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  • L’oro verde della Liguria: tra vendemmia e raccolta delle olive

    L’oro verde della Liguria: tra vendemmia e raccolta delle olive

    Settembre in Liguria è un mese di transizione: l’estate si attenua, il turismo di massa si dirada e la natura si prepara a regalare i suoi frutti più preziosi. È in questo periodo che prende vita uno spettacolo antico e affascinante, fatto di fatica, passione e tradizione: la vendemmia e la raccolta delle olive.

    La vendemmia, un rito che si rinnova

    Il mese di settembre segna l’inizio della vendemmia in gran parte della regione. Le colline terrazzate, che si tuffano verso il mare, si animano del lavoro dei viticoltori, pronti a raccogliere il frutto di un anno di cure. Le prospettive per la vendemmia 2026 sono incoraggianti: gli esperti parlano di una stagione di buona qualità, sebbene le condizioni climatiche stiano portando a un anticipo della raccolta rispetto al passato .

    Un’anteprima del raccolto

    Nei vigneti dell’Albenganese, la vendemmia dovrebbe iniziare ai primi di settembre, con circa dieci giorni di anticipo rispetto alle abitudini tradizionali . Anche nell’estremo Levante ligure, i produttori delle Cinque Terre e della zona dei Colli di Luni parlano di una raccolta anticipata e di una qualità più che buona .

    «Possiamo già affermare che molto probabilmente partiremo intorno al 20 di agosto», aveva anticipato Matteo Bonanini, presidente della cooperativa Cantina 5 Terre di Groppo, a Riomaggiore . Le viti hanno retto bene il caldo grazie alla particolare morfologia del territorio, e le analisi inducono a prevedere la vendemmia nell’ultima settimana di agosto .

    Un settore che guarda al futuro

    Nonostante le sfide poste dai cambiamenti climatici, il settore vitivinicolo ligure mostra segnali di ottimismo. «Si respira più ottimismo: il Colli di Luni ha recuperato terreno», ha dichiarato Andrea Marcesini, presidente del Consorzio dei produttori di vino . Un dato positivo arriva anche dai ristoranti, che prolungano la stagione almeno per tutto settembre, e dalle cerimonie rimandate in primavera che trovano spazio in autunno .

    Il Pigato, protagonista dei bianchi liguri

    Tra i vitigni più rappresentativi della Liguria spicca il Pigato, considerato il bianco ligure con la maggiore personalità . Questo vino nasce nella fascia compresa tra Finale Ligure e Santo Stefano, a cavallo tra le province di Savona e Imperia . I vigneti si trovano solitamente in collina, ad almeno 300 metri di altitudine: una posizione che unisce la vicinanza del mare all’escursione termica notturna, elemento fondamentale per la ricchezza aromatica del vino .

    Il Pigato si presenta con un colore giallo paglierino che, con l’invecchiamento, vira al dorato. Al naso offre profumi di macchia mediterranea e frutta a polpa gialla; al palato risulta sapido e secco, con un equilibrio armonico dato dalla freschezza fruttata e da un finale piacevolmente mandorlato .

    Negli ultimi anni questo vitigno ha compiuto un notevole salto qualitativo, grazie anche al contributo delle nuove generazioni e a una crescente aggregazione tra aziende . Oggi il comparto può presentarsi sul mercato con circa due milioni e mezzo di bottiglie, un traguardo ben diverso dalle poche migliaia prodotte singolarmente in passato .

    L’oro verde: la raccolta delle olive

    Se la vendemmia apre settembre, verso la fine del mese si iniziano a preparare i terreni per la raccolta dell’altro “oro verde” della Liguria: l’oliva. La Liguria vanta una tradizione olivicola secolare, con coltivazioni che si estendono su circa 11 mila ettari . L’olivo domina il paesaggio agricolo regionale, coprendo il 76,8% della superficie agricola utilizzata per coltivazioni legnose agrarie .

    L’oliva Taggiasca, regina del Ponente

    Nel Ponente ligure, in particolare nella provincia di Imperia, domina incontrastata la Taggiasca, una varietà di oliva che ha ottenuto dall’Unione Europea il marchio I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta) nel 2025 . Un traguardo inseguito per quasi trent’anni, che consacra a livello internazionale la qualità di questo prodotto .

    Le olive taggiasche sono piccole e delicate, e custodiscono un gusto dolce, con note di mandorla, pinolo e richiami di carciofo e mela verde . L’olio che se ne ricava è tra i più leggeri e digeribili, amato proprio per la sua finezza anche a crudo .

    Basta percorrere le antiche mulattiere che attraversano i poggi per immaginare la fatica dei contadini di un secolo fa, sporte colme di frutti e canti a scandire i passi . Oggi, quei sentieri continuano a legare la terra al mare, e l’oliva taggiasca diventa ambasciatrice della tenacia ligure .

    I segreti della raccolta

    La raccolta delle olive taggiasche si effettua tradizionalmente da novembre fino a febbraio, ma i preparativi iniziano già a settembre . In quel periodo le fasce, i terrazzamenti sulle colline liguri, si colorano delle reti stese sotto gli alberi per la bacchiatura .

    Il metodo tradizionale prevede che le olive cadute prima della bacchiatura vengano raccolte a mano e che quelle ancora sull’albero vengano fatte cadere con lunghe aste e pertiche . Una volta giunta a maturazione, l’oliva viene staccata dall’albero e raccolta sulle reti sottostanti . Il compito della sbattitura spettava tradizionalmente agli uomini, mentre quello della raccolta a terra alle donne .

    Oggi si sta rapidamente diffondendo il metodo più veloce e meno faticoso della raccolta meccanica, per mezzo di bacchiatori elettrici o a motore . Le olive raccolte vengono selezionate e in giornata avviate al frantoio per la spremitura a freddo .

    Un’olivicoltura di eccellenza

    L’olio extravergine di oliva DOP “Riviera Ligure” rappresenta la dimensione territoriale e culturale di duemila anni di storia . Un impianto olivato di tali dimensioni, che in alcune aree della Liguria è quasi monovarietale, ha comportato un impegno massivo delle precedenti generazioni per rendere coltivabile un territorio scosceso, mediante terrazzamenti che si snodano per migliaia di chilometri .

    L’olio DOP “Riviera Ligure” si presenta di colore da giallo a giallo/verde, il flavour è di fruttato con sensazione decisa di dolce ed eventuale leggera sensazione di piccante e/o amaro . L’impiego in cucina è ampio: insostituibile per la cucina territoriale ligure come nell’immancabile pesto genovese . A differenza di altri oli, ha la peculiare caratteristica di non prevalere sugli ingredienti ma, anzi, di contribuire ad esaltarli nel contesto del piatto .

    Un patrimonio da preservare

    L’olio extravergine d’oliva ligure non è solo un prodotto di eccellenza, ma anche un simbolo della cultura e della tradizione agricola regionale . Il settore olivicolo rappresenta un pilastro economico per la Liguria, offrendo opportunità di sviluppo e valorizzazione del territorio . Con 9 milioni di piante in Liguria, questo comparto contribuisce alla produzione di un olio rinomato a livello internazionale .