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  • La Madaena di Taggia: quando la morte danza per rinascere

    La Madaena di Taggia: quando la morte danza per rinascere

    Nel borgo medievale di Taggia, incastonato nel ponente ligure, sopravvive una delle feste più antiche e affascinanti d’Italia. La Madaena, la festa di Santa Maria Maddalena del Bosco, è un rito che si ripete immutato da secoli, un viaggio nel tempo che trasforma il paesino in un palcoscenico di tradizioni pagane e cristiane .

    Una festa che affonda le radici nella notte dei tempi

    La celebrazione si svolge ogni anno nella domenica più vicina al 22 luglio, giorno dedicato a Santa Maria Maddalena . Le origini della Madaena sono antichissime: la festa viene menzionata negli statuti di Taggia già nel 1381 e, in origine, veniva celebrata per l’abolizione del dazio sui vini .

    Solo dopo il 1716, con la nascita della Compagnia di Santa Maria Maddalena del Bosco, la festa ha assunto un carattere più religioso e comunitario . Oggi la Compagnia conta circa 350 persone, di cui un centinaio di uomini che partecipano alla notte sacra al santuario .

    La leggenda della Santa

    Il culto della Maddalena a Taggia ha radici profonde. Secondo la tradizione, la Santa, dopo la morte di Gesù, arrivò dalla Palestina e si ritirò in penitenza in una grotta nei boschi di Taggia, prima di proseguire il suo viaggio verso la Provenza .

    Nei pressi dell’attuale eremo si trova “u Bauzu da Madarena”, un anfratto roccioso con due uscite che, secondo la leggenda, fu il rifugio della Santa. Si dice che chi attraversa questo cunicolo guarisca dai mali del ventre .

    La chiesetta dell’eremo, dedicata alla Santa, fu costruita dai monaci benedettini nel IX secolo. In origine qui sorgeva anche un piccolo monastero e, nel XVI secolo, l’eremo venne trasformato in lazzaretto per il ricovero dei malati contagiosi .

    Il pellegrinaggio dei Maddalenanti

    Tutto ha inizio il sabato pomeriggio. Gli abitanti di Taggia si radunano nel “Pantan”, la via principale del centro storico, indossando il tradizionale berretto rosso e nero, simbolo della festa .

    Dopo la benedizione nella chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano, il corteo dei Maddalenanti – solo uomini – si inerpica tra i vicoli e si addentra nel bosco . A piedi, a cavallo o a dorso di mulo, percorrono undici chilometri di sentieri fino a raggiungere l’eremo a quota 623 metri sul livello del mare .

    Qui trascorrono la notte in una veglia fatta di canti, abbondanti libagioni e scherzi, in un’atmosfera di festa che ricorda gli antichi baccanali pagani .

    La domenica mattina, le donne e le famiglie raggiungono l’eremo. Dopo la colazione collettiva, si celebrano la Santa Messa e il pranzo all’aperto, a cui partecipano anche più di 500 persone, sotto pergolati di fronde di castagno .

    Il Ballo della Morte: il cuore del rito

    Nel pomeriggio, quando il pranzo è terminato, cala il silenzio. È il momento del Ballo della Morte, un rituale che è stato tramandato di padre in figlio da alcune famiglie del paese .

    Due uomini, vestiti con i costumi tradizionali, si preparano a danzare. Uno è “u Masciu” (il maschio), l’altro interpreta “a Lena” (la Maddalena, la donna). Sul sagrato della chiesetta, la musica inizia a suonare una marcetta dal ritmo ipnotico .

    La pantomima della vita e della morte

    I due danzatori mimano un corteggiamento fatto di inseguimenti, abbracci e rifiuti. La danza è un’alternanza di passioni, un gioco d’amore tra i due principi maschile e femminile. Ma quando sembra che l’intesa sia finalmente raggiunta, la Lena inizia a traballare, barcolla e cade a terra, apparentemente morta .

    Il Masciu precipita nella disperazione. Impreca, si dispera, getta a terra il berretto. La musica si fa grave, i fiati calano un senso di tragedia. Poi, come ultimo tentativo, l’uomo tira fuori dalla camicia un mazzo di lavanda e lo passa sul corpo della compagna: sulle braccia, sul petto, sul viso .

    Ed ecco il miracolo. La Lena si solleva con un balzo, rianimata. La musica torna allegra e i due riprendono a ballare felici, mentre tutti i presenti lanciano lavanda e applaudono . Il ballo viene poi ripetuto per tre volte – il numero simbolico per eccellenza – una seconda volta all’eremo e una terza, quella solenne, al rientro a Taggia, in piazza .

    Il significato profondo: un rito di rinascita

    Il Ballo della Morte è molto più di una semplice rappresentazione teatrale. È un rito arcaico che affonda le sue radici nelle antiche feste pagane della mietitura e del raccolto .

    La fine di luglio è il periodo della canicola, il momento più caldo dell’anno, in cui il “sole leone” rischia di bruciare i raccolti. La Lena che muore e rinasce simboleggia il ciclo della natura, la terra che muore per poi rinascere, il grano che viene falciato per poter germogliare di nuovo . La lavanda, pianta che in Provenza e in Liguria veniva raccolta proprio in questo periodo, è un’antica pianta che aiuta il parto, simbolo di fertilità e nuova vita .

    Anche la figura di Maria Maddalena, la peccatrice redenta, si fonde perfettamente con questo simbolismo: la sua storia è un potente messaggio di morte e resurrezione, di perdono e di una nuova vita .

    Oggi, a interpretare il Mascio e la Lena sono da anni due membri della Compagnia, che vivono questo ruolo come una vera e propria missione. «Per me figurare a questo cerimoniale è molto importante – racconta uno di loro – La vivo in modo forte. Ne sono onorato. È come pregassi» .

    Come vivere la Madaena

    La Madaena si svolge ogni anno a luglio. Per partecipare all’evento, è necessario recarsi a Taggia (in provincia di Imperia) nel fine settimana indicato. La domenica pomeriggio, intorno alle 17:30, i Maddalenanti fanno il loro ingresso trionfale in paese e il Ballo della Morte viene ripetuto in piazza, di fronte a centinaia di spettatori .

    Assistere alla Madaena è un’esperienza unica, un’occasione per toccare con mano un patrimonio culturale vivo, dove paganesimo e cristianesimo si mescolano in un abbraccio millenario, raccontando la storia più autentica del ponente ligure .