, pistacchio, “Italian vine”
Come scegliere il gelato: consigli da intenditore
Ecco alcuni suggerimenti per riconoscere un buon gelato artigianale (e non farvi fregare):
1. Cercate il giallo (e non il verde fluo)
Il colore del gelato al pistacchio deve essere nocciola spento, non verde brillante. Il verde fluo è colorante. Il giallo della crema al limone deve essere tenue, non giallo acido .
2. Guardate il bancone
I gelati artigianali di qualità si conservano in pozzetti metallici chiusi da coperchi, non in vasche aperte a cascata (quelle sono per il gelato industriale). I pozzetti proteggono il gelato dall’aria e mantengono la temperatura costante. Se vedete una montagna di gelato che trabocca dalla vasca con forme perfette… diffidate .
3. Leggete la lista ingredienti
Il buon gelato artigianale ha una lista di ingredienti corta e comprensibile. Latte, zucchero, uova, frutta, cioccolato… stop. Se vedete additivi, emulsionanti, grassi idrogenati, coloranti – non è artigianale .
4. Chiedete di assaggiare
In una gelateria seria, si può assaggiare senza problemi. Non abusatene (un paio di gusti vanno bene), ma approfittatene per testare la qualità. Il gelato artigianale si scioglie in bocca con una cremosità naturale, non lascia patina di grasso sul palato.
5. Cercate il marchio “Artigiani In Liguria”
La Regione Liguria ha istituito un marchio specifico per i gelatieri artigiani che rispettano un disciplinare rigoroso. Se lo vedete, è una garanzia di qualità e territorialità .
Quando mangiare il gelato in Liguria (e dove)
La mattina presto
Sembra controintuitivo, ma la mattina (intorno alle 10:00-11:00) è il momento migliore per trovare il gelato appena fatto. I gelatieri artigiani iniziano a lavorare alle 6:00-7:00; la prima produzione è pronta per la tarda mattinata. Il gelato è al massimo della cremosità e gli ingredienti sono freschi.
Dopo cena
La tradizione italiana della “passeggiata” con il gelato in mano è sacra anche in Liguria. In estate, le gelaterie sono aperte fino a tardi. Approfittatene per un dopo cena sui lungomari di Alassio, Finale Ligure, Camogli o Sestri Levante.
Evitate le ore più calde (15:00-17:00)
In piena estate, nelle ore più calde, il gelato artigianale soffre. Le code sono lunghe, il gelato si scioglie più velocemente, e la qualità ne risente. Se potete, scegliete la mattina o la sera.
I luoghi iconici per mangiare un gelato
Sul lungomare di Camogli – con vista sulle “case color pastello” che si specchiano nel mare
In piazza Matteotti a Sarzana – seduti al Caffè Costituzionale, guardando la vita della città
Sulla spiaggia di Levanto – dopo una giornata al mare, il gelato da Basilico e Limone
A Portovenere, sui gradini della chiesa di San Pietro – con il mare che si perde all’orizzonte
Al porticciolo di Santa Margherita Ligure – tra yacht e locali eleganti
Ricette tradizionali: il “Liguretto” al basilico
Se volete provare a replicare un assaggio di Liguria a casa vostra, il maestro gelatiere Marco Venturino (primo classificato al Ranking mondiale Gelato Festival World Masters) ha reso pubblica la ricetta del suo “Liguretto” – un sorbetto al limone e basilico .
Ingredienti:
900 g di sorbetto al limone (base)
100 g di basilico genovese DOP
Procedimento: Preparate il sorbetto al limone. Tenete da parte 50 g di acqua del sorbetto e emulsionatela con le foglie di basilico fresco. Una volta ben amalgamato, inserite il composto nel mantecatore. Servite decorando con foglie di basilico genovese e una fetta di limone disidratato .
Non è esattamente una ricetta da principianti (serve un mantecatore), ma se avete la passione per il gelato fatto in casa, è un’impresa che vale la pena.
Curiosità finali: il gelato “strano” che dovete provare almeno una volta
La Liguria è anche terra di sperimentazione. Alcune gelaterie si spingono oltre, proponendo gusti che sfidano le convenzioni:
Nughené il gelato (Bogliasco) ha proposto il pane e olio, pesto e stracchino, gianduia e curry verde thai, limone, tiglio e sommacco. Più di 200 gusti concepiti in pochi anni. Alcuni funzionano, altri meno, ma il coraggio è ammirevole .
Romeo Viganotti (Genova) ha il gusto al pesto. Sì, pesto. Non quello di cui parlavamo prima con il basilico dolce: proprio pesto, con aglio, pinoli e parmigiano. Per palati forti .
100% Naturale (Sestri Levante) propone stagionalmente il sorbetto con fichi caramellati e noci, e la Zapossa allo Sciacchetrà .
In conclusione: il gelato è un viaggio nei sapori della Liguria
La prossima volta che sarete in Liguria, non limitatevi al classico cono alla stracciatella. Cercate le piccole gelaterie artigiane, quelle con la fila fuori e il bancone a pozzetti. Chiedete il gusto al basilico (anche se vi sembra strano). Assaggiate lo zabaione allo Sciacchetrà. Fatevi sorprendere dal chinotto di Savona.
E mentre lo mangiate, guardatevi intorno. Il mare, le montagne che scendono a picco, i borghi colorati. Quel gelato che state mangiando è fatto con ingredienti che crescono su quelle stesse colline, a pochi chilometri da lì.
Questo è il gelato della Liguria. E non ha nulla da invidiare a nessuno.
📌 Riepilogo per i frettolosi
Domanda
Risposta
Gusto più tipico
Basilico (con Basilico Genovese DOP)
Gusto più originale
Zapossa (zabaione allo Sciacchetrà), Chinotto di Savona
Miglior gelateria a Genova
Gelatina (via Garibaldi) o Romeo Viganotti
Miglior gelateria per le Cinque Terre
Basilico e Limone (Levanto) o 100% Naturale (Sestri Levante)
Miglior gelateria sul Ponente
Pastorino (Calice Ligure) o InSisto (Savona)
Cosa cercare
Marchio “Artigiani In Liguria”, pozzetti metallici, colori tenui
C’è una Liguria che la maggior parte dei turisti non vede mai. Non è quella delle spiagge affollate, dei borghi illuminati a giorno, dei tramonti sui porticcioli. È la Liguria che si accende quando il sole tramonta, quando il mare diventa una lama scura all’orizzonte e le colline si riempiono di piccoli punti luce danzanti.
Sono le lucciole. E a giugno, in Liguria, offrono uno spettacolo che sembra uscito da una fiaba.
In questo articolo vi racconto perché giugno è il mese perfetto per le passeggiate notturne, dove andare per vedere le lucciole (e non solo), e vi suggerisco 3 escursioni organizzate da guide esperte che vi faranno scoprire l’altra faccia del Ponente Ligure.
Perché giugno è il mese delle lucciole (e delle passeggiate notturne)
Le lucciole non sono un fenomeno casuale. La loro stagione di “volo” è breve e preziosa, e giugno è l’ultimo mese buono per vederle. Il picco delle emissioni luminose (il famoso “lampeggio” con cui i maschi corteggiano le femmine) va da metà maggio a fine giugno. Passata questa finestra, il miracolo si spegne per un altro anno.
Ma giugno offre un altro vantaggio: le giornate sono lunghe, il clima è mite, e la sera si sta bene all’aperto senza il freddo della primavera né l’afa di luglio. Camminare al crepuscolo è piacevole, quasi terapeutico. I profumi sono più intensi (l’elicriso, il timo, il mirto), i suoni sono quelli dei grilli e dei rapaci notturni, e il cielo è ancora limpido.
“Gli stessi sentieri assumono connotati diversi non solo a seconda della stagione, ma anche dell’orario in cui lo si attraversa: profuma di timo e mirto nelle ore calde, risuona di grida di cicale al pomeriggio e grilli di sera, si illumina di lucciole di notte”.
Cosa serve per una passeggiata notturna (l’equipaggiamento giusto)
Prima di addentrarci nei percorsi, un paio di accorgimenti tecnici. Camminare di notte è diverso dal camminare di giorno, e serve l’attrezzatura giusta.
Lo zaino del viandante notturno:
Cosa
Perché serve
Torcia frontale
Fondamentale. Le mani devono essere libere. Meglio se con luce regolabile (non accecate le lucciole!)
Scarpe da trekking
I sentieri notturni sono insidiosi. Niente infradito o scarpe da ginnastica lisce
Abbigliamento a strati
La sera la temperatura cala. K-way o giacca a vento anche se fa caldo
Acqua (1,5 litri)
Si suda meno che di giorno, ma l’acqua serve sempre
Cena al sacco
Molte escursioni partono verso sera e finiscono tardi. Portate un panino
Bastoncini da trekking
Opzionali, ma utili nei tratti in discesa al buio
Fondamentale: niente torce puntate a caso durante l’avvistamento delle lucciole. Le luci artificiali disturbano il loro comportamento. Le guide esperte sanno quando accenderle e quando spegnerle.
I 3 percorsi notturni a giugno in Liguria
Ho selezionato tre escursioni organizzate nel Ponente Ligure, curate da guide ambientali escursionistiche (GAE) che conoscono il territorio e sanno dove portarvi per vedere le lucciole in sicurezza.
1. Notturna tra le borgate di Diano Arentino (15 luglio)
La più magica per le lucciole e i rapaci notturni.
Data: 15 luglio 2025
Ritrovo: ore 20:30, Diano Arentino (presso il Comune)
Lunghezza: 7 km
Dislivello: 200 m
Durata: 3 ore
Difficoltà: media (adatto a chi ha già camminato)
Costo: €10 a persona
Il percorso
La partenza è al crepuscolo da Diano Arentino, un borgo dell’entroterra imperiese che profuma di Liguria autentica. Si sale verso il crinale tra Valle Impero e Golfo Dianese, lungo strade sterrate e sentieri centenari. La luce cala proprio alla stessa velocità con cui si guadagna quota: il mare resta visibile ancora per un tratto, per poi lasciare spazio ai profili delle montagne.
Il percorso attraversa pinete e boschi. E qui accade la magia: il riferimento non è più la vista, ma il passo. Il silenzio non è totale, ma è fatto di piccoli segnali, movimenti, richiami.
Cosa si vede
Le lucciole: nei tratti boschivi, con un po’ di fortuna, si vedono le scie luminose che danzano nell’oscurità.
I rapaci notturni: assioli, civette, succiacapre. La guida vi aiuterà a riconoscerne i richiami, presenza discreta ma costante lungo il percorso .
Perché sceglierla
È la più “immersiva” delle tre. Qui non c’è panorama da guardare (il mare sparisce presto), ma c’è l’esperienza pura del cammino notturno. Si cammina, si ascolta, ci si abbandona al ritmo del passo. Per chi cerca un contatto profondo con la natura, senza distrazioni.
2. Notturna tra Chiappa e Cervo (1° luglio)
La più panoramica, tra ulivi e crinali.
Data: 1° luglio 2025
Ritrovo: ore 20:30, Chiappa (Chiesa San Mauro e Giacomo)
Lunghezza: 7 km
Dislivello: 150 m
Durata: 3 ore
Difficoltà: facile/medio
Costo: €10 a persona
Il percorso
Una camminata serale tra le campagne della Chiappa, lungo mulattiere che un tempo collegavano il retroterra di Cervo alla Val Merula. I terrazzamenti a ulivo accompagnano il percorso, ancora leggibili nel paesaggio.
Si raggiunge il crinale tra Andora e il Golfo Dianese, con una vista aperta dal Colle Mea sulle due vallate e sulle due fasce costiere. Di giorno sono affollatissime. Di sera, sono vostre.
La discesa è dolce, su fondo sterrato, e chiude l’anello passando accanto alla borgata Rocca.
Cosa si vede
Il panorama notturno: le luci dei paesi sulla costa, il mare che brilla sotto la luna.
Gli ulivi secolari: nel buio, assumono forme quasi umane.
Rapaci notturni e lucciole: presenti, anche se il percorso è più aperto rispetto a Diano Arentino .
Perché sceglierla
È la più equilibrata. Ha un po’ di panorama, un po’ di bosco, un po’ di uliveti. Il dislivello contenuto (150 metri) la rende accessibile anche a chi non ha grande esperienza di camminate. Perfetta per una prima esperienza di escursione notturna.
3. Alba sul Monte Ceresa (24 giugno)
Non è notturna, è aurorale. Ma merita una menzione speciale.
Data: 24 giugno 2025 (San Giovanni, guarda caso)
Ritrovo: ore 4:00, Evigno (Chiesa San Bernardo)
Lunghezza: 8 km
Dislivello: 600 m
Durata: 4 ore
Difficoltà: medio/alta (il dislivello è impegnativo)
Costo: €10 a persona
Perché è speciale
Si parte quando il borgo di Evigno è ancora immerso nel silenzio. Il sentiero sale tra ombre e profumi della notte che si dissolve. L’oscurità è totale all’inizio, poi lentamente il cielo si colora di sfumature rosate e dorate. Il mare, ancora lontano, inizia a riflettere la luce dell’alba.
I muretti a secco, le antiche caselle pastorali e il crinale raccontano storie di lavoro e di silenzio. Raggiunta la vetta (Monte Ceresa, circa 1.150 metri), lo spettacolo si apre all’improvviso: il sole emerge dall’orizzonte, illuminando il Golfo Dianese e le cime dell’entroterra.
Cosa si vede
Il passaggio dalla notte al giorno, che è forse lo spettacolo più bello che la natura offra.
Le lucciole? All’inizio del percorso, sì. Poi la notte cede il passo alla luce.
Volpi, caprioli, rapaci che si svegliano.
Perché sceglierla
Non è per tutti: partire alle 4:00 richiede disciplina, e 600 metri di dislivello sono una bella fatica. Ma chi l’ha fatta dice che è un’esperienza che cambia la prospettiva sul mondo. E poi… è il 24 giugno, la Notte di San Giovanni. C’è un che di magico, anche senza falò.
Tabella riassuntiva (per scegliere al volo)
Escursione
Data
Lunghezza
Dislivello
Difficoltà
Cosa vedi
Diano Arentino (notturna)
15 luglio
7 km
200 m
Media
Lucciole, rapaci notturni, bosco
Chiappa-Cervo
1° luglio
7 km
150 m
Facile/medio
Panorama notturno, ulivi, lucciole
Monte Ceresa (alba)
24 giugno
8 km
600 m
Medio/alta
Alba sul golfo, stelle, natura
Come partecipare (info pratiche)
Le escursioni sono organizzate dall’iniziativa “Borghi di Ponente” con guide GAE (Guide Ambientali Escursionistiche) certificate.
Info e prenotazioni: contattare la Guida GAE Davide Fornaro al 340 2440972.
Costo: €10 a persona (pagamento in loco) .
Cosa portare: torcia frontale, scarpe da trekking, acqua (1,5 litri), cena al sacco, abbigliamento a strati, k-way.
E se non potete partecipare a queste date?
Le guide organizzano spesso uscite aggiuntive su richiesta. Se avete un gruppo di amici (minimo 4-5 persone) e una data flessibile, potete contattarle per organizzare una camminata personalizzata.
In alternativa, camminare in autonomia è possibile, ma sconsiglio vivamente di avventurarsi su sentieri sconosciuti di notte senza una guida che conosca il territorio. I sentieri liguri sono insidiosi, la segnaletica notturna è inesistente, e perdersi al buio non è un’esperienza piacevole.
In conclusione: perché dovreste provare una passeggiata notturna
Camminare di notte è un’altra cosa. Si cammina più piano, si ascolta di più, i sensi si affinano. Il buio toglie il riferimento visivo e costringe a fidarsi del passo, del bastone, della voce della guida.
E poi ci sono le lucciole. Piccoli punti luce che sembrano fiocchi di neve luminosi, che compaiono e scompaiono, che danzano nell’aria come per dire che la natura, quando la lasciamo in pace, sa ancora regalarci spettacoli gratuiti e meravigliosi.
Buona notte, camminatori. E buona caccia alle lucciole.
📌 Consiglio extra
Se partecipate all’escursione del 24 giugno (alba sul Monte Ceresa), portatevi una macchina fotografica con buone prestazioni in luce scarsa. L’alba lì è qualcosa che non dimenticherete facilmente. E magari, nella notte di San Giovanni, un pensiero ai falò e all’acqua magica… chissà che non porti fortuna.
C’è una città in Liguria che non sembra proprio ligure. O forse sì. Dipende da dove guardi. È Sarzana, l’ultimo baluardo prima della Toscana, un crocevia di culture, sapori e storie che da secoli si mescolano come in un laboratorio vivente.
Se pensate alla Liguria, vi vengono in mente le spiagge delle Cinque Terre, le terrazze di Portofino, le focacce di Recco. Sarzana è tutto questo e qualcosa in più. È il punto in cui la Riviera incontra la Lunigiana, in cui il pesto dialoga con i testaroli, in cui il campanilismo ligure si ammorbidisce con l’eleganza toscana.
In questo articolo vi porto alla scoperta di Sarzana: la sua storia di città di confine, cosa vedere in un giorno o in un weekend, quando andare, cosa mangiare e perché merita una sosta (o una base) durante il vostro viaggio in Liguria.
Dove si trova e perché è speciale (il fascino del confine)
Sarzana si trova nell’estremo levante ligure, in provincia della Spezia, nella Val di Magra . È l’ultimo comune lungo la costa prima di entrare in Toscana . Ma i confini non finiscono qui: Sarzana è anche il capoluogo ufficioso della Lunigiana, una regione storica che si estende tra Liguria, Toscana ed Emilia-Romagna .
Questa posizione strategica ha plasmato l’identità della città per secoli . Già in epoca romana, l’area era attraversata dalla Via Aemilia Scauri, prosecuzione verso le Gallie della via Aurelia . Nel Medioevo, Sarzana si trovava al crocevia di due importanti vie di pellegrinaggio e commercio: la Via Francigena (che portava i pellegrini a Roma) e la Via del Sale (che collegava la costa con l’entroterra padano) .
Essere città di confine ha significato essere contesa. Sarzana ha subito le ingerenze di diversi potentati: la Repubblica di Genova, il Granducato di Toscana, il Ducato di Milano, la Signoria dei Medici . Ognuno ha lasciato il segno, e oggi questa stratificazione si legge nelle architetture, nelle tradizioni e persino nel cibo.
“Essere una realtà di confine ha profondamente plasmato l’identità civica, culturale e artistica di Sarzana”.
Il risultato? Una città che non è né completamente ligure né completamente toscana, ma qualcosa di unico e affascinante.
Cenni storici: da Luni a Sarzana, un’eredità millenaria
Per capire Sarzana bisogna fare un passo indietro, fino all’antica città romana di Luni.
Luni fu fondata nel 177 a.C. come colonia romana e divenne il centro urbano, commerciale e portuale più importante della regione . Il suo porto era un nodo cruciale per i commerci tra Roma e le Gallie. Ma a partire dal IV secolo d.C., Luni iniziò a declinare. Il porto si insabbiò, la malaria si diffuse, e le incursioni dei pirati resero la vita insostenibile.
Intorno all’anno Mille, gli abitanti di Luni abbandonarono la città e fondarono un nuovo insediamento sul colle di Sarzano, dando vita al “Burgo Sarzane” . Sarzana nacque così, come erede naturale di Luni.
Nel corso dei secoli, Sarzana crebbe d’importanza. Nel 1465 ottenne il rango di città, imponendosi come centro di riferimento per l’intera Val di Magra . Il momento di maggior splendore arrivò con il pontificato di Tommaso Parentucelli, sarzanese divenuto papa nel 1447 con il nome di Niccolò V. Fu un umanista e un mecenate: a lui si deve la costituzione del primo nucleo della Biblioteca Vaticana .
Nei secoli successivi, Sarzana fu contesa tra Genova, Firenze e Milano, come testimoniano le due imponenti fortezze che ancora oggi dominano la città . Passò poi sotto il controllo della Repubblica di Genova, del Regno di Sardegna e infine del Regno d’Italia.
Oggi Sarzana è una città vivace, candidata a Capitale della Cultura 2028 , che investe sulla cultura come risorsa per lo sviluppo .
Cosa vedere a Sarzana: un itinerario a piedi
Il centro storico di Sarzana è compatto e si esplora facilmente a piedi . È racchiuso da mura quattrocentesche, con due porte principali ancora perfettamente conservate. L’asse principale è via Mazzini, che taglia longitudinalmente la città da Porta Parma a Piazza Matteotti .
Ecco le tappe imperdibili, con una proposta di itinerario per una giornata.
Mattina: il cuore medievale
1. Porta Romana e Porta Parma (le porte della città)
Un tempo Sarzana aveva quattro porte d’accesso. Oggi ne restano due: Porta Parma e Porta Romana (detta anche Porta Nuova) . La più monumentale è Porta Romana, completamente rivestita in marmo bianco di Carrara, rimodernata durante la dominazione napoleonica. Sulla porta si notano lo stemma della città di Genova e quello di Sarzana, oltre a una statua della Vergine Maria .
Per i pellegrini che percorrevano la Via Francigena, queste porte rappresentavano l’ingresso e l’uscita dalla città .
2. Cattedrale di Santa Maria Assunta (il gioiello assoluto)
La cattedrale è il cuore religioso di Sarzana e uno dei monumenti più importanti della Lunigiana . La sua costruzione iniziò nel 1204, quando la sede vescovile si trasferì da Luni a Sarzana .
Cosa non perdere:
La Croce di Mastro Guglielmo (1138): è considerata la più antica croce dipinta d’Italia . Un’opera fondamentale della pittura romanica, che segna il passaggio iconografico dal Christus triumphans (Cristo trionfante) al Christus patiens (Cristo sofferente) .
La reliquia del Preziosissimo Sangue: custodita in una cappella laterale. Secondo la tradizione, il sangue di Cristo sarebbe arrivato a Luni nell’VIII secolo su un’imbarcazione miracolosa .
La “spada nella roccia”: sulla facciata della cattedrale, in alto a sinistra, è infissa quella che sembra l’elsa di una spada. La tradizione locale dice che sia un simbolo di pace: ricorderebbe una pacificazione del 1353 tra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini, con l’idea di “seppellire” l’arma come gesto di rinuncia alla guerra .
L’Ancona dell’Incoronazione (1433): una delle più belle sculture rinascimentali in Liguria, in marmo bianco .
La facciata è in stile romanico-gotico, con un rosone del 1474 e un portale del 1355 attribuito a Michelino de Vivaldo . L’interno, a tre navate, fu rimaneggiato in epoca barocca .
3. Pieve di Sant’Andrea (la chiesa più antica)
A pochi passi dalla cattedrale si trova la Pieve di Sant’Andrea, l’edificio religioso più antico di Sarzana. Risale al X secolo, anche se le prime attestazioni documentarie sono del 1128 .
Dal 1204, divenne battistero cittadino e sede giurisdizionale del Comune fino al XIV secolo . Il portale è cinquecentesco, in marmo di Carrara, decorato con cariatidi e sormontato da una stella a otto punte (il sidus), simbolo degli Anziani del Comune di Sarzana .
4. Piazza Matteotti e il centro storico
Piazza Matteotti è il cuore civile della città, di forma trapezoidale . Qui si affacciano alcuni dei palazzi nobiliari più importanti:
Palazzo Roderio: oggi sede del municipio. Risale al Quattrocento, con un cortile porticato di gusto ligure .
Palazzo Podestà Lucciardi: appartenuto a una delle famiglie più in vista della città .
Caffè Costituzionale: storico caffè che si affaccia sulla piazza .
Passeggiando per via Mazzini e le vie laterali, si incontrano botteghe di antiquariato (Sarzana è famosa per il suo antiquariato), palazzi con portali in arenaria e scorci suggestivi .
Pomeriggio: le fortezze e la vista
5. Fortezza Firmafede (la cittadella nel cuore della città)
Nel cuore del centro storico si trova la Fortezza Firmafede, detta anche Cittadella . Fu costruita tra il 1487 e il 1492 per volere di Lorenzo de’ Medici (Lorenzo il Magnifico), su progetto dell’architetto militare fiorentino Giuliano da Sangallo .
Sorge sulle rovine di una precedente fortezza pisana del XIII secolo . Ha una pianta quadrata con quattro bastioni angolari . Nei secoli, passò ai genovesi e poi ai Savoia. Negli anni ’70 fu utilizzata come carcere . Oggi è stata restaurata ed è sede di mostre, eventi culturali e del MUdeF (Museo delle Fortezze).
Si può visitare la piazza d’armi, i camminamenti, i torrioni e le antiche prigioni .
6. Fortezza di Sarzanello (la vista più bella)
Poco fuori dal centro, sulla collina che domina la città, si erge la Fortezza di Sarzanello. Anche questa fu voluta da Lorenzo de’ Medici e costruita tra il 1487 e il 1492, sempre su progetto di Giuliano da Sangallo .
Sorge sulle fondamenta di un precedente castello medievale risalente al 963 d.C. . Ha una pianta triangolare con tre bastioni e un fossato profondo .
La vista dalla fortezza è spettacolare: si domina tutta la Val di Magra, con il mare all’orizzonte e le Alpi Apuane sullo sfondo . È il punto migliore per fotografare Sarzana e capire la sua posizione strategica.
La fortezza è visitabile tutto l’anno. All’interno si possono anche fare esperienze enogastronomiche, come la “pesto experience” (imparare a preparare il pesto e i testaroli) .
7. La statua del Genio della Stirpe (Piazza Garibaldi)
In Piazza Garibaldi (dove si trovano anche profumatissime piante di arance), si erge una scultura monumentale: il Genio della Stirpe di Carlo Fontana (1907-1914) . È alta quasi sei metri, in marmo bianco di Carrara. Doveva essere un Garibaldi, ma lo scultore cambiò idea e realizzò un gigante giovane e muscoloso con uno scudo su cui compare il profilo di Garibaldi .
Sera: la movida culturale
8. Teatro degli Impavidi e serate in piazza
Il Teatro degli Impavidi fu costruito tra il 1807 e il 1809 all’interno di un ex complesso domenicano . La sala è a ferro di cavallo, con palchi e loggione, in stile neoclassico . È uno dei teatri storici della Liguria.
La sera, Piazza Matteotti si anima con aperitivi e locali, mantenendo un’atmosfera vivace ma mai caotica .
Se avete tempo (o un secondo giorno)
Area archeologica di Luni: a pochi chilometri da Sarzana, si possono visitare i resti della città romana: mura, anfiteatro, foro e il museo .
Marinella di Sarzana: la frazione balneare a 9 km dal centro, con spiagge sabbiose e fondali bassi . Un’alternativa al mare “roccioso” della Riviera ligure .
Museo Diocesano (Oratorio della Misericordia): custodisce tesori di arte sacra dalla città e dalla Val di Magra, con una sezione dedicata a Domenico Fiasella .
Chiesa e convento di San Francesco: appena fuori le mura, con un bel chiostro .
Cosa gustare: la cucina di confine
Sarzana è forse il miglior posto in Liguria per capire cosa significhi “cucina di confine”. Qui i sapori liguri si incontrano con quelli toscani e lunigianesi. Il risultato è una tavola ricca e variegata .
Piatti da non perdere
Piatto
Descrizione
Origine
Testaroli
Una sorta di crêpe di farina di grano e acqua, cotte su un testo di terracotta, poi tagliate a losanghe e condite con pesto o sugo di funghi. Sono considerati l’antenato della pasta .
Lunigiana (condiviso con la Toscana)
Panigacci
Simili ai testaroli, ma più sottili e croccanti, cotti direttamente sulla brace. Si servono con affettati, formaggi o stracchino .
Lunigiana
Sgabei
Piccole strisce di pasta fritta, simili a delle “frittelle salate”, servite calde con salumi e formaggi .
Lunigiana
Baccalà alla sarzanese
Il baccalà (tipico della cucina ligure) preparato secondo la ricetta locale, spesso con pomodoro, olive e pinoli .
Sarzana
Spongata
Dolce natalizio a base di miele, noci, pinoli, canditi e spezie. Ha origini parmensi, ma è diventato tipico anche di Sarzana .
Emilia (importata)
Dove mangiare: Trattorie e osterie nel centro storico, soprattutto nelle vie intorno a Piazza Matteotti e lungo via Mazzini.
Quando andare: il calendario degli eventi
Sarzana è vivace tutto l’anno, ma alcuni eventi meritano una visita mirata.
Estate: eventi diffusi
Nel calendario estivo di Sarzana si trovano concerti, mostre, spettacoli teatrali e la tradizionale Festa dello Sgabeo (organizzata dalla Pubblica Assistenza) .
Settembre: il clou
Sarzana è famosa per il Festival della Mente, uno dei più importanti festival italiani dedicati alla cultura, alla letteratura e alla filosofia. Si tiene a settembre e attira visitatori da tutta Italia .
Ogni mese: l’antiquariato
Sarzana è rinomata per il suo mercato dell’antiquariato, che si tiene regolarmente nel centro storico .
Come arrivare e spostarsi
In auto
Sarzana è servita dall’uscita autostradale Sarzana sull’A12 (Genova-Roma) . Attenzione alla ZTL (Zona a Traffico Limitato) nel centro storico: è attiva nei weekend e in alta stagione. Lasciate l’auto nei parcheggi lungo viale XXV Aprile o vicino alla stazione ferroviaria .
In treno
La stazione ferroviaria di Sarzana si trova sulla linea Genova-Pisa-Roma. Dal binario 1 parte un treno per Parma attraverso la Lunigiana . Dal centro storico dista 8-10 minuti a piedi .
In aereo
Gli aeroporti più vicini sono:
Pisa (Galileo Galilei): circa 60 km
Genova (Cristoforo Colombo): circa 100 km
Come muoversi in città
Il centro storico è pedonale e compatto: si gira tranquillamente a piedi . Per raggiungere la Fortezza di Sarzanello (in collina) o Marinella di Sarzana (al mare), serve l’auto o il bus.
Perché Sarzana dovrebbe essere nella vostra lista
Sarzana è la perfetta porta d’ingresso alla Liguria per chi viene da sud, o l’ultima tappa prima della Toscana per chi viene da nord. Ma è molto più di un “passaggio”.
È una città che ha saputo conservare il suo carattere di crocevia, mescolando culture senza perdere la propria identità. Ha due fortezze imponenti, una cattedrale con un tesoro d’arte inestimabile, un centro storico vivace e autentico, e una cucina che racconta secoli di scambi commerciali e umani.
Il mio consiglio: Dedicatele almeno una giornata intera. Arrivate al mattino, visitate la cattedrale e il centro. Pranzate con testaroli al pesto. Nel pomeriggio, salite alla Fortezza di Sarzanello per il tramonto. La sera, concedetevi una passeggiata in Piazza Matteotti e un gelato (o una spongata, se è periodo).
E se avete tempo, usate Sarzana come base per esplorare i dintorni: le Cinque Terre, il Golfo dei Poeti (Lerici, Portovenere, Tellaro), la Lunigiana toscana e le spiagge sabbiose di Marinella .
Sarzana non urla la sua bellezza. La sussurra, tra vicoli stretti e scorci improvvisi sulle Apuane. Sta a voi ascoltarla.
📌 Riepilogo per i frettolosi
Info
Dettaglio
Dove si trova
Provincia della Spezia, Val di Magra, confine tra Liguria e Toscana
Perché visitarla
Storia millenaria, due fortezze, cattedrale con la croce più antica d’Italia, cucina di confine, vivacità culturale
Tempo consigliato
1 giorno (minimo) – 2 giorni (ideale per includere Luni e il mare)
Periodo migliore
Primavera e autunno per il clima, settembre per il Festival della Mente
Cosa mangiare
Testaroli, panigacci, sgabei, baccalà, spongata
Come muoversi
Centro a piedi, auto per fortezze e mare
Dove parcheggiare
Parcheggi lungo viale XXV Aprile o vicino alla stazione
C’è una notte all’anno, tra il 23 e il 24 giugno, in cui la Liguria smette di essere solo mare e sentieri e si trasforma in un palcoscenico di fuoco, erbe misteriose e rituali antichi. È la Notte di San Giovanni, la più corta dell’anno, quella in cui – secondo la tradizione popolare – il confine tra mondo naturale e soprannaturale si assottiglia fino a quasi scomparire.
Se pensate che il solstizio d’estate sia solo una data sul calendario, non siete mai stati in Liguria in questa notte. Preparatevi a scoprire falò che illuminano le spiagge, acqua che diventa “magica” e gesti scaramantici tramandati da generazioni.
Perché proprio San Giovanni? Il fuoco che purifica
Il 24 giugno si celebra la nascita di San Giovanni Battista, ma molto prima del cristianesimo, queste terre onoravano il solstizio d’estate: il momento in cui il sole raggiunge il suo punto più alto e la luce trionfa. La Chiesa ha semplicemente sovrapposto la propria data, ma il cuore pagano della festa è sopravvissuto intatto.
Il simbolo principale è il fuoco. I grandi falò che si accendono ovunque – dalle spiagge di levante alle piazze dell’entroterra – hanno un duplice significato:
Purificazione: bruciare le negatività accumulate durante l’anno, le “scorie” invernali.
Propiziazione: chiedere al sole di non allontanarsi troppo, garantendo un’estate generosa e raccolti abbondanti.
Dove vedere i falò più suggestivi in Liguria
In tutta la regione, la sera del 23 giugno, l’aria si riempie di fumo e crepitii. Ecco alcuni luoghi dove l’atmosfera è davvero speciale:
Quinto al Mare (Genova): forse il falò più famoso e social. Sulla spiaggia di fronte alla chiesa si erge una catasta enorme, spesso a forma di cono o di struttura artistica. L’accensione avviene al tramonto, accompagnata da canti e, immancabilmente, dalla focaccia calda offerta dalle associazioni locali.
Sestri Levante: sulla Baia del Silenzio, il riflesso del fuoco sull’acqua crea uno spettacolo da cartolina. Qui la tradizione è particolarmente sentita, con bancarelle di artigianato e vin brulé (sì, a giugno, ma la notte si fa fresca!).
L’entroterra savonese (Borgio Verezzi, Finalborgo): nei borghi di pietra, i falò assumono un sapore arcaico. Si raccolgono rami di erica e ginestra, che bruciando profumano l’intera vallata. Spesso si organizzano cene comunitarie con prodotti tipici.
Porto Venere (La Spezia): qui il falò si accompagna a un’altra tradizione: i “battelli illuminati” che solcano il golfo con torce e lanterne, creando un’atmosfera quasi fiabesca.
Consiglio da blogger: arrivate presto (intorno alle 19:30) se volete parcheggiare e trovare un buon posto. Portate una felpa: dopo il tramonto, il mare si calma ma l’umidità sale.
L’acqua “magica” di San Giovanni: come prepararla (e perché funziona)
Se il fuoco rappresenta l’energia maschile, l’acqua è l’elemento femminile e lunare. La leggenda vuole che nella notte di San Giovanni l’acqua sorgiva e quella marina acquisiscano poteri speciali: diventa “acqua di San Giovanni”, capace di portare fortuna, amore e bellezza.
La ricetta tradizionale ligure (ma valida ovunque):
Prendete una ciotola di vetro o ceramica (niente plastica, non si offendono le streghe).
Riempitela con acqua di fonte (o, in mancanza, acqua piovana raccolta appositamente).
Aggiungete 7 petali di rosa (amore), 7 foglie di ruta (protezione) e 7 spighe di lavanda (purificazione).
Lasciate la ciotola all’aperto, possibilmente al chiaro di luna, per tutta la notte dal 23 al 24 giugno.
Il mattino di San Giovanni (24 giugno), usate quest’acqua per lavarvi il viso. La tradizione dice che:
Allontana le verruche e le macchie della pelle.
Protegge dalle invidie.
Porta fortuna in amore per tutto l’anno.
Io l’ho provata? Ammetto di averla preparata un paio di volte. Non so se sia magica, ma il gesto di prendersi cura di sé con le erbe e la luna… ha un effetto benefico sulla mente, ve lo garantisco.
Le erbe di San Giovanni: raccolta segreta e poteri nascosti
Poche notti sono così propizie per la raccolta delle erbe spontanee. La tradizione contadina ligure dice che in questa notte le piante raggiungono il massimo della loro potenza. Le più cercate sono:
L’Iperico (l’erba di San Giovanni): con i suoi fiori gialli a forma di stella, è il simbolo della festa. Raccolto in questa notte e appeso a testa in giù in casa, tiene lontani i fulmini e le disgrazie. In erboristeria è un potente antidepressivo naturale.
La Ruta: amara e protettiva, si metteva sotto il cuscino per sognare il futuro sposo.
L’Artemisia: usata per fare piccoli mazzetti da appendere dietro la porta di casa, contro il malocchio.
Il Sambuco: le sue foglie, bagnate nell’acqua di San Giovanni, servivano a lavare le stalle per proteggere gli animali.
Se vi capita di passeggiare per i sentieri liguri nei giorni precedenti, vedrete anziani raccogliere questi mazzetti con cura. Chiedete loro un consiglio: vi racconteranno storie che nessun libro di scuola racconta.
Un rito personale per la vostra Notte di San Giovanni (anche in città)
Non tutti hanno la fortuna di vivere vicino a una spiaggia o a un bosco. Ma potete celebrare l’essenza di questa notte anche in un piccolo balcone o in giardino.
Ecco un mini-rito fai-da-te:
Al tramonto del 23 giugno, accendete una candela gialla (colore del sole e di San Giovanni).
Scrivete su un pezzo di carta qualcosa che volete lasciarvi alle spalle (una paura, un rancore, un’abitudine negativa).
Bruciate la carta nella fiamma della candela (con molta attenzione, in un posacenere).
Uscite sul balcone e bagnate il davanzale o una pianta con un bicchiere d’acqua, dicendo: “Acqua di San Giovanni, porta luce e lontano il malanno”.
Non serve la magia dei grandi falò. A volte, basta un piccolo gesto consapevole per sentirsi parte di una catena lunga secoli.
In conclusione
La Notte di San Giovanni in Liguria non è solo folklore o turismo. È un pezzo di identità, un modo per ricordarci che l’estate non è solo selfie al tramonto e aperitivi, ma anche radici, comunità e rispetto per i cicli della natura.
Se vi troverete in Liguria il 23 giugno, cercate il punto più alto del vostro borgo o la spiaggia più vicina. Seguite l’odore di fumo e di erbe bruciate. Ascoltate il crepitio del falò e le risate della gente intorno.
E non dimenticate di preparare la vostra acqua magica. Chissà che non funzioni davvero.
Buona Notte di San Giovanni a tutti. Che la luce e l’acqua vi portino ciò che desiderate.
📌 P.S. per i lettori frettolosi:
Quando: sera del 23 giugno 2025 (ma ogni anno è la stessa).
Cosa portare: felpa, monetine per la focaccia, un barattolo per l’acqua magica.
Cosa non fare: non toccate le erbe se non le riconoscete con certezza; non avvicinatevi troppo ai falò con abiti sintetici.
Hashtag da usare: #SanGiovanniLiguria #NotteMagica #TradizioniLiguri
Giugno è il mese perfetto per camminare in Liguria. Lo so, sembra un paradosso. Tutti pensano al mare, agli ombrelloni, ai bagni rinfrescanti. Ma c’è un’altra Liguria, quella dell’entroterra, che a giugno è semplicemente spettacolare.
Le temperature sulla costa iniziano a salire (25-28°C), ma salendo di qualche centinaio di metri si trova un clima perfetto: l’aria è pulita, il cielo è azzurro, la fioritura è al suo massimo e le giornate sono lunghe. E la cosa migliore? I sentieri non sono ancora affollati come ad agosto.
Ho selezionato per voi 3 sentieri liguri da fare a giugno, pensati per diverse difficoltà e diversi scenari. Uno sul mare (per chi vuole il panorama e un tuffo finale), uno nel bosco (per chi cerca fresco e silenzio) e uno sull’Appennino (per chi non teme la fatica e vuole viste da togliere il fiato).
Come scegliere un sentiero a giugno: le regole d’oro
Prima di partire, un paio di accorgimenti fondamentali:
Partite presto. A giugno il sole sorge alle 5:30 e la parte migliore della giornata per camminare è fino alle 11:00. Dopodiché, anche in montagna, inizia a fare caldo. Svegliarsi alle 6:00 per essere sul sentiero alle 7:30 è la scelta intelligente.
Portate almeno 2 litri d’acqua a persona. Sembra esagerato, ma non lo è. I fontanili in Liguria ci sono, ma non sempre sono segnati o funzionanti. Meglio avere l’acqua che cercarla.
Protezione solare obbligatoria. Anche se camminate nel bosco, i raggi filtrati dalle foglie sono insidiosi. Cappellino, crema e occhiali da sole.
Controllate l’esposizione. A giugno, i versanti esposti a Sud sono forni già alle 10:00. Preferite percorsi con esposizione Nord o Est, o che si svolgano prevalentemente nel bosco.
Detto questo, andiamo ai sentieri.
1. Sentiero del Monte Portofino (da San Rocco a Portofino Vetta)
Il classico che non delude mai, perfetto per chi vuole mare e montagna in un solo colpo.
Partenza: San Rocco di Camogli (si parcheggia nel paese o poco sopra)
Arrivo: Portofino Vetta (o si prosegue fino a Portofino)
Lunghezza: 6 km (andata e ritorno, o 12 km con anello)
Dislivello: 350 m
Durata: 2-3 ore (solo andata)
Difficoltà: E (Escursionistico) – adatto a chi ha un minimo di allenamento
Perché a giugno è perfetto
Il Monte di Portofino (610 m) è una delle zone più verdi della Liguria. A giugno, il bosco di lecci, querce e pini marittimi è fitto e offre ombra per gran parte del percorso. Le temperature sulla vetta sono spesso 5-6 gradi inferiori rispetto alla costa.
Il sentiero principale (n. 1) parte da San Rocco, un borgo arroccato sopra Camogli, e sale dolcemente nel bosco fino alla chiesetta di San Nicolò di Capodimonte. Da qui, si prosegue verso il Faro di Portofino (la “vetta”) con viste spettacolari su entrambi i golfi: Golfo Paradiso da una parte, Golfo del Tigullio dall’altra.
Il valore aggiunto a giugno
La fioritura: a giugno, lungo il sentiero, fioriscono l’elicriso (quell’odore di curry e mare), le ginestre e le orchidee selvatiche.
Il tuffo finale: potete scendere a Portofino (sentiero più ripido, 45 minuti) e farvi un bagno nella baia. L’acqua a giugno è fresca ma fattibile.
Le lucciole: se tornate al tramonto, nelle serate di inizio giugno, potreste vedere le lucciole nel bosco.
Il trucco del locale
Non parcheggiate a Camogli (troppo pieno). Salite direttamente a San Rocco con l’auto. C’è un piccolo parcheggio gratuito vicino al cimitero. Se è pieno, proseguite verso Ruta (frazione di Camogli) e trovate parcheggio lì.
Info utili: Il sentiero è ben segnalato (segnavia n. 1 del Parco di Portofino). Portate la tessera del parco? No, l’accesso è libero. Ma se volete fare il bagno a Portofino, sappiate che la spiaggia libera è minuscola.
2. Anello del Monte Gazzo (Sestri Ponente, Genova)
Il sentiero “segretissimo” dei genovesi, perfetto per una mezza giornata vicino a città.
Partenza e arrivo: Via Monte Gazzo (Sestri Ponente) – parcheggio all’inizio della salita sterrata
Lunghezza: 5 km (anello completo)
Dislivello: 200 m
Durata: 1,5 – 2 ore
Difficoltà: T (Turistico) – adatto a tutti, famiglie incluse
Perché a giugno è perfetto
Il Monte Gazzo (419 m) è quella collina che vedete sulla destra quando uscite da Genova verso Ponente. Quasi nessuno turista la conosce, ma è un piccolo paradiso a due passi dalla città.
Il percorso si snoda interamente nel bosco di pini e lecci, con rari tratti esposti. La temperatura interna è quasi sempre 5-6 gradi inferiore rispetto alla città. A giugno, quando a Genova ci sono 28°C, sul Gazzo si sta benissimo.
Cosa si vede
Lungo l’anello incontrerete:
Le trincee della Prima Guerra Mondiale (il Gazzo era una postazione antiaerea). Sono ben conservate e percorribili con una torcia.
Le grotte naturali (attenzione: non attrezzate, ma visibili dall’esterno).
Il belvedere sulla Val Polcevera e sul lungomare di Pegli.
Perché a giugno è speciale
L’oleandro: a giugno, lungo i bordi del sentiero, l’oleandro selvatico è in piena fioritura. Rosa, bianco, viola.
Le farfalle: il Gazzo è un’area protetta per i lepidotteri. A giugno si vedono decine di specie diverse.
È vicino alla città: potete fare trekking la mattina, tornare a casa per pranzo, e nel pomeriggio andare al mare. Perfetto per un weekend lungo.
Attenzione a…
Il sentiero è ben segnato ma in alcuni punti è stretto e scivoloso se ha piovuto. Scarpe da trekking (non infradito, per carità). Il parcheggio all’inizio della strada sterrata è gratuito, ma non enorme: arrivate prima delle 9:30.
Info utili: Esistono due ingressi principali. Quello da Via Monte Gazzo è il più comodo. Quello da Via Hermada (Pegli) parte dal mare ma ha più dislivello.
3. Monte Porale (tra Pietra Ligure e Bardineto)
Il “frigorifero” dell’estate: un sentiero in faggeta che vi farà dimenticare il caldo.
Partenza: Bardineto (SV) – parcheggio vicino al santuario
Arrivo: Monte Porale (con anello o andata/ritorno)
Lunghezza: 10 km (anello completo)
Dislivello: 450 m
Durata: 3,5 – 4 ore
Difficoltà: E (Escursionistico) – richiede un minimo di preparazione
Perché a giugno è perfetto
Il Monte Porale (1348 m) è nell’entroterra savonese, a pochi chilometri da Finale Ligure e Pietra Ligure. Ma qui non c’è mare: c’è una faggeta secolare che a giugno è ancora fresca come in primavera.
Le faggete hanno un microclima particolare: l’alta umidità e la fitta chioma mantengono la temperatura intorno ai 18-20°C anche quando a valle ci sono 30°C. È il luogo ideale per chi non sopporta il caldo ma vuole stare in natura.
Il percorso
Si parte da Bardineto (700 m), si sale attraverso la faggeta fino al crinale, poi si segue l’anello che tocca il Monte Porale e rientra. Il clou del percorso è quando si esce dal bosco in vetta: panorama a 360° sulle Alpi Apuane, sul Mar Ligure e sulla pianura padana.
A giugno, la faggeta è al massimo del suo verde brillante. Il sottobosco è punteggiato di felci e fiori di montagna (genziane, gigli, campanule).
Il trucco del locale
Partite presto (entro le 8:30) non tanto per il caldo (lì non fa caldo), ma perché nel pomeriggio spesso si formano nuvole e nebbie che coprono la vista. La mattina presto è quasi sempre cielo limpido.
Dopo il trekking, vale la pena scendere a Bardineto per un piatto di trofie al pesto o una cima alla genovese in uno dei ristoranti del paese.
Attenzione a…
Le zecche: in faggeta a giugno ci sono le zecche. Vestitevi con pantaloni lunghi e scarpe chiuse, e controllatevi alla fine del percorso.
La segnaletica: non è eccellente come sul Portofino. Scaricate la traccia GPS o portate una mappa cartacea. Non affidatevi solo al cellulare (la copertura è scarsa).
Acqua: non ci sono fontanili lungo il percorso. Portatevi 2 litri a persona.
Info utili: Il Monte Porale fa parte del Parco Naturale Regionale di Bric Tana. L’ingresso è libero. Se siete fortunati, potreste avvistare caprioli o aquile reali.
Tabella riassuntiva (per scegliere al volo)
Sentiero
Difficoltà
Durata
Ombra
Panorama
Ideale per
Monte Portofino
E (medio)
2-3 h
70%
Mare (spettacolare)
Chi vuole mare + trekking + tuffo
Monte Gazzo
T (facile)
1,5-2 h
90%
Città e colline
Famiglie, mezza giornata, principianti
Monte Porale
E (medio)
3,5-4 h
95%
Montagne e mare
Chi cerca fresco vero e natura selvaggia
E se piove? (Sì, a giugno può succedere)
Giugno in Liguria è generalmente stabile, ma non mancano i temporali pomeridiani, specialmente sull’Appennino. Prima di partire:
Controllate il bollettino meteo della giornata (non quello della costa, quello delle zone montane).
Se c’è rischio di temporali, evitate il Monte Porale (più esposto). Il Monte Gazzo e il Portofino hanno tratti nel bosco che riparano, ma occhio ai fulmini.
Portate sempre un k-way leggero nello zaino. Anche se il meteo dice sereno.
In conclusione: perché giugno è il mese del trekking in Liguria
Molti pensano che la Liguria sia solo “mare e sentieri ripidi e assolati”. Non è vero. La Liguria è una delle regioni più verdi d’Italia, e a giugno il verde è al suo massimo splendore.
I tre sentieri che vi ho suggerito sono solo un assaggio. Ce ne sono decine altri: l’Anello del Monte Beigua, i sentieri delle Cinque Terre (ma a giugno sono già affollati), la Via dell’Amore riaperta… ma questi tre sono il mio cuore per giugno.
Preparate lo zaino, sveglia alle 6:00, e via. Il profumo di elicriso, il canto del cuculo, il fresco del bosco… non c’è mare che tenga.
Buona camminata a tutti!
📌 Consiglio extra per i fotografi
Portate la macchina fotografica. A giugno, la luce è calda e morbida la mattina presto, e i colori sono saturi. Sul Monte Portofino, provate una foto al Faro con il mare che brilla sotto. Sul Monte Porale, cercate i raggi di sole che filtrano tra i faggi. Ne vale la pena.
Avete presente quelle scene da film comico? La famiglia in macchina, valigie sul tetto, bambini che piangono, il navigatore che impazzisce, e davanti a voi una fila interminabile di auto ferme sotto il sole. Ecco, quella potrebbe essere la vostra vacanza in Liguria. Se non leggete questo articolo.
La Liguria è bellissima. Lo sappiamo. Ma è anche famosa per essere una delle regioni più difficili da raggiungere nei weekend e nei periodi di festa. Strette, tortuose, sempre piene di cantieri… le autostrade liguri sono un banco di prova per la pazienza umana.
Ma non disperate. Con un po’ di pianificazione, qualche trucco da locale e la scelta giusta dei mezzi, si può arrivare in Liguria senza perdere la salute mentale (e le ore di sonno). In questa guida vi racconto tutto: come arrivare, quando venire, quali mezzi usare, come evitare le code e cosa fare se purtroppo ci finite dentro.
Quando venire: il segreto è evitare il “bollino nero”
La prima regola per arrivare senza stress è scegliere il periodo giusto. La Liguria non è tutta uguale tutto l’anno. Ci sono mesi magici e mesi da evitare come la peste.
I periodi da evitare (se potete)
Agosto è il mese del caos. La seconda metà di agosto in particolare è il picco della stagione turistica: caldo torrido, prezzi alle stelle, spiagge intasate e autostrade che sembrano parcheggi . Se avete flessibilità, evitate assolutamente la settimana di Ferragosto.
Anche i weekend di maggio, giugno e settembre possono essere problematici, soprattutto se coincidono con ponti o festività. Il “bollino nero” è un termine che i liguri conoscono bene: significa che le autostrade sono al collasso .
Gennaio e febbraio sono tranquilli, ma hanno i loro limiti: i battelli per le escursioni costiere sono fermi, molti sentieri sono chiusi per le piogge invernali, e la temperatura media si aggira sugli 11°C . Non è esattamente il periodo per il bagno.
I periodi ideali
La primavera (aprile-maggio) e l’autunno (settembre-ottobre) sono i momenti migliori per visitare la Liguria . Le temperature sono piacevoli (15-25°C), le folle sono molto più contenute, e i paesaggi sono spettacolari: in primavera la vegetazione esplode di colori, in autunno la vendemmia anima le colline .
Giugno è un ottimo compromesso: il mare è già balneabile, le giornate sono lunghe, ma l’assalto dei turisti non è ancora al massimo . A fine giugno inizia a farsi sentire l’alta stagione, ma è ancora gestibile.
Settembre è forse il mese più sottovalutato. Il mare è ancora caldo (l’acqua ha fatto il suo tempo durante l’estate), il sole è ancora caldo, ma i bambini sono tornati a scuola e i flussi turistici diminuiscono drasticamente . Alcuni sentieri potrebbero essere chiusi per i danni delle piogge estive, ma in genere si sta benissimo.
Tabella riassuntiva: mesi e consigli
Periodo
Vantaggi
Svantaggi
Consiglio
Marzo-maggio
Clima mite, fiori, poca folla
Acqua ancora fredda
Perfetto per trekking e città
Giugno
Mare balneabile, giornate lunghe
Inizio dell’alta stagione
Prenotate in anticipo
Luglio-agosto
Mare caldo, tanti eventi
Caldo torrido, folle, prezzi alti
EVITATE (soprattutto metà agosto)
Settembre-ottobre
Mare ancora caldo, meno folla, vendemmia
Giornate più corte
Il periodo migliore per il mare
Novembre-febbraio
Nessuna folla, prezzi bassi
Freddo, piogge, battelli fermi, sentieri chiusi
Solo per escursioni invernali
Come arrivare: il treno, il mezzo più intelligente (e meno stressante)
Se posso darvi un consiglio, è questo: prendete il treno. Davvero. Vi svolta la vacanza.
Perché il treno è meglio
La linea ferroviaria ligure corre lungo tutta la costa, collegando Genova, le Cinque Terre, Portovenere, La Spezia e tutte le località principali con il resto d’Italia . A differenza dell’autostrada, che è una sola e si intasa in un attimo, il treno vi permette di:
Leggere o dormire invece di imprecare in coda.
Arrivare nel centro dei paesi (le stazioni sono spesso a pochi passi dal mare o dai borghi).
Evitare i parcheggi che in Liguria sono pochi, cari e spesso inesistenti.
Saltare le ZTL (Zone a Traffico Limitato) che in alta stagione chiudono molti centri storici .
Le linee principali
Genova-La Spezia (via Levante): la linea che costeggia il Golfo Paradiso e arriva alle Cinque Terre. È molto panoramica ma anche molto frequentata.
Genova-Ventimiglia (via Ponente): collega Genova a Sanremo, Imperia e Ventimiglia, fino al confine francese.
La Spezia-Parma (via Lunigiana): collega la costa all’entroterra, passando per Sarzana.
Orari migliori per viaggiare
Se dovete prendere il treno nelle ore di punta, cercate di evitare le fasce 7:30-9:30 e 17:00-19:00 quando i pendolari si mescolano ai turisti. Viaggiare al mattino presto (entro le 8:00) o nel tardo pomeriggio (dopo le 18:00) vi garantirà più spazio e meno stress .
Cosa fare se il treno è pieno
Nei weekend estivi, i treni regionali per le Cinque Terre sono famosi per la densità di passeggeri da record mondiale. Portatevi acqua, pazienza e un libro. Se possibile, viaggiate in prima classe: costa poco di più ma la differenza in termini di spazio e silenzio è abissale.
Come arrivare in auto: l’arte di sopravvivere alle autostrade liguri
Se il treno non è un’opzione (avete bambini, attrezzatura da mare, o dovete raggiungere località interne), allora l’auto è d’obbligo. Ma attenzione: l’autostrada in Liguria è una bestia che va domata con conoscenza e astuzia.
Le autostrade liguri (e i loro punti deboli)
Le principali autostrade che portano in Liguria sono:
A7 (Milano-Genova): la famigerata “Milano-Genova”. È la principale via d’accesso per chi viene dal Nord. Piena di cantieri, curve, e code soprattutto nei weekend .
A10 (Genova-Ventimiglia): il Ponente ligure. Panorami mozzafiato, ma anche traffico intenso verso Sanremo e la Costa Azzurra .
A12 (Genova-Rosignano): il Levante ligure. La strada per le Cinque Terre, Portovenere e la Versilia .
A6 (Torino-Savona): per chi viene dal Piemonte. Meno trafficata delle altre, ma comunque soggetta a code nei weekend .
A26 (Alessandria-Genova): collega il Piemonte alla Liguria occidentale. Spesso usata come alternativa alla A7, ma con cantieri frequenti .
I giorni e gli orari da evitare
Secondo l’esperienza dei pendolari e dei turisti navigati:
Venerdì pomeriggio (dalle 14:00 alle 20:00): l’esodo dei weekendisti. Bollino rosso assicurato.
Sabato mattina (dalle 7:00 alle 12:00): tutti scappano al mare. È un bagno di sangue.
Domenica pomeriggio (dalle 14:00 alle 21:00): il rientro. Forse il momento peggiore in assoluto.
Le fasce orarie “intelligenti”
Partire alle 5:00 del mattino: sembra una follia ma è la strategia migliore. Arrivate in Liguria per le 8:00, quando il traffico non è ancora esploso. Prendete un caffè, aspettate un’ora e siete in spiaggia per le 9:00.
Partire dopo le 22:00: autostrade semideserte. Arrivate a destinazione verso mezzanotte, dormite bene, e il giorno dopo vi svegliate già al mare.
L’arma segreta: le soste “fuori casello”
Le autostrade liguri sono piene di cantieri e code. Ma hanno anche un vantaggio: i caselli sono vicini a località dove si mangia benissimo. L’idea geniale è usare le soste per spezzare il viaggio e trasformare l’attesa in un’esperienza piacevole.
Se vedete che davanti a voi ci sono chilometri di coda, uscite al primo casello utile, fate una pausa di un’ora, mangiate qualcosa di buono, e ripartite quando il traffico si è diradato.
Esistono guide specifiche (come “Fuoricasello”) che segnalano i migliori ristoranti vicino alle uscite autostradali in tutta Italia . In Liguria, le occasioni non mancano: dall’uscita di Genova Nervi, da Recco, da Camogli… ci sono decine di posti dove fermarsi per un pesto o una focaccia appena sfornata.
Consiglio pratico: prima di partire, segnatevi 2-3 ristoranti vicino ai caselli che incontrerete. Così, se il traffico vi blocca, avete già un piano B. E se il traffico non c’è… avete comunque un buon motivo per fermarvi.
Pianificare in anticipo (perché improvvisare è il male)
In alta stagione, prenotare con anticipo non è un consiglio: è un obbligo. Camere d’albergo, ombrelloni, parcheggi, ristoranti… tutto va prenotato almeno 2-3 settimane prima .
Per i parcheggi, in molte località liguri esistono parcheggi scambiatori fuori dal centro, spesso collegati da navette gratuite o a pagamento. A Camogli, per esempio, il parcheggio di San Rocco è la soluzione migliore. A Portovenere, i parcheggi sono a monte del paese. Informatevi prima.
Per conoscere la situazione del traffico in tempo reale, usate:
Il sito di Autostrade per l’Italia (traffico in tempo reale)
Waze o Google Maps con le funzioni di traffico attivo
Liguria GO, il travel planner regionale che integra bus, treni e battelli
Arrivare in aereo: le opzioni per chi viene da lontano
Se venite da fuori Italia o da molto lontano, l’aereo è un’opzione da considerare.
Aeroporto di Genova (Cristoforo Colombo)
È l’aeroporto principale della regione . Si trova a Genova Sestri Ponente, a circa 6 km dal centro città. È collegato al centro da:
Volabus AMT (navetta)
Treno (fermata Genova Sestri Ponente Aeroporto, con Air Link Treno + BUS)
Aeroporto di Villanova d’Albenga (Clemente Panero)
Un aeroporto più piccolo, situato a pochi chilometri dalle località turistiche della Riviera di Ponente (Alassio, Finale Ligure, Sanremo) e della Costa Azzurra .
Aeroporti nelle regioni vicine
La Liguria è raggiungibile anche da:
Pisa (Galileo Galilei): ottimo per il Levante ligure (Cinque Terre, Sarzana, Lerici)
Milano Malpensa e Linate: per chi viene da molto lontano e poi prosegue in treno o auto
Bergamo Orio al Serio: voli low cost, poi treno o auto
Nizza (Francia): per il Ponente ligure (Ventimiglia, Sanremo)
Arrivare in nave: per chi ama il mare fin dall’inizio
I porti principali della Liguria sono Genova, La Spezia e Savona. Offrono collegamenti con:
Corsica (Bastia, Ajaccio, Calvi)
Sardegna (Porto Torres, Olbia)
Isole minori del Mediterraneo
Arrivare in nave è un’esperienza in sé: il mare che si avvicina lentamente, il profumo di salsedine… Ma tenete presente che i traghetti possono subire ritardi, soprattutto in estate.
Muoversi in Liguria senza auto: l’alternativa sostenibile
Una volta arrivati, avete due opzioni: usare l’auto (che in molti paesi è un problema per parcheggi e ZTL) o affidarvi ai mezzi pubblici.
Il trasporto pubblico: quanto è efficiente?
La Liguria ha una rete di trasporto pubblico abbastanza capillare, soprattutto sulla costa. Oltre ai treni, ci sono:
Bus urbani e interurbani (gestiti da AMT a Genova, TPL in provincia)
Battelli e traghetti per le località costiere (soprattutto in estate)
Funicolari e ascensori a Genova (come la funicolare Zecca-Righi o l’ascensore Castelletto)
Genovapass: il biglietto intelligente per Genova
Se visitate Genova, considerate il Genovapass: un pacchetto turistico da soli 4 euro che include:
Un titolo di viaggio valido 24 ore su tutta la rete AMT (bus, metropolitana, funicolari, cremagliera, ascensori, Navebus) e sui treni Trenitalia in ambito urbano
Una guida tascabile con 8 itinerari della città
Si acquista online sul sito AMT o in 35 punti vendita in città .
Liguria GO: il travel planner che vi salverà
La Regione Liguria ha sviluppato Liguria GO, un’applicazione web (e sito) che permette di pianificare gli spostamenti in tutta la regione .
Il travel planner interregionale “Viaggia con noi”
Se viaggiate oltre i confini della Liguria (verso Toscana, Piemonte, Francia), esiste anche un travel planner interregionale che copre l’intera area del nord del Tirreno . Lo trovate su: https://mobimart.regione.liguria.it
Cosa fare se siete già in coda (perché succederà)
Ok, avete letto tutti i consigli, avete scelto il periodo giusto, avete preso il treno… ma a volte il destino è beffardo. Eccovi lì, in autostrada, fermi davanti a una fila interminabile. Come sopravvivere?
Il kit di sopravvivenza per le code
Scaricate un’app per il traffico in tempo reale (Waze, Google Maps) e tenetela aperta. A volte uscire a un casello e fare un pezzo di statale può salvarvi 20 minuti.
Riempite il serbatoio prima di entrare in autostrada. I distributori sulla A7 nei weekend di ponte fanno code da 30 minuti.
Portatevi snack e acqua. Sembra banale, ma quando siete fermi da un’ora sotto il sole, una bottiglia d’acqua fredda è un lusso.
Abbassate le aspettative. Accettate che arriverete più tardi del previsto. Se partite con questa consapevolezza, evitate lo stress.
L’approccio zen
Invece di imprecare, trasformate la coda in una pausa forzata. Ascoltate un podcast, chiamate un amico (a viva voce, che tanto siete fermi), guardate il panorama (che in Liguria è bello anche dall’autostrada). Il tempo passa più velocemente se non lo passate a contare i minuti.
Tabella riassuntiva: il piano d’azione perfetto
Scenario
Cosa fare
Cosa NON fare
Arrivo in auto (venerdì/sabato)
Partire alle 5:00 o dopo le 22:00
Partire alle 15:00 o alle 9:00
Rientro in auto (domenica)
Partire entro le 9:00 o dopo le 21:00
Partire tra le 14:00 e le 20:00
Treno
Prenotare prima, viaggiare prima delle 8:00 o dopo le 18:00
Prendere il primo treno del mattino senza prenotazione
Sosta in autostrada
Uscire al casello, mangiare fuori, ripartire dopo
Rimanere in coda senza fare niente
Prenotazioni
Prenotare 2-3 settimane prima (estate)
Improvvisare all’arrivo
Parcheggio
Usare i parcheggi scambiatori fuori dal centro
Cercare parcheggio nel centro in alta stagione
Periodo migliore
Aprile-maggio, giugno, settembre-ottobre
Ferragosto, weekend di ponti
E se siete già partiti senza leggere questo articolo?
Non disperate. Anche se avete sbagliato orario o periodo, potete comunque recuperare. Usate le app per il traffico, fate soste strategiche fuori casello, e ricordate: l’importante non è arrivare primi, ma arrivare.
E se proprio il traffico è impossibile, prendetelo come un’occasione per scoprire un borgo dell’entroterra che non avevate considerato, o per fermarvi in quel ristorante di cui avevate sentito parlare. La Liguria è piena di sorprese, anche (e forse soprattutto) fuori dalle rotte più battute.
In conclusione: la Liguria si merita, ma va conquistata
Arrivare in Liguria senza stress non è impossibile. Richiede un po’ di pianificazione, qualche rinuncia (come svegliarsi alle 5:00) e la consapevolezza che non si può avere tutto: o si viene in agosto con la famiglia al completo e si affronta il caos, o si viene in bassa stagione e si gode la tranquillità.
Ma vi garantisco una cosa: ne vale la pena. Quando sarete lì, con i piedi nell’acqua cristallina o gli occhi su un tramonto da cartolina, tutto lo stress del viaggio sarà dimenticato.
E la prossima volta, saprete come fare.
Buon viaggio e buona Liguria a tutti!
📌 Checklist per la partenza intelligente
Ho scelto il periodo migliore (non agosto, se possibile)
Ho prenotato alloggio, ombrellone e ristoranti con anticipo
Ho deciso se venire in treno o in auto (treno > auto, se possibile)
Se vengo in auto: ho segnato 2-3 ristoranti “fuori casello” per le soste
Ho scaricato Waze/Google Maps e Liguria GO
Ho preparato snack e acqua per le eventuali code
Ho accettato che potrei arrivare più tardi del previsto (e va bene così)
C’è una domanda che tutti i veri amanti del pesto si sono fatti almeno una volta: ma perché il pesto genovese “vero” si fa solo con il basilico di Pra’? E soprattutto, come faccio a capire se quello che compro è davvero quello giusto?
Giugno è il mese in cui la risposta diventa urgente. Perché è proprio in queste settimane che il basilico di Pra’ raggiunge il suo apice: raccolto giovane, dopo appena venti giorni dalla semina, con quelle 6-8 foglie che contengono il concentrato perfetto di profumo e sapore .
In questo articolo vi racconto la storia di questo basilico unico al mondo, vi spiego perché giugno è il suo momento d’oro, e vi do gli strumenti per riconoscerlo al supermercato, al mercato o in un vasetto di pesto già pronto.
Perché proprio Pra’? La storia di un’alleanza tra mare, carbone e serre
Per capire l’unicità del basilico di Pra’, bisogna fare un salto indietro nel tempo, fino all’Ottocento. In quegli anni, il quartiere di Pra’ (all’epoca comune autonomo, poi assorbito da Genova) viveva un curioso dualismo: da un lato la tradizione industriale con le cartiere e le manifatture, dall’altro una vocazione agricola che sfruttava le acque dei rii e i terrazzamenti delle colline .
Il colpo di fortuna arrivò dalla siderurgia. La Società San Giorgio forniva alle serre di Pra’ il carbon coke, un sottoprodotto della produzione dell’acciaio, a un prezzo stracciato. Questo combustibile permetteva di riscaldare le serre anche nei mesi freddi, e la cenere che produceva aveva una proprietà preziosissima: rendeva moderatamente alcalino il terreno naturalmente acido di Pra’ .
Il risultato? Mentre nel resto d’Italia il basilico era una pianta stagionale (solo primavera ed estate), a Pra’ si poteva coltivare praticamente tutto l’anno. E l’aria salmastra che arriva dal mare, combinata con le caratteristiche del terreno e l’acqua sorgiva dei rii locali (San Michele, San Pietro, Fagaglia e Branega), regalava al basilico un profumo inconfondibile, delicato, senza quel retrogusto di menta che caratterizza altre varietà .
Così, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Pra’ divenne la capitale italiana del basilico. E lo è ancora oggi, nonostante l’urbanizzazione e il cemento abbiano ridotto gli spazi coltivabili.
Giugno: il mese d’oro del basilico di Pra’
A giugno succede qualcosa di magico. Il basilico di Pra’ viene raccolto in una fase giovanissima, quando la pianta ha appena 6-8 foglie e un’altezza ridotta. In estate, il ciclo dalla semina alla raccolta dura appena venti giorni (d’inverno servono fino a sessanta) .
Perché questa fase è così importante? Perché le foglie giovani contengono la massima concentrazione di oli essenziali e sono più tenere. Il profumo è intenso ma delicato, senza quelle note erbacee o amare che compaiono nelle foglie più mature.
Il basilico di Pra’ è una pianta esigente. Ama il clima mite e umido, temperature che non scendano sotto i 15 gradi, terreno fresco e ricco di materia organica, e una bella ombra luminosa e diffusa . In piena terra non dà il meglio di sé: la tradizione di Pra’ lo coltiva in serra (quasi esclusivamente, si tratta di “coltura protetta”), dove si possono controllare temperatura, umidità e irrigazione .
A giugno, le condizioni sono perfette. Le giornate sono lunghe, il sole scalda ma non ustiona, l’umidità è bilanciata. Il risultato è un basilico verde brillante, dalle foglie piccole e carnose, che sprigiona un aroma senza pari.
Basilico Genovese DOP: cosa significa (e cosa no)
Attenzione a non confondere i termini. Il basilico di Pra’ non è un marchio registrato: è una tradizione, un territorio, una storia. Il riconoscimento ufficiale è arrivato con la DOP (Denominazione di Origine Protetta) del Basilico Genovese, ottenuta tra il 2004 e il 2005 .
La DOP certifica che il basilico è stato coltivato, raccolto e confezionato nell’area geografica della Riviera Ligure, seguendo un disciplinare rigido. Questo significa che:
Non tutto il basilico di Pra’ è automaticamente DOP (i produttori devono richiedere la certificazione e sottostare ai controlli).
Il Basilico Genovese DOP può provenire da tutta la Liguria, non solo da Pra’ . Tuttavia, l’area storica per eccellenza e quella con la maggiore concentrazione di produttori certificati resta il ponente genovese, con Pra’ come cuore pulsante.
Nel 2008 è stato riconosciuto il Consorzio di tutela del Basilico Genovese Dop, che ha lo scopo di promuovere e valorizzare il prodotto, tutelarne l’identità e difenderlo dalle frodi e dai messaggi ingannevoli. Ne fanno parte quasi la totalità dei produttori locali del territorio .
E, ciliegina sulla torta, nel 2006 è stato inaugurato il “Parco del basilico di Pra’”, allestito nella villa Lomellini-Doria-Podestà, proprio per celebrare e preservare questa tradizione .
Come riconoscere il basilico di Pra’ (o il Basilico Genovese DOP)
Mettiamo subito in chiaro una cosa: il basilico che trovate al supermercato, anche se di aspetto gradevole, è molto probabilmente una varietà diversa. Ecco i segni distintivi del vero basilico genovese.
1. L’aspetto della foglia
Il basilico genovese (sia quello di Pra’ che la varietà certificata) ha foglie piccole, di forma ovale e convessa, con una punta leggermente arrotondata . Il colore è verde tenue, non scuro e lucido come quello napoletano a foglia larga.
Il “Basilico tipo Genovese” che si trova in commercio è una pianta a foglia media, di colore verde scuro brillante, e si trapianta da marzo a settembre . Ma attenzione: “tipo Genovese” non significa “Genovese DOP”. È come dire “simil Parmigiano”: l’aspetto può ricordarlo, ma il sapore no.
2. Il profumo (la prova del nove)
Il basilico di Pra’ non sa di menta. Questa è la differenza più importante e quella che salta subito all’olfatto.
Le varietà meridionali (tipo quella napoletana, a foglia larga) hanno spesso un aroma fortemente mentolato, quasi pungente. Il basilico genovese ha un profumo delicato, dolce, con sentori di chiodo di garofano e anice. È persistente ma non aggressivo. Se annusate una foglia e vi viene in mente la menta o il canforo, non è quello giusto .
3. Il gusto
Se riuscite ad assaggiare una foglia cruda (magari da un produttore al mercato), fate caso al retrogusto. Il basilico falso (o quello coltivato male) lascia in bocca un senso di amaro o una persistenza erbacea. Il basilico di Pra’ è dolce, aromatico, e si scioglie quasi senza lasciare traccia.
4. La certificazione DOP (quando c’è)
Se comprate una confezione al supermercato o un vasetto di pesto, cercate il marchio DOP. Non è obbligatorio (non tutti i produttori liguri lo richiedono, perché la certificazione ha un costo), ma se c’è è la garanzia più alta . Il disciplinare DOP prevede un sistema di controllo pubblico che certifica l’intera filiera .
5. Il prezzo
Il basilico di Pra’ e il Basilico Genovese DOP costano di più. Non ci sono miracoli: coltivare in serra, con tecniche tradizionali e raccolta manuale, ha un costo. Se trovate una confezione di basilico a 1 euro, non è quello. Accettatelo e andate avanti.
Tabella riassuntiva: come riconoscere il vero Basilico Genovese
Caratteristica
Basilico Genovese (DOP)
Falso / Altre varietà
Foglia
Piccola, ovale, convessa, verde tenue
Grande, larga, verde scuro o lucido
Profumo
Delicato, dolce, sentori di chiodi di garofano e anice
Forte, mentolato, pungente
Gusto
Dolce, aromatico, senza retrogusto
Erbaceo, amaro, persistente
Certificazione
Marchio DOP (opzionale)
Assente
Prezzo (indicativo)
Alto (produzione in serra, raccolta manuale)
Basso (produzione industriale)
Provenienza
Liguria (area del disciplinare)
Qualsiasi altra regione o paese
Come usarlo al meglio: il pesto di giugno
Il basilico di Pra’ a giugno è così buono che non servirebbe neanche cucinarlo. Ma se volete farci il pesto (e dovreste), seguite queste regole d’oro, tratte dalla tradizione genovese.
La ricetta originale (con mortaio)
La prima ricetta scritta del pesto risale alla metà dell’Ottocento, e da allora, salvo “sbrigative profanazioni nella tecnica d’esecuzione”, non è cambiata .
Ingredienti per 4 porzioni (dosi tradizionali):
40-50 foglie di Basilico Genovese
1 spicchio di aglio (dolce, non troppo piccante)
Sale grosso
Una manciata di pinoli (circa 15-20 g)
30-40 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
10-15 g di Pecorino Sardo (o Fiore Sardo)
Olio extravergine d’oliva ligure (q.b., circa 100 ml)
Procedimento (passo dopo passo):
Preparazione delle foglie: le foglie di basilico non vanno lavate (o se lavate, asciugate benissimo strofinandole delicatamente su un canovaccio). L’acqua rovina gli oli essenziali. In ogni caso, non vanno mai stropicciate: la rottura delle vescicole provocherebbe ossidazione e colore verde scuro .
L’aglio e il sale: nel mortaio di marmo, mettete l’aglio sbucciato con qualche granello di sale grosso. Pestate fino a ridurlo in crema .
Il basilico: aggiungete le foglie di basilico poche alla volta, con un movimento rotatorio e prolungato del pestello. Il suono del legno contro il marmo accompagnerà il lavoro. L’obiettivo non è “pestare” ma “ruotare”, in modo da stracciare le foglie, non tranciarle. Solo così gli oli essenziali vengono liberati senza ossidarsi .
I pinoli: quando il basilico ha rilasciato un liquido verde brillante, aggiungete i pinoli e continuate a pestare .
I formaggi: unite il Parmigiano e il Pecorino un po’ alla volta, mescolando continuamente .
L’olio: per ultimo, versate l’olio extravergine a filo, come se steste facendo una maionese, mescolando sempre con il pestello fino a ottenere una salsa omogenea .
L’importanza di non surriscaldare
L’avversario numero uno del pesto è il calore. Il calore ossida il basilico, lo fa diventare scuro e gli conferisce un sapore amaro.
Lavorazione a temperatura ambiente: non riscaldate il mortaio, non tenetelo al sole.
Velocità: la lavorazione deve terminare nel minor tempo possibile per evitare ossidazione .
Se usate il frullatore (e lo so, a volte si è di fretta), usatelo a scatti, alla velocità più bassa, e mettete le lame e la tazza in frigorifero un’ora prima. Le lame in metallo scaldano il composto e lo rovinano; meglio quelle in plastica .
Come conservarlo
Il pesto fatto in casa andrebbe consumato subito. Se avanzato, si conserva in frigorifero per un paio di giorni, coperto da uno strato di olio in un barattolo ermetico. Si può congelare (senza formaggio, da aggiungere dopo lo scongelamento) .
Dove comprarlo (e a cosa prestare attenzione)
Se non avete la fortuna di conoscere un produttore diretto di Pra’, ci sono diverse opzioni.
Al mercato rionale
A Genova, il mercato di Bolzaneto (e altri mercati della Val Polcevera) sono un buon posto per trovare il basilico di Pra’ durante la stagione, venduto dai contadini locali. Portatevi occhi e naso aperti.
Nei supermercati
Cercate le confezioni con il marchio DOP “Basilico Genovese”. Non è lo stesso che comprarlo a Pra’, ma è comunque una garanzia di qualità e provenienza.
Online
Esistono diversi e-commerce di prodotti liguri che spediscono il basilico fresco DOP. Il costo è alto, ma per un’occasione speciale (un pesto per gli amici, una cena di rappresentanza) può valerne la pena.
Nel pesto già pronto
Se comprate pesto in barattolo, cercate sempre l’etichetta DOP. Il pesto genovese DOP esiste ed è disciplinato. Occhio alle imitazioni: “pesto alla genovese” non è un marchio registrato, può scriverlo chiunque.
In conclusione: il basilico di Pra’, un patrimonio da difendere
Il basilico di Pra’ è molto più di un ingrediente. È una storia di ingegno contadino, di simbiosi tra industria e agricoltura, di un territorio che ha saputo trasformare il suo microclima unico in un prodotto riconosciuto in tutto il mondo.
A giugno, quando lo trovate fresco, fatevene una ragione: costa di più, ma è un’altra cosa. Il pesto che otterrete avrà un colore verde brillante, un profumo delicato e un sapore che vi farà capire perché i genovesi sono così orgogliosi della loro tradizione.
E se qualcuno vi dice “ma tanto è uguale a quello del supermercato”… sorridete, e offritegli un piatto di trofie. Poi ne riparliamo.
📌 Riepilogo per i frettolosi
Domanda
Risposta
Perché il basilico di Pra’ è speciale?
Terreno reso alcalino dalla cenere del coke, microclima marino, tradizione di coltura in serra.
Qual è la differenza col basilico normale?
Foglie più piccole, profumo delicato (non mentolato), sapore dolce.
Quando si raccoglie?
A giugno dopo 20 giorni dalla semina, fase giovanile (6-8 foglie).
Come riconoscerlo?
Foglia ovale e convessa, verde tenue, profumo senza menta.
Cosa significa DOP?
Certificazione di origine e qualità per il Basilico Genovese (area Ligure).
Quanto costa?
Più caro del basilico normale (produzione in serra, raccolta manuale).
La domanda che ogni anno divide famiglie, distrugge amicizie e manda in crisi i turisti in partenza è sempre la stessa: “Ma l’acqua del mare in Liguria a giugno, è fredda?”.
La risposta onesta (da ligure che ha fatto il bagno anche a marzo, ma non ve lo consiglia) è: dipende. Dipende da chi siete, da dove venite e soprattutto da che spiaggia scegliete.
In questo articolo facciamo chiarezza una volta per tutte: vi dico la temperatura reale dell’acqua a giugno, vi spiego perché i liguri la trovano “gelida” mentre i turisti del nord Europa la adorano, e vi svelo 5 spiagge baciate dal sole dove l’acqua è più calda che altrove (o almeno, sembra).
Ma quanti gradi fa l’acqua in Liguria a giugno?
Andiamo con i dati, senza ipocrisie.
Prima metà di giugno: l’acqua si attesta sui 18-20°C. Sì, è fresca. Non è il bagno caldo di agosto (che arriva a 25-26°C). Ma non è nemmeno il freezer.
Seconda metà di giugno: sale rapidamente, raggiungendo i 20-22°C, soprattutto nelle baie riparate e nelle zone sabbiose poco profonde.
Chi la trova fredda? I liguri (abituati ad agosto) e i turisti del Centro-Sud Italia. Chi la trova perfetta? I tedeschi, gli svizzeri, gli olandesi e i turisti del Nord Europa, che a casa loro a giugno fanno il bagno a 14°C se va bene.
Il consiglio spassionato: portatevi un k-way o un accappatoio per uscire dall’acqua. Il vento che si alza dopo il tramonto può rinfrescare parecchio. Ma il bagno si fa eccome.
Il segreto delle spiagge “calde”: orientamento e fondale
Non tutte le spiagge liguri sono uguali. Per trovare l’acqua meno fredda a giugno, dovete cercare due caratteristiche:
Esposizione a Sud o Sud-Ovest: le spiagge che prendono sole dalla mattina alla sera riscaldano l’acqua molto più velocemente.
Fondale basso e sabbioso: la sabbia scura trattiene il calore. L’acqua bassa (dove si cammina per metri prima di fare il largo) si scalda prima dell’acqua profonda.
Ecco quindi la mia selezione personale delle 5 spiagge “baciate dal sole” dove a giugno l’acqua è (relativamente) calda e il bagno è piacevole.
1. Baia del Silenzio (Sestri Levante) – La perla levante
Perché funziona a giugno: È una baia stretta, protetta dai venti da due promontori, con un fondale sabbioso che degrada dolcemente. L’acqua è calma come una piscina e, già dalla prima settimana di giugno, raggiunge i 20-21°C.
Attenzione: È piccolissima. A giugno è già piena ma non esagerata (agosto è un incubo). Arrivate al mattino presto (9:00) o nel tardo pomeriggio (17:00) per trovare un metro di asciugamano.
Consiglio da locale: Mangiate una focaccia al formaggio da Manuelina in centro, poi fate il bagno. La combinazione è letale (per la dieta).
2. Spiaggia di Levanto – L’alternativa intelligente alle Cinque Terre
Perché funziona a giugno: Levanto è la spiaggia “buona” di chi non vuole la follia di Monterosso. È lunga, sabbiosa, esposta a Sud-Ovest. Il fondale è basso per almeno 50 metri, quindi l’acqua si scalda rapidamente. A fine giugno siamo tranquillamente sui 21-22°C.
Vantaggio: C’è un grande parcheggio (a pagamento) vicino alla spiaggia e si arriva facilmente in treno. Da qui si può fare il bagno e poi prendere il traghetto o il treno per le Cinque Terre, senza lo stress di dormire lì.
Nota per i surfisti: Le onde arrivano solo con libeccio, quindi a giugno mare generalmente piatto. Perfetto per famiglie.
3. Baia dei Saraceni (Varazze) – Il segreto del savonese
Perché funziona a giugno: Non è la spiaggia centrale di Varazze (che è più esposta ai venti), ma questa piccola baia subito dopo il porto, verso il promontorio. È riparata, con sabbia scura e fondale che sale subito. L’acqua è spesso 1-2 gradi più calda del resto della riviera.
Per chi è adatta: A chi cerca un’atmosfera da “villaggio” senza i prezzi di Portofino. Ci sono stabilimenti attrezzati ma anche tratti di spiaggia libera.
Bonus: La passeggiata sul lungomare di Varazze a giugno è piena di eventi e concertini serali. Molto sottovalutata.
4. Spiaggia di Finale Ligure (Zona Puntabella) – Per chi non teme il fresco
Perché è in lista: Finale Ligure è più aperta al vento, quindi l’acqua tende a essere un po’ più fresca (18-19°C a inizio giugno). Ma la metto in lista perché il sole batte tutto il giorno e la spiaggia è enorme. Se siete del tipo “mi butto e mi muovo”, è perfetta.
Il trucco: Evitate la zona centrale (più frequentata dai surfisti per le onde). Andate verso la Puntabella, dove il fondale è basso e la sabbia è fine. Lì l’acqua si scalda di più.
Per chi è: Per gli sportivi, chi vuole fare snorkeling (le acque sono limpide già a giugno) o chi combina mare con trekking sulle falesie.
5. Spiaggia di Alassio (Centro) – Il classico che non delude
Perché funziona a giugno: La spiaggia di Alassio è esposta a Sud, lunghissima e con fondale molto dolce. L’acqua a giugno è generalmente calma e pulita. La temperatura arriva tranquillamente a 20-21°C già a metà mese.
Il valore aggiunto: Il Budello di Alassio (il centro pedonale) a giugno è vivo ma non soffocante. Potete fare il bagno la mattina, pranzare con un pesto, passeggiare nel pomeriggio e tornare in spiaggia per il tramonto.
Nota d’obbligo: La spiaggia è quasi interamente in concessione ai bagni. La spiaggia libera esiste ma è piccola. Portate i soldi per l’ombrellone o prenotate online.
E le altre? Cosa evitare a giugno per l’acqua fredda?
Per onestà intellettuale, vi dico anche dove l’acqua a giugno è decisamente fresca (perché tanto qualcuno ci andrà comunque):
San Fruttuoso (Camogli): meravigliosa, ma è una baia profonda e ombreggiata dai monti fino a tarda mattina. L’acqua non supera i 18°C a giugno. Perfetta per un tuffo veloce, non per stare ore.
Le spiagge di Pietra Ligure e Borghetto Santo Spirito: molto ventose a giugno. L’acqua si raffredda per l’agitazione.
Le calette di Portofino: spettacolari ma spesso esposte a tramontana. Acqua cristallina ma freddina.
In conclusione: vale la pena andare al mare in Liguria a giugno?
Assolutamente sì. L’acqua non è quella del bagno caldo di agosto, ma è decisamente balneabile. E i vantaggi sono enormi:
Meno folla (relativamente, ma niente a che vedere con luglio-agosto).
Prezzi più bassi (gli stabilimenti balneari spesso hanno tariffe di “inizio stagione”).
Giornate lunghe (sole fino alle 21:00).
Niente afa assassina (l’umidità è sopportabile).
Il mio consiglio da ligure: non state a guardare il termometro. Buttatevi. Dopo i primi trenta secondi di “ahia”, il corpo si abitua e scoprirete che fare il bagno a giugno ha un gusto speciale. È il mare dei locali, degli iniziati, di chi sa che l’estate vera comincia prima che arrivi la bolgia.
E se qualcuno vi dice “ma è freddo”, rispondete come facciamo noi: “Non è freddo, è rinfrescante”.
C’è un luogo in Liguria dove il turismo di massa non ha ancora messo radici. Dove l’ombrellone non esiste, il lettino è un’utopia e il bagnino lo vedi solo se ti allontani troppo dalla riva. Si chiama Golfo Paradiso, e non è un nome a caso.
Immaginate: scogliere a picco sul mare, acque turchesi che sembrano uscite dai Caraibi, sentieri che si snodano tra la macchia mediterranea profumata di elicriso e timo. E alla fine del percorso, una caletta di ciottoli bianchi, magari deserta, dove l’unico rumore è quello delle onde che accarezzano la riva.
Se siete stanchi delle spiagge attrezzate, delle file per l’ombrellone e dei prezzi da salasso, questo articolo fa per voi. Vi porto alla scoperta di 5 calette del Golfo Paradiso dove non c’è nemmeno un ombrellone a pagamento. Ma occhio: c’è un prezzo da pagare. Si chiama fatica. Perché queste bellezze, per essere raggiunte, richiedono gambe in movimento e un po’ di spirito d’avventura.
Golfo Paradiso: un’introduzione (perché si chiama così)
Il Golfo Paradiso è quel tratto di costa che si apre tra Capo di Santa Chiara (Pegli) e Portofino, abbracciando Camogli, Recco, Sori, Bogliasco e Pieve Ligure . Il nome non è un’invenzione dell’ufficio turistico: lo chiamavano già così i pescatori locali, incantati dalla bellezza di queste acque cristalline e dalla cornice di montagne che scendono a picco sul mare.
A differenza della Riviera di Ponente (dove prevalgono spiagge sabbiose e stabilimenti attrezzati), il Golfo Paradiso è roccioso, frastagliato e selvaggio. Le spiagge sono per lo più di ciottoli o scogli, e l’accesso al mare spesso richiede una camminata. Proprio per questo, è il regno delle calette nascoste e delle spiagge libere. È il posto giusto se cercate un mare pulito e un’esperienza autentica, lontana dalle bolge estive.
Perché scegliere le calette “scomode” (un manifesto)
Prima di svelarvi i luoghi, una premessa doverosa. Queste calette non sono per tutti. Se cercate:
Parcheggio sotto l’ombrellone: lasciate perdere.
Docce calde e bar sulla spiaggia: non esiste.
Sabbia fine dove stendere l’asciugamano: meglio andare ad Alassio o Finale Ligure.
Qui si viene per altri motivi:
L’acqua è più pulita. Lontano dalle grandi spiagge attrezzate, il mare è cristallino. La visibilità sott’acqua è spesso di 10-15 metri.
La folla è minore. Certo, non sarete soli (soprattutto ad agosto), ma niente a che vedere con le spiagge dei grandi centri.
È gratuito. L’accesso al mare è libero, come vuole la legge. Nessun ombrellone da pagare, nessuna consumazione obbligatoria.
C’è un senso di avventura. Raggiungere queste calette è un’esperienza in sé. Il sentiero, il panorama, la fatica… tutto contribuisce a rendere il bagno più meritato.
Detto questo, ecco le 5 calette che abbiamo selezionato per voi.
1. Cala dell’Oro (Camogli) – la più accessibile tra le selvagge
Perché è speciale: A due passi dal centro di Camogli, c’è una piccola insenatura che sembra un mondo a parte. Cala dell’Oro è una spiaggia di ciottoli bianchi e rotondi, incorniciata da scogli e dal celebre Castello della Dragonara che la sovrasta. È famosa per l’acqua limpidissima e per essere, nonostante la vicinanza al paese, una piccola oasi di tranquillità .
Come arrivare: Il bello di Cala dell’Oro è che non serve il trekking. Si trova a due passi dal centro di Camogli, basta seguire la passeggiata a mare verso levante (direzione Porto). Dopo il porticciolo, si costeggiano gli scogli e, superato un piccolo tunnel scavato nella roccia, si arriva alla caletta. In tutto, 5-7 minuti a piedi dal centro.
Attenzione: La spiaggia è piccola. Nei weekend di giugno si riempie in fretta. Arrivate al mattino presto (entro le 9:30) se volete un posto.
Cosa portare: Scarpette da scoglio (i ciottoli sono lisci ma l’ingresso in acqua è scivoloso), maschera e snorkel (qui i pesci si vedono eccome).
Parcheggio: A Camogli i parcheggi sono pochi e cari. Il più comodo è il parcheggio a pagamento di San Rocco (sulla collina sopra Camogli), da cui si scende poi a piedi o con la navetta. Alternativa: arrivate in treno (la stazione di Camogli è a 10 minuti a piedi dalla cala).
2. Punta Chiappa (Camogli) – la terrazza sul mare dei locali
Perché è speciale: Punta Chiappa non è propriamente una spiaggia, ma una piattaforma di roccia levigata dal mare che si allunga verso il golfo. I locali ci vengono da generazioni: si stendono i teli sulle rocce piatte, ci si tuffa dalle scogliere (attenzione!) e si passa la giornata a prendere il sole con una vista spettacolare su Portofino e San Fruttuoso. L’acqua è talmente trasparente che sembra di nuotare in una piscina naturale.
Come arrivare (la parte importante): Ci sono due modi, entrambi belli.
A piedi (consigliato): Da Camogli si prende il sentiero che sale verso San Rocco (o direttamente dal lungomare). Il percorso è il famoso sentiero per Punta Chiappa, che offre panorami mozzafiato. La camminata è di circa 45-60 minuti, con qualche salita, ma fattibile per chi ha un minimo di gamba. Il sentiero è ben segnalato e battuto .
In barca (il modo easy): Durante la stagione estiva, partono battelli da Camogli che fanno servizio per Punta Chiappa e San Fruttuoso . Verificate gli orari al porto di Camogli.
Quando andare: Punta Chiappa è esposta a Sud-Ovest, quindi prende sole tutto il giorno. A giugno, l’acqua è ancora fresca (19-21°C) ma il sole è caldo. Il momento migliore è la mattina, quando il mare è più calmo.
Consiglio: Se andate a piedi, portatevi pranzo al sacco e molta acqua. Non ci sono chioschi. E soprattutto, scarponcini da trekking o scarpe con suola scolpita: il sentiero non è difficile, ma le scarpe da ginnastica lisce sono un rischio .
3. San Fruttuoso (Camogli) – la più famosa (ma comunque speciale)
Perché è speciale: Ok, lo ammetto. San Fruttuoso non è proprio una “caletta nascosta”. È una delle mete più iconiche della Liguria, con la sua abbazia romanica che si affaccia su una piccola baia di ciottoli . Ma la metto in lista perché l’accesso è solo via mare o a piedi (niente auto), e questo la rende comunque un’esperienza lontana dal caos delle spiagge attrezzate. E poi, c’è la statua del Cristo degli Abissi a 15 metri sotto il mare, una delle immersioni più emozionanti del Mediterraneo .
Come arrivare:
In battello (il più comodo): Da Camogli partono traghetti ogni ora dalle 8:00 alle 18:00 (in estate corse aggiuntive). La traversata dura 30-40 minuti e costa 7-12 euro a tratta . Anche da Portofino e Santa Margherita partono battelli, ma sono più costosi.
A piedi (per gli allenati): Due sentieri principali:
Da Camogli a San Fruttuoso: circa 2,5-3 ore, dislivello di 465 metri. Un classico del trekking ligure .
Da Portofino Vetta a San Fruttuoso: circa 90 minuti in discesa (ma poi bisogna risalire!) .
La spiaggia: È una spiaggia di ciottoli lunghissima (140 metri), divisa in due sezioni: una parte è spiaggia libera gratuita, l’altra è uno stabilimento balneare (dove si possono noleggiare lettini e ombrelloni a 15-20 euro al giorno) . La parte libera è quella più a sinistra guardando il mare.
Acqua: A giugno la temperatura è intorno ai 22-23°C. È già balneabile, ma non aspettatevi l’acqua calda di agosto (25-26°C) .
Quando andare: Al mattino presto. I primi traghetti partono intorno alle 8:00: prendete quello. Fino alle 10:00 la baia è quasi deserta e l’acqua è di un turchese perfetto. Dopo le 11:00, arriva l’orda.
4. Caletta di Paraggi (Santa Margherita Ligure) – il gioiello dei vip
Perché è speciale: Paraggi è una baia piccola e perfetta, con acqua color smeraldo e fondali ricchi di vita. Si trova tra Santa Margherita Ligure e Portofino, ed è celebre per essere una delle spiagge più esclusive della Liguria . Qui ci sono anche stabilimenti alla moda, ma esiste un piccolo tratto di spiaggia libera (attenzione: minuscolo!) a destra della baia, verso Portofino, dove non c’è un ombrellone e si sta sul ciottolo come ai vecchi tempi.
Come arrivare: Paraggi è raggiungibile in auto (parcheggio a pagamento lungo la strada, se trovate posto), in battello da Santa Margherita o Portofino, oppure a piedi. Il sentiero che collega Santa Margherita a Portofino (passando per Paraggi) è pianeggiante e panoramico, circa 30-40 minuti di camminata.
Il trucco della spiaggia libera: La spiaggia libera di Paraggi è piccolissima (forse 30 metri di ciottoli). Per trovare posto a giugno, dovete arrivare entro le 8:00. Altrimenti, dovrete accontentarvi degli scogli ai lati.
Snorkeling: Paraggi è famosa per lo snorkeling. Portate la maschera: a pochi metri dalla riva si vedono mormore, castagnole e, con un po’ di fortuna, anche qualche piccolo polpo.
Nota: Se siete amanti del lusso, qui ci sono ristoranti stellati e locali alla moda. Ma se volete solo un telo e il mare, concentratevi sul tratto libero.
5. Cala dei Genovesi (Bogliasco) – la piccola perla dei locali
Perché è speciale: Cala dei Genovesi è una piccola insenatura situata tra Bogliasco e Pieve Ligure, un tempo approdo dei pescatori genovesi (da cui il nome). Oggi è una delle calette più amate da chi abita la zona: ciottoli bianchi, acqua limpidissima e un fondale che degrada dolcemente, adatto anche a famiglie con bambini (attenti, però: è comunque una caletta di ciottoli, non una spiaggia di sabbia).
Come arrivare: Si arriva solo a piedi. Il sentiero parte da Bogliasco (vicino alla stazione ferroviaria) e costeggia il mare per circa 15-20 minuti. Il percorso è panoramico e ben tenuto, con qualche scalino. Non è particolarmente faticoso. Il sentiero è lo stesso che, proseguendo, porta verso Pieve Ligure e oltre.
Quando andare: A giugno è perfetta. L’acqua è già piacevole e la caletta non è ancora presa d’assalto come ad agosto. Arrivate entro le 10:00 per sicurezza.
Cosa portare: Scarpette da scoglio (fondamentali), ombrellone portatile (non c’è ombra naturale), acqua e cibo (non ci sono servizi).
Parcheggio: A Bogliasco i parcheggi sono scarsi. Il consiglio è di arrivare in treno (la stazione di Bogliasco è a pochi passi dall’inizio del sentiero) o di parcheggiare a Nervi (Genova) e prendere il treno per Bogliasco (una fermata).
Tabella riassuntiva: 5 calette del Golfo Paradiso a confronto
Caletta
Località
Accesso
Tipo di fondale
Servizi
Adatta a
Cala dell’Oro
Camogli
5 min a piedi dal centro
Ciottoli
Nessuno
Chi cerca una sosta veloce, snorkeling
Punta Chiappa
Camogli
Sentiero 45-60 min (o battello)
Roccia (piattaforme)
Nessuno
Escursionisti, amanti dei tuffi
San Fruttuoso
Camogli
Battello (30 min) o trekking (2-3 h)
Ciottoli
Bar, stabilimento (a pagamento), ristorante
Tutti (ma serve organizzazione)
Paraggi (parte libera)
Santa Margherita
Sentiero (30-40 min) o auto
Ciottoli
Nessuno (ma vicino ci sono locali)
Snorkeling, chi cerca acque cristalline
Cala dei Genovesi
Bogliasco
Sentiero 15-20 min
Ciottoli
Nessuno
Famiglie con bambini (attenti), locali
Come e quando arrivare (i consigli pratici)
Il periodo migliore: giugno
Giugno è il mese ideale per esplorare queste calette. Vi spiego perché:
Acqua: La temperatura è intorno ai 21-23°C. Non è bollente, ma dopo 30 secondi di assestamento ci si sta benissimo .
Folla: I turisti internazionali non sono ancora arrivati in massa. Le calette sono frequentate ma non sovraffollate.
Clima: Le giornate sono lunghe, il sole è caldo ma non torrido, e l’afa di luglio e agosto è ancora lontana.
Evitate assolutamente i weekend di agosto se potete. Le calette diventano invivibili.
Come arrivare (le opzioni)
In treno (consigliato): La linea ferroviaria Genova-La Spezia costeggia tutto il Golfo Paradiso. Le stazioni di Camogli, Recco, Bogliasco, Sori e Santa Margherita sono tutte a pochi minuti a piedi dai sentieri o dai porti. Il treno evita il traffico e i problemi di parcheggio .
In auto (sconsigliato nei weekend): Se dovete venire in auto, preparatevi a pagare parcheggi cari (Camogli, Santa Margherita) o a fare file. A Camogli, il parcheggio di San Rocco è la soluzione migliore: è a pagamento ma ampio, e da lì si scende al paese con una navetta o a piedi.
L’equipaggiamento giusto
Scarpette da scoglio: Non ne uscirete vivi senza. I ciottoli sono lisci e scivolosi, e gli scogli taglienti.
Maschera e snorkel: Le acque del Golfo Paradiso sono tra le più limpide della Liguria. Non avere la maschera è un peccato mortale.
Scarpe da trekking: Per Punta Chiappa e San Fruttuoso via terra, assolutamente necessarie. Niente infradito o scarpe da ginnastica lisce .
Ombrellone portatile: Nelle calette libere non c’è ombra.
Acqua e cibo: Salvo San Fruttuoso, nessuna caletta ha chioschi o bar.
Orari e numeri chiusi (attenzione!)
Piccola nota di servizio: Il Golfo Paradiso non ha i numeri chiusi delle spiagge più famose (tipo la Baia del Silenzio a Sestri Levante, che dal 1° luglio ha un limite di 450 persone) . Però, proprio perché le calette sono piccole, la capienza è naturale. Se vedete che il sentiero è affollato o la caletta è piena, tornate indietro o scegliete un’altra meta. Non rovinate l’esperienza a voi e agli altri.
Cosa fare oltre al bagno
Se avete tempo, il Golfo Paradiso offre molto di più del mare:
Visitare l’Abbazia di San Fruttuoso: gestita dal FAI, è visitabile tutto l’anno. Gli orari: giugno-settembre tutti i giorni 10-18 .
Fare il Sentiero dei Pescatori (da Camogli a San Rocco): un percorso breve ma intenso, con viste spettacolari.
Snorkeling al Cristo degli Abissi: se siete sub o snorkeler esperti, l’immersione alla statua sommersa di San Fruttuoso è un’esperienza unica .
Pranzare a Camogli: uno dei borghi più autentici della Liguria, famoso per la sua focaccia col formaggio e la sagra del pesce (seconda domenica di giugno).
In conclusione: il mare è di tutti, ma va meritato
Le calette del Golfo Paradiso sono un antidoto al turismo mordi-e-fuggi. Non sono per tutti, e forse è meglio così. Richiedono fatica, pianificazione e un po’ di spirito di adattamento. Ma la ricompensa è un mare pulito, un paesaggio mozzafiato e la sensazione, rara oggigiorno, di aver scoperto qualcosa di autentico.
Preparate lo zaino, indossate le scarpe giuste, e andate. Il Golfo Paradiso vi aspetta, con i suoi sassi, i suoi ciottoli e il suo mare che sembra disegnato da un pittore.
E ricordate: portate via la vostra spazzatura. Queste calette non hanno nessuno che pulisce al posto vostro.
📌 Riepilogo per i frettolosi
Domanda
Risposta
Miglior periodo
Giugno (acqua 21-23°C, meno folla)
Come muoversi
Treno (linea Genova-La Spezia) + battelli o trekking
Cosa portare
Scarpette da scoglio, maschera, scarpe trekking, ombrellone, acqua, cibo
Dove parcheggiare
San Rocco (Camogli) o stazioni ferroviarie
Attenzione a
Sentieri ripidi (scarpe adatte), ciottoli scivolosi, assenza di servizi